Le donne, i giovani, la liberazione sessuale: il nuovo libro di Don Gallo

Esce per Chiarelettere "Se non ora, adesso - Le donne, i giovani, la liberazione sessuale", il nuovo libro di Don Gallo (con un introduzione di Moni Ovadia). SU AFFARITALIANI.IT LEGGI UN CAPITOLO

Mercoledì, 12 ottobre 2011 - 06:05:16

 

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Le nuove generazioni non hanno bisogno di maestri ma di testimoni, nessuna predica, solo esempi. Don Gallo racconta episodi di vita vissuta (l’adolescenza, la mamma, i suoi incontri e battaglie) e si appella alla voglia di reagire dei giovani e delle donne. A cominciare dal sesso, che non deve essere un’arma del potere per sfruttare e discriminare, complici la Chiesa e questa politica, ma una spinta a essere se stessi e a stare bene con l’altro. Prima viene l’etica, poi la fede, dice don Gallo. Anche in famiglia, nella strada, sul lavoro. Ogni giorno. Allora il disagio di chi non è omologato, degli ultimi e dei diversi non sarà più un problema di ordine pubblico, piuttosto un’occasione di confronto, una questione sociale e umana che riguarda tutti. La forza “eversiva” del Vangelo è in un’idea di
cittadinanza ricostruita a partire dall’incontro con gli altri, in pace, per un cammino veramente liberatorio a fianco dei più oppressi.

L'AUTORE - Don Andrea Gallo (Genova 1928) è sacerdote dal 1959. Nel 1975 ha avviato la Comunità di San Benedetto al Porto per il recupero degli emarginati. Tra i suoi libri, COSÌ IN TERRA COME IN CIELO (Mondadori 2010), SONO VENUTO PER SERVIRE (con Loris Mazzetti, Aliberti 2010), DI SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE (Aliberti 2011).

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Su Affaritaliani.it un estratto da SE NON ORA, ADESSO di don Andrea Gallo
© Chiarelettere editore srl
 

Uomo e donna liberi*
* Testo del dicembre 1981

Il romanzo di Sibilla Aleramo Una donna, uscito nel 1906, anticipò con grande intuizione il cammino da percorrere per riscattare la dignità femminile. Ma per la donna, in questo periodo buio, che perpetua la morale dominante, assorbita anche dalle forze rivoluzionarie, sono più che mai necessari punti di riferimento saldi e coraggiosi. Alcune parità raggiunte (o concesse?) sono lusinghe, mentre per vivere la vita occorre rinunciare alle sue lusinghe e guardare ogni giorno più in alto. La donna deve riflettere seriamente sulla «conquista » di una parità con l’uomo. Oggi la donna può desiderare di essere pari a un oppressore, a un erede di un’egemonia ideologica? Le conquiste sociali impongono un cambiamento di mentalità. La lotta è soprattutto nel campo delle idee. È sempre e ancora un fatto di cultura. La donna deve avere ben chiaro che per il fatto di essere stata per troppo tempo serva e strumento del potere maschile, non ha ancora una «sua» cultura. Nel ricercare l’identità femminile, la donna deve stimolare l’uomo a liberarsi della figura che lui le ha costruito e che si è abituato a cercare. Uomo e donna devono imparare a perdere e a perdersi: devono superare l’educazione storica mistificante che annebbia spesso anche i progetti rivoluzionari. Donna e uomo devono in questo cammino considerarsi in uno stato permanente di rivoluzione, e devono raggiungere la parità in uno scambio di servizio fraterno, che non ostacoli una personale autonomia. La donna non deve fare del sacrificio familiare un culto religioso, non deve lasciarsi usare per essere consolazione di una condizione di vita che non si deve cambiare, o per placare le ansie e le delusioni maschili; deve inventare alternative, anche nel rapporto di coppia. Quali i punti di riferimento per una autentica lotta femminile? Coinvolgersi con le donne più sfruttate, con la donna piegata dalla fatica per la sopravvivenza quotidiana. Si arriva così a capire che la vera uguaglianza altro non è che la conseguenza di un’organizzazione sociale che non deve produrre sfruttati né programmare sfruttatori. La donna, nel tentativo di liberazione personale, libera così anche l’uomo e compie un atto di amore rivoluzionario.

 



Prima della fede viene l’etica
 

In questo momento sento una forte indignazione, ma anche un certo sollievo. Sono indignato prima di tutto contro l’indifferenza di tutti coloro che continuano a far finta di niente o hanno fatto finta di niente fino a ieri e adesso invocano un cambiamento, ma sono anche sollevato perché una minoranza sempre più consistente che da tempo attacca il pensiero unico dei partiti sta avendo sempre più forza e prospettiva. La chiamavano antipolitica, mentre è desiderio di una nuova politica. La maggioranza e l’opposizione non vogliono capire che c’è un nuovo vento, una nuova spinta antioligarchica dal basso, come hanno dimostrato il referendum e recentemente la raccolta di firme contro l’attuale legge elettorale. E la Chiesa? Sembra essere indifferente alla richiesta di nuova democrazia e sempre più distante dallo spirito che aveva contraddistinto il Conci- lio vaticano II. Il cardinale Tarcisio Bertone, in occasione del referendum sull’acqua, ha detto che abbiamo bisogno dei talenti privati. Ma che cosa vuol dire talenti privati? La mia è un’indignazione grandissima, lo grido pubblicamente da tutte le parti. Il messaggio di Gesù – prima della fede viene l’etica – è completamente disatteso, tradito. L’incoerenza è totale. In questo deserto risalta ancora di più il fulgido esempio di coerenza e generosità di Vittorio Arrigoni, nuovo profeta che viene dalla Striscia di Gaza e che morendo invoca: «Restiamo umani». Io lo chiamerei profeta disarmato, laico, che dice al mondo occidentale e orientale la cosa più giusta nel momento più vero. Forse è troppo arduo essere dei portatori di speranza: troppe le attese che ci si sente addosso, troppe le inadempienze e le delusioni che inevitabilmente si accumulano, troppe le invidie e le gelosie di cui ci si sente oggetto, troppo grande il carico d’amore per l’umanità e di amori umani che si intrecciano e non si risolvono, troppa la distanza con ciò che si riesce a compiere. Sono più che indignato, sono proprio incazzato, non si può dire, ma è così.

 

 

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