Editoria/ "Metropoli d'Asia lascia Giunti". Un ponte "indipendente" tra l'Occidente e l'Asia...
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di Antonio Prudenzano
![]() Berrini |
Berrini, perché lasciate Giunti e diventate indipendenti? Era previsto sin dall'inizio?
"No, noi pensavamo di avere incontrato un interlocutore fortemente interessato alla nostra linea editoriale, che poteva dunque fornire un supporto importante e condividere le scelte. Siamo purtroppo arrivati, mi sembra, in un momento di trasformazione della casa editrice, o quanto meno della sua redazione narrativa. Di comune accordo abbiamo deciso che Metropoli d'Asia ritrovasse la sua autonomia. Anche se, come sempre accade, la negoziazione è andata per le lunghe. Oggi abbiamo una nuova redazione interna di grande spessore, anche se abbiamo scelto di non cambiare niente della veste grafica e dell'impostazione editoriale, in continuità assoluta con quanto prodotto fino ad oggi. L'accordo con PDE è fondamentale: non solo per la visibilità maggiore che sicuramente otterremo nel circuito Feltrinelli e presso le librerie indipendenti, ma per la disponibilità a decidere in comune le scelte di marketing. Lo scouting sul posto resta la caratteristica fondamentale di MdA".
Dall'Africa all'Asia, in questi mesi molte cose stanno cambiando a livello geo-politico. I giovani scendono in piazza e una casa editrice come Metropoli d'Asia può avere un ruolo importante...
"Noi pubblichiamo romanzi, che scegliamo per il loro valore in sé. Cerchiamo buone storie e voci originali, personalità letterarie più che politiche o sociali. La narrativa ha necessariamente un respiro che va oltre le vicende contingenti. Certo nel mondo emergono attori nuovi, i paesi dell'Asia meridionale e orientale a cui noi ci rivolgiamo stanno imponendosi sulla scena internazionale e, di conseguenza, sui media. Non a caso abbiamo un blog molto seguito e la stampa ci ha dato sempre notevole attenzione. Ma di questo si tratta: narrativa. Stiamo comunque pensando a una evoluzione dei nostri blog e pagina Facebook (aprendo Twitter) come strumenti a molte voci, coinvolgendo i nostri autori e amici asiatici, per farne uno strumento di discussione o semplicemente di comunicazione tra l'Italia e l'Asia".
Lei conosce bene l'Asia, visto che per lavoro trascorre molti mesi all'anno sia nell'Asia sudorientale sia in Africa. Nei paesi asiatici il mercato del libro è in espansione. Può quantificare questa crescita? Quali sono i paesi in cui si vendono più libri?
"La quantificazione è difficile perché si tratta di mercati ancora non completamente regolati, e sopratutto frammentati al loro interno. In India, ad esempio, molti editori anche importanti hanno respiro regionale, in Cina Pechino e Shanghai sono mondi distinti dal punto di vista della distribuzione. Ma è indubbio che il libro è uno dei primi oggetti di consumo per quelle fasce della popolazione che rapidamente emergono dalla povertà per andare a ingrossare la classe media: in Cina si calcola che il numero dei lettori aumenti di quasi il 40% ogni anno, pur partendo da un dato relativamente basso, cioè i 50 milioni di lettori 'forti' attuali. Mentre in India sbarcano i grandi gruppi editoriali internazionali, in Cina la novità importante è l'emergere di medi editori indipendenti non più legati all'editoria di stato. La Cina ha avuto il problema della regolamentazione delle vendite o semplicemente della distribuzione tramite Internet, e molti autori e editori stanno combattendo le loro battaglie per la difesa del diritto d'autore. E' possibile che la Cina si avvii a essere il primo paese per segmento di mercato coperto dall'e-book. In India il tappo è rappresentato dalla distribuzione al di fuori di poche grandi città: la provincia non è praticamente raggiunta da nessuna catena di livello nazionale. Per quanto riguarda il libro in quanto tale, in paesi tra loro diversi come Cina, India e Indonesia si registra una forte attenzione del pubblico verso i cosiddetti self-help books. Chi, avendo a disposizione un reddito maggiore, trasforma radicalmente la propria vita e entra nella classe media esprime una vera e propria domanda di aiuto alla comprensione del proprio mondo, a come affrontare le novità. Di sicuro le cifre sono impressionanti proprio per le dimensioni della popolazione: in Cina un volume che vende meno di 15.000 copie è un flop clamoroso. Eppure genera ovvio ritorno economico. Proprio questa disponibilità di grandi numeri da fiato all'industria editoriale".
Qual è, ad oggi, il "bestseller" di Metropoli d'Asia e quanto ha venduto?
"Siamo un piccolo editore indipendente con sei/sette uscite all'anno, non entriamo certo in classifica. Ci manteniamo entro le 5000 copie. La mia impressione è comunque che nel suo piccolo Metropoli d'Asia abbia cominciato a trovare un suo pubblico affezionato, che non compra un solo volume ma tende a seguire le uscite della casa editrice nel suo complesso. La nostra veste grafica ci identifica in modo chiaro. In ogni caso il libro che ha trovato sicuramente un suo pubblico è stato 'Il mio ragazzo', di R Raj Rao, che Mario Fortunato ha definito sull'Espresso come 'un libro da far leggere nelle scuole’".
Tra gli obiettivi iniziali di Metropoli d'Asia c'era quello di esplorare possibili forme di cooperazione in loco, lavorando a stretto contatto con gli scrittori, le agenzie, le riviste e i circuiti letterari locali. Finora questo è avvenuto? Come vanno le vostre partecipazioni ai premi letterari locali?
"Metropoli d'Asia sta per finalizzare alcuni accordi di partecipazione in medi gruppi editoriali locali, che ci permetteranno di essere editori internazionali fin dall'inizio, e di cogliere le opportunità di questi nuovi mercati. Naturalmente questo ha un suo effetto positivo sulla nostra capacità di fare scouting a livello locale e continuare a scoprire giovani talenti di cui acquisiamo i diritti mondiali, che rivendiamo soprattutto in altri paesi asiatici. Stiamo poi partecipando in qualche caso come promotori a premi letterari locali. A Singapore abbiamo lanciato insieme a Ethos Books un nuovo Fiction Prize del quale riparleremo in fase di premiazione, a ottobre. Siamo soci del Soji Shimada Fiction Prize a Taiwan e pubblicheremo il noir vincitore nel 2012".



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