“Don Giovanni” di Mozart rappresentato al teatro Ciak di Milano
di Simonetta M. Rodinò
Nel 1800 il “Don Giovanni” veniva rappresentato da Palermo, alla Scala di Milano, a Lugo di Romagna. Andava bene così: era l’opera per tutti. Ora, al Ciak di Milano, sabato sera abbiamo avuto un’edizione stile Lugo di Romagna. Va bene così? Certo, se la Scala non lo rappresenta. Evviva quindi le buone intenzioni. E tutti si sono messi d’impegno. Ma “Don Giovanni” è opera da grande orchestra, ottime voci, sontuosa messa in scena e, non ultimo, notevoli mezzi. L’orchestra ascoltata grande numericamente non era ed è forse per questo che le è mancato il brio di Mozart. Le voci: autenticamente mozartiana quella di Leporetto, interpretato da Antonio Russo che è anche eccellente attore. Le altre? Tiziana Scaciga Della Silva (Donna Anna) è una bella donna. Poi altri sei interpreti. La messa in scena: carica di significati reconditi visivamente più cimiteriali o più da stanza anatomica? I bianchi tronconi umani in gesso o cartapesta che invadono i tre atti sono forse un omaggio alla psicanalisi? Ma la musica di Mozart resiste a tutto. E questo assaggio di lodevole buona volontà fa venire voglia di comprare una delle tante eccellenti edizioni in CD del capolavoro di Wolfgang Amadeus. Ma è poco come stimolo che viene offerto al pubblico.



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