Su Affaritaliani.it l'intervento d'autore/ 'Male e letteratura' secondo lo scrittore Emanuele Tonon
di Emanuele Tonon (scrittore)
Sono arrivato in stazione, a Vicenza, alle 11 e 23. Due minuti di anticipo, che è miracolo per la mia memoria ferroviaria. E’ un buon segno, mi sono detto. E mi sono detto pure che bisogna obbedire ai segni. E’ cominciata sotto questo segno, quindi, la due giorni organizzata dall’Associazione Culturale Docili Presenze Accidentali, a Noventa Vicentina il 6 e 7 marzo scorsi, sul tema “Male e letteratura”. Provo a scrivere qui non tanto le cose importanti dette sulla scena, nella bella cornice della Villa Manin Cantarella, quanto le cose avvenute fuori dalla scena, le situazioni che andavano creandosi davanti a un piatto di tagliata amorevolmente preparata da una vegetariana, ad esempio, o davanti a una caraffa di vino, a una bottiglia di grappa.
Ero lì, a Noventa Vicentina, col sacro terrore del novizio. Devo abituarmi a questi battesimi da adulto. Prendere la parola ad un convegno titolato “Male e letteratura” non è stata per me cosa facile. Infatti la parola si è contratta, ha fatto arsura nella bocca, è divenuta pietra. La mia pietra è stata un piccolo sermone gnostico, a partire dalla letteratura che sto tentando di operare. Una pietra che voleva esordire dicendo la gnosi e l’invasione, dicendo dello scrittore che solo nell’assunzione radicale del proprio male personale prova a “dire”, entra in un “mundus imaginalis” dove prende a parlare la lingua degli angeli, offrendosi alla possibilità dello sterminio apofatico della parola scritta. 
Tonon
Ovviamente non è questa la sede per fare un sunto degli interventi. Mi permetto di farlo del mio, perché a me sono state chieste queste righe. Questa vuole essere solo una piccola testimonianza emozionale. Adone Brandalise ha saputo sintetizzare, col suo eloquio stupefacente, con la sua mimica da saggezza antica, tutto quanto è stato detto nella due giorni sulla scena. Avevo già conosciuto Giorgio Vasta a Cuneo, ricevendo con somma gioia dalle sue mani il Devoto-Oli 2010 e un assegno da mille euro (quindi, gli volevo già bene, a Giorgio). Già conoscevo Demetrio Paolin per l’amicizia scaturita da un progetto comune. Andrea Ponso era già mio amico in ispirito per le frequentazioni eteree sul web.
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Però a me è sembrato quasi un miracolo uscire, per due giorni, dalla mia periferia geografica e spirituale, ascoltare, assorbire le parole, imparare. Non so per gli altri amici scrittori: per me è stato uscire da quella solitudine necessaria, destinata alla parola scritta. Per farvi ritorno conservando la scintilla di una piccola comunione. Dovendo spendere una parola importantissima, oserei dire una agape. E mi sembrava che parlare, forse gridare, dalle tavolate opposte, con Giuseppe Genna di magia sessuale, all’una di notte, mentre Demetrio Paolin e Umberto Casadei ridevano, fosse come dare lenimento al mio culo forato per il troppo stare sulla sedia chiodata della scrittura (di lì a poco verremo interrotti da un accenno di rissa, fortunatamente risoltosi con un solo bernoccolo sulla nuca). A me restano le parole che ci siamo scambiate tra noi scrittori invitati a parlare, quello scambio occhi negli occhi che è altra cosa dalla messa in faccia della maschera con cui siamo saliti sul palcoscenico, dalla presa in mano del microfono-vincastro. A me restano le parole scambiate con chi si è presa la briga di venirci ad ascoltare. Quindi a me è sembrato un evento raro, dalla periferia estrema con cui ho finora guardato il mondo della letteratura. Che una piccola associazione culturale riesca a mettere insieme alcuni scrittori che stanno facendo, ognuno a suo modo, ognuno con la sua statura, la storia presente della letteratura italiana, non mi è parsa cosa da poco. Mi è parsa inconcepibile invece l’assenza dei giornalisti della carta stampata. Vedo mezze pagine occupate da presentazioni di libri foraggiati dai più improbabili assessorati, occupate dalle più improbabili recensioni di scrittori a pagamento, occupate dalle più improbabili minchiate culturali e a Noventa Vicentina nemmeno un giornalista. Impegnati nella compilazione del proprio importantissimo blog? Imprigionati dalla cecità dei direttori? Devastati dal proprio ego autoriale? Non lo so, ma ho avuto piacere per la presenza di realtà vive sul web, come “Sul Romanzo”. Nel mio profilo Facebook ho pubblicato un album con alcune foto dell’evento. Nella nota introduttiva ho scritto che a un certo punto mi è parso vedere gli angeli salire e scendere, per quanto stavo in quella tensione da neo battezzato. Ho chiuso la nota dicendo che forse era la grappa a procurarmi quella visione. Ma, grappa o meno, sono stato per due giorni scelleratamente felice.
![]() Emanuele Tonon tra Giuseppe Genna (a sinistra) e Demetrio Paolin (a destra) |



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