Dio

Sabato, 2 gennaio 2010 - 12:00:00

di Luciano Nicastro – filosofo e sociologo

Il convegno di Roma su “Dio oggi”, organizzato dalla Conferenza Episcopale Italiana, attraverso il suo Comitato per il progetto culturale, è stato ricco di analisi e di suggestioni che sarebbe opportuno incorniciare in una sintesi di quadro pastorale. In questo senso il livello della riflessione finale del primato di Dio deve essere quello del contesto socio-culturale contemporaneo nel quale la complessità è senza centralità e senza prospettive. In ciò siamo aiutati dal monito di Papa Benedetto XVI secondo il quale “la nostra conoscenza cresce solo se ama la verità”. Il nodo Dio oggi non è solo teoretico ma è drammaticamente esistenziale, culturale e politico. E riguarda non soltanto l’affermazione di un principio di riferimento quanto il disvelamento delle note universali del suo volto e la convergenza razionale delle differenze. E’ il caso del Dio dei cristiani.

Quando Gesù Bambino, Dio vivente e Parola incarnata, cercò rifugio a Betlemme di Giudea perché nella città e nel tempio non c’era possibilità di alloggio né diritto di cittadinanza, si rifugiò con sua madre Maria e suo Padre putativo Giuseppe, l’artigiano, tra i poveri pastori della montagna. In quella condizione lo trovarono tre liberi magi venuti dall’Oriente. Erano dei saggi uomini di cultura “onesta” e cercatori instancabili di verità, che avevano seguito da lontano il cammino della stella della Redenzione (Franz Rosenzweig ). Appena lo ebbero trovato lo riconobbero e lo venerarono ma non tornarono dal Potere di Erode ma dai confini della loro Fede e della loro Ragione. Erano essi i profeti dei nuovi tempi e gli iniziatori culturali di un nuovo rapporto tra cultura, ricerca e fede in Dio per tutte le religioni. Il potere di Erode, simbolo della politica “nera”, trama  per oscurare e negare il senso di Dio Messia, Salvatore e Liberatore.

Come è  noto nell’epoca del politeismo antico, dei valori e delle fedi, l’atteggiamento degli uomini era quello di essere credenti senza essere amanti e onesti cercatori del vero Dio ma solo religiosi osservanti del Dio della tradizione che dava sicurezza, stabilità e legittimazione all’ordine politico e sociale. Ad Atene e a Roma ma anche a Gerusalemme dominava il culto come fatto e la condotta religiosa era il dovere di una contro-prestazione rassicurante. I diritti di Dio riguardavano la veste confessionale dello Stato e tutt’al più l’osservanza fondamentale dei dieci comandamenti come carta del Patto del Sinai. Il Dio giusto era un giudice severo e inesorabile, percepito con timore e tremore dagli uomini lacerati e divisi dalle passioni nei loro cuori. Il volto antico di Dio era antropomorfico,semplice e chiaro e i suoi diritti evidenti e compresi, ma era oscurato il volto dell’uomo e negati i suoi diritti, anche se riconosciuti i doveri etici di compassione.

Dopo duemila anni, nell’epoca del nuovo politeismo, dei valori e delle fedi, laiche e religiose, Dio non è più “ignoto”, come ad Atene ma “oscurato” nel suo volto di Padre misericordioso, prodigo e provvidente, Giudice di Amore, segno crocifisso di contraddizione e discernimento. Oscurati per troppo tempo e mistificati anche nello Stato teocratico sono stati i suoi diritti di Creatore e Redentore da una cultura fabrile e da una politica reattiva,agnostica o liberticida. La” morte di Dio” di Nietzsche è stata la condizione culturale e religiosa dell’avvento del superuomo, cioè di una nuova umanità radicalmente libera e arrogante nella quale non c’è stato posto sostanzialmente né per la creazione né per la resurrezione nè per i diritti di Dio. I diritti di Dio,dall’umanesimo rinascimentale in poi, sono stati confusi con i diritti delle Chiese ed“oscurati” dall’avvento dei diritti dell’individuo,uomo nuovo senza radici e senza trascendenza, che impegnato a realizzare il suo progresso particolare ma non universale nè integrale, umano e divino,ha tolto un senso ed una direzione alla sua libertà assoluta in un nuovo desiderio di potere e di ricchezza senza poter però conquistare lo scettro e la corona di Signore del Mondo e della nuova storia. La nuova contesa tra l’uomo ridotto ad individuo e la signoria di Dio ,di fatto, culturalmente depotenziata dal pensiero debole ha tolto ogni garanzia ai diritti degli uomini poveri non riconosciuti più come persone umane a pieno titolo, figli di Dio e fratelli di Gesù Cristo. I diritti di Dio “oscurati” hanno portato allo svuotamento e alla negazione dei diritti dell’uomo-persona. Iddio creatore e Gesù Cristo redentore sono stati spazzati via dalle guerre di religioni e dai tradimenti storici. Per troppo tempo si è usato e abusato del nome di Dio.

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