Di cosa stavamo parlando?/ A Varese l'arte che manca a Milano

Lunedì, 22 marzo 2010 - 11:00:00

Di Pasquale Diaferia

Tappeto rosso in provincia di Varese per il museo d’arte moderna che manca a Milano. Quello di Sesto arriverà, si spera per Expo 2015. Nel frattempo, a Gallarate, un sindaco giocane ed una fondazione che riesce a mettere insieme pubblico e privato porta a casa un successo che non sembra di questo paese. E che a Milano non si è ancora visto.

Alla cerimonia d’’apertura di venerdì sera, centinaiadi invitati eccellenti si affollavan all'interno del MAGa, il MUseo d'Arte Moderna di Gallarate. All’esterno gli affascinanti giochi di luce e le proiezioni sulla grande parete curva della galleria anticipavano i riflettori che stavano per accendersi sul caso politico.

Infatti a fare gli onori di casa il sindaco Nicola Mucci, accompagnato dall’intera giunta e da molti altri esponenti della maggioranza, il presidente della Fondazione Angelo Crespi (anche direttore de Il Domenicale) e la direttrice Emma Zanella, oltre ad un parterre de roi inusuale per la provincia: Bruno Vespa, inoperoso per lo stop dei talk show, era passato al mattino per la preview dei giornalisti. La sera, oltre a Franca Sozzani, Alain Elkann, altro membro del cda della fondazione, Andrea Pezzi, l'attrice Cristiana Capotondi e tante altri.

La debordante presenza di amministratori, di consiglieri di maggioranza e di opposizione, non ha reso meno visibile il disinteresse dei vertici delle altre città della provincia, come l'assenza di amministratori regionali e di membri del governo di origine locale, peraltro annunciati. Con l'eccezione solitaria del globe trotter Cattaneo, assessore che nonostante lo stress da appuntamento elettorale è riuscito ad esserci.


Nicola Mucci, Bruno Vespa e Angelo Crespi
LE IMMAGINI

E’ bastato così aspettare le prime luci dell’alba per avere l'apertura del fuoco. Il segretario provinciale della Lega Nord, Stefano Candiani, ha dato il via: «È un peccato che un'iniziativa così importante per tutta la provincia sia diventata una passerella elettorale. Spendere alcune centinaia di migliaia di euro quando le famiglie faticano a tirare avanti proprio non mi sembra il caso».

Insomma, un museo così PDL, nel cda e nei promotori privati,  a dieci chilometri della capitale leghista brucia assai. Si capisce così meglio la totale assenza di esponenti del Carroccio alla serata di gala.  La vicenda rischia di trasformarsi in fatto politico nazionale. Non solo perchè il capoluogo, Varese, ed il suo sindaco leghista Fontana rimangono così definitivamente indietro rispetto alle altre città della provincia. Ma anche perchè i 6 milioni di euro (in larga parte coperta da sponsor privati), che hanno dato vita a questo museo (bellissimo, è il caso di dirlo) vengono anche dall’attenzione e dall’interesse del ministro Bondi. Che forse proprio per non mettere definitivamente il dito nella piaga se ne è rimasto a Roma. Sarebbe stato troppo. La sua presenza a Gallarate avrebbe acceso un fuoco che comunque già si vede ardere.

Anche se  il commento fulminante è stato lasciato al segretario provinciale della Lega, non sfugge a nessuno che  NON si tratta di una piccola guerra locale.  Siamo in presenza di un sacrilegio in terra padana. Un museo che sancisce il definitivo declino della culla leghista, Varese, a favore di centro minore. Se il distacco si era consumato in passato sui teatri, sui premi letterari e poi sulla creazione di una fondazione culturale di livello nazionale, l’apertura del MAGa scopre un nervo doloroso: l’assenza di un  partito come la Lega, che governa a livello nazionale e locale, dalla partita della cultura. Che non è solo direzione di reti della tv pubblica, tappeti rossi  e celebrità, ma un concetto forte, ribadito dal Presidente Crespi: “Investire sulla cultura fa bene. Fa bene al territorio ed alla sua economia”. In un momento in cui la padania deve gestire il difficile passggio dalla cultura industriale, che l’ha fatta diventare grande ma è in evidente  declino, alla cultura tout court (servizi, innovazione, circolazione di idee), le aprole suonano come macigni su chi quella partita non sa come giocarla.

Il fatto che la mostra d’apertura sia dedicata ad un toscanaccio come Modigliani, poi  non aiuta a pacificare gli animi. Una cinquantina di opera, alcune mai viste qui da noi, come le tre della collezione dell’Israel Museum di Gesuralemme. Tutto di grande interesse, insomma: una passeggiata in provincia vale la pena di farla. Lasciandosi alle spalle le beghe politiche, e godendosi un museo così bello da non sembrare italiano. Né tantomeno padano.

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