Con "Prove di felicità a Roma est" (Einaudi) di Roan Johnson si respira la freschezza dell'Enrico Palandri di "Boccalone"...
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| LO SPECIALE
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Chi ha letto e amato "Boccalone" (1979), contagioso, irrefrenabile traboccante romanzo d'esordio di Enrico Palandri, non potrà non ritrovare la stessa fresca leggerezza, la stessa incontrollabile voglia di spaccare il mondo (e quindi non potrà evitare di affezionarsi) in "Prove di felicità a Roma est", in libreria da pochi giorni per Einaudi, di un altro scrittore esordiente, italianissimo nonostante il nome: il 35enne Roan Johnson, regista (e la sua è una scrittura fin troppo cinematografica) con un passato da pony-pizza (particolare che, come vedremo, influenzerà la sua prima prova letteraria), di madre materana e padre inglese (lui, però, è cresciuto a Pisa, ma da 10 anni vive nella Capitale).
![]() L'autore |
Ma veniamo al protagonista di "Prove di felicità a roma est". Lorenzo Baldacci ha 21 anni e viene catapultato nella Capitale dalla Toscana più periferica per prendere il diploma in uno di quei licei in cui basta pagare per ottenerlo. A pagina 26 il nostro si presenta così: "E' che lo sfigato è sfigato per natura. Magari perché è grasso, timido, balbuziente. Io ero sfigato per convinzione. Era accaduto per eccesso di sensibilità, avrebbe detto mia mamma. Ero stato fregato, avrei detto io...". A Roma Lorenzo, orfano di padre, inizialmente è ospite di un professore in pensione con cui instaura un rapporto a suo modo formativo (poi il nostro andrà a vivere in affitto, e infine in una roulotte scassatissima in compagnia di un amico, nei paraggi in un campo rom...).
Ha bisogno di soldi e va a lavorare in una pizzeria d'asporto. Fare il pony-pizza, soprattutto all'inizio, non gli dispiace. Si innamora si Samia, la fidanzata del suo amico un po' sfigato che sin dall'inizio lo ha aiutato. I tre lavorano insieme. Lei è marocchina, senza permesso di soggiorno, ed è scappata di casa. La famiglia di Samia sta a Genova: sua sorella ha accettato un matrimonio imposto; lei no, e visto che si vestiva "da puttana" suo padre la picchiava (anche con i vetri dei bicchieri), lasciandole cicatrici nel corpo e nell'anima, di quelle che non si dimenticano ma che allo stesso tempo ti fortificano. Anche per questo Samia è molto più forte, libera (e matura nella sua immaturità) di Lorenzo. I loro incontri, però, dopo le due ore consecutive vanno in crisi: "Ormai eravamo settati per le due ore. I nostri riti della chiacchierata, cannetta, trombata, telefonata si esaurivano in quel tempo, passati quei centoventi minuti eravamo persi...".
Ma non c'è solo la complicata storia d'iniziazione con Samia. Nel sincero e attuale romanzo di formazione post-Anni Zero di Johnson, al centro dell'attenzione troviamo un'umanità multietnica con tanti problemi. Una precarietà lavorativa ed esistenziale che diventa normalità ma che non per questo risulta meno difficile da sopportare. Peccato che la gran parte dei nostri scrittoroni eviti di confrontarsi con questi mondi.



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