Donne come le bestie
| Sfida all'ultimo calendario/ Fra Eva Henger e i sexy rugbysti, nel 2009 senza veli sul muro anche commesse toscane e contadine svizzere. Perché la bellezza non è solo "celebrity" |
Di Pierot
“Il mio è un grido ecologista”, afferma il famoso e furbissimo fotografo americano Peter Beard. E’ la filosofia con cui ha realizzato il Catalogo Pirelli 2009. Siamo in Botswania, nel delta dell’Okavango e nel deserto del Kalahari, fra maestosi elefanti alle cui zanne si appendono le belle Top, o si immergono in paludi mefitiche, fraternizzano con insetti giganti e serpenti bonaccioni . In questo set le Top sguazzano, nel tentativo di umanizzare, o sessualizzare, la Natura e di salvare l’Africa. Come? Con il magico estetismo di foto molto artistiche che dovrebbero dimostrare… La sensibilità umana, l’Eros come forza positiva, la bellezza selvaggia della Natura che noi, moderni distruttori, dovremmo difendere? Il mistero è fitto, come le foreste del Continente Nero.
La donna… fa vendere meglio
Ci vengono in mente alcune associazioni di pensiero. Ad esempio la mitica immagine narrativa della Bella e la Bestia. La Bella, cioè la sessualità femminile che addomestica la Natura, e quindi la salva. Ma la femmina, il corpo femminile, ormai “addomestica” un po’ tutto. Onnipresente in pubblicità, ci rende più appetibile e familiare le merci. In politica poi tenta di conquistarci con occhioni malandrini e gonne attillate, come capita per molte donne istituzionalizzate e griffate. Diceva un vecchio e cinico pubblicitario: Se non sai cosa dire, metti nel tuo messaggio una bella donna, vedrai che funziona. Già, se non sai cosa dire dell’Africa, della povertà, della distruzione dell’Ambiente, sgnaccaci una bella Top e il problema è risolto. Ma possiamo anche osservare, se non sai cosa dire della sessualità, metti un animale, e vedrai che funziona. Che cosa dovrebbe funzionare? Altro Mistero.



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