L'esigenza narrativa nella società liquida, Demetrio ne indaga le cause per Affari
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Dai reality in tv ai quotidiani, passando addirittura per la 'cura' delle mallattie: la società è alla forsennata ricerca di memoria. Aumenta visibilmente negli scrittori l'esigenza di raccontarsi e raccontare simpatici o commoventi ricordi di famiglia. Il genere diario prende il sopravvento nelle librerie (cfr. box a destra) e il giornalismo continua a nutrirsi di storie raccontate in prima persona.
"La tendenza non è nuova, risale a una quindicina di anni fa. Una cosa è certa però: è in atto un forte incremento". Ad analizzare il fenomeno per Affaritaliani.it è Duccio Demetrio, scrittore e docente di Filosofia dell’educazione all'Università La Bicocca di Milano. Autore nel 2008 de La scrittura clinica (Cortina) e nel 2009 di Ascetismo metropolitano (Ponte alle Grazie) - solo due saggi nel panorama della sua infinita produzione - conosce bene le radici di questa ricerca biografica spasmodica. E' stata proprio l'importanza dell'autobiografia nella formazione degli adulti a spingerlo a fondare, insieme a Saverio Tutino, La Libera Università dell'Autobiografia di Anghiari.
"La scrittura autobiografica è un mezzo e un metodo insostituibile per la valorizzazione di se stessi - spiega - e per lo sviluppo delle capacità cognitive, per la creazione di una sensibilità volta a leggere le testimonianze degli altri e ad ascoltarle per poi riscriverne la storia. All'inizio i partecipanti erano 7-8, oggi sono oltre 1500 e il trend è in crescita in particolare per quanto riguarda le donne tra i 50 e i 60 anni".
Poi un passo indietro. L'indagine delle cause. Da ritrovare in un mondo che sta cambiando, in cui l'individuo si trova, come in nuovo rinascimento, a camminare da solo alla ricerca di identità nei sentieri sconosciuti di una società che Zygmunt Bauman chiama liquida, dove le immagini dinamiche hanno preso il posto dei valori forti.
Il primo dei punti di riferimento che cambiano è la famiglia: "Oggi sono... culle prolungate. Mi piace chiamarle così - argomenta Demetrio. Lo testimonia l'età media in cui i giovani lasciano la casa dei genitori, dato peraltro dannoso per la loro autonomia. A differenza di un tempo le famiglie sono ambienti generalmente meno conflittuali. Non mancano i problemi, ma l'apertura e i legami non più basati sull'imposizione le rendono validi punti di riferimento per gli individui spaesati dalla società alienante che genera paura e scatena reazioni di autodifesa. 
Duccio Demetrio
Riconoscersi nella famiglia significa avere un'identità, trovare un proprio posto nella società. Da qui l'esigenza narrativa. Scrivere e raccontare gli aneddoti familiari rafforza il legame di appartenenza e crea la memoria famigliare, fattore importante all'interno del processo di identificazione".
E proprio sulla memoria si sofferma: "E' la sede dell'identità. E' una continua casa di cura. Tenendola viva, teniamo vivi noi stessi. Travolti dal presente e dalla sua mobilità frenetica spesso sentiamo la nostra vita sfuggire. Farla diventare un libro permette di ritrovare se stessi: è una reazione e dà conforto".
Poi cita esempi importanti: "Il bisogno di fissare la propria identità si manifesta in ogni ambito e lo story telling è ormai un modello affermato: nei reality show ci si racconta, in maniera talvolta esasperata come nelle trasmissioni della De Filippi. Ma il concetto è che il romanzo di altri genera poi in ognuno i propri romanzi e ciascuno col proprio racconto tesse i fili del racconto collettivo. Un mondo incredibile è quello della medicina narrativa, che consiste nel sollecitare nei pazienti il compito di tenere memoria di sè e delle proprie esperienze".
Poi conclude: "Ci si racconta sui giornali. Non a caso proprio quest'anno abbiamo lanciato la scuola di giornalismo biografico. Ed nelle imprese. In molti paesi nascono le Case della memoria, piccoli musei che si dedicano alla raccolta di storie. E infine sui blog. Il mondo delle nuove tecnologie si basa essenzialmente sul racconto di storie".
Virginia Perini



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