Davide Morganti, autore del romanzo "Caina" (Fandango), ad Affaritaliani.it: "Ho raccontato l'affascinante ferocia femminile..."
| Leggi in esclusiva su Affaritaliani il primo capitolo di "Caina" (Fandango) di Davide Morganti |
di Antonio Prudenzano
Si parla tanto, sicuramente troppo, del noir italiano. Addirittura, di recente il giallista (o ex tale?) Raul Montanari si è spinto a coniare la definizione 'post-noir', scatenando un acceso dibattito (si trova tutto su http://satisfiction.menstyle.it/). Al di là della polemica appena citata, di sicuro, "Caina" (in libreria dal 29 ottobre per Fandango), vigoroso romanzo del napoletano Davide Morganti, classe '65, che per la sua prima intervista sul libro ha scelto Affaritaliani.it, è il perfetto esempio di come la cosiddetta 'atmosfera noir' possa essere lo spunto ideale per andare molto più lontano. E per fare grande letteratura.
La trama. Napoli. Ci sono una figlia, che di mestiere fa la killer, e una madre, misteriosa e sensuale. Emila, quest'ultima, conosce benissimo il 'mestiere' di Vincenza, la figlia in questione. Due donne, due voci narranti. Una struttura non convenzionale e uno stile altrettanto personale, quello adottato da Morganti, capace di raccontare tutto quello che un libro come "Gomorra" di Roberto Saviano non può mostrare. Se (anche) "Caina" a modo suo è noir, allora viva il noir! Anche senza il 'post' davanti...
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L'INTERVISTA A DAVIDE MORGANTI |
A colpire subito nel suo libro è la scelta delle due protagoniste: una figlia killer e sua madre. Com'è nata questa scelta insolita e spiazzante?
"Mi ero accorto di aver sempre dedicato poca attenzione al femminile e, allora, in qualche modo ho cercato di rimediare. La ferocia femminile è meno scontata rispetto a quella maschile, è un territorio più oscuro e affascinante. Spero di esserci riuscito a rappresentarlo. Comunque il romanzo nasce da un vecchio racconto del 1998 e, su spinta di Diego De Silva, alla fine ho deciso di costruirci una storia più articolata".
Anche la presenza delle due voci narranti è originale. Com'è arrivato a questa struttura? Il romanzo è stato pensato così o è il frutto del lavoro di editing?
"No, è stato pensato in questo modo. Ho dovuto però rendere la mamma più colta, perché a lei spettava una narrazione più classica, mentre quella della figlia nasce solo dall'odio".
(Segue la seconda parte dell'intervista/ Morganti parla, tra le altre cose, del rapporto tra impegno e letteratura, delle sue letture, dell'ossessione religiosa e di molto altro ancora...)



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