Dan Fante si racconta con Affaritaliani.it: "La scrittura semplice e geniale di mio padre John mi ha influenzato..."
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di Antonio Prudenzano
Torna in libreria, per la nuova collana miniMarcos di Marcos y Marcos, "Angeli a pezzi", uno dei più noti e vibranti romanzi di Dan Fante, figlio di John, a sua volta uno dei più grandi narratori americani del '900, che l'Italia (e non solo...) ha scoperto tardi ma che poi non ha più abbandonato.
![]() Dan Fante (foto di Nicolas Guerbe) |
E proprio del più che ingombrante rapporto con papà John, Dan parla nel semi-autobiografico e profondamente bukowskiano "Angeli a pezzi". Ci sono infatti un padre in fin di vita e il suo 'complicato' figliolo che, nel bel mezzo di una esistenza al limite tutta dedita ad alcol e sesso, prova ricongiungersi in extremis...
![]() John Fante e il cane (tra i protagonisti di molti suoi libri...) |
Affaritaliani.it ha intervistato Dan Fante.
“Angeli a pezzi” è un libro autobiografico, in cui parla di suo padre. A distanza di tanti anni, cosa le piace ancora e cosa non più di quel romanzo?
"Ero abbastanza pazzo quando scrissi quel libro. Resta però il fatto che, se non è il miglior romanzo che scritto, di sicuro è uno dei migliori".
Lei ha detto che “Chiedi alla polvere” è il romanzo di suo John Fante che preferisce. Ha detto anche che suo padre non l’ha mai incoraggiata a scrivere. Ma se suo padre non fosse stato uno scrittore, lei avrebbe mai voluto diventarlo?
"Certamente. Ho iniziato a scrivere dopo i quaranta anni e l'ho fatto come terapia per non autodistruggermi. Non avevo idea di cosa volessi scrivere ma le parole iniziarono a venir fuori a getto. Pagine e pagine provenienti dal mio cuore. Avevo sempre desiderato scrivere ma ero troppo folle e ubriaco per permettere al mio talento di esprimersi".

La copertina
Anche lei nei suoi romanzi utilizza spesso un alter ego letterario (Bruno Dante) come suo padre. Lo fa per omaggiarlo?
"No, non penso che esso sia un tributo a mio padre. Il mio stile letterario e quello di mio padre sono molto simili. La sua genialità e semplicità con le parole mi hanno ispirato, ma la mia scelta di usare un "alter ego" è derivata dalla necessità di esprimermi in modo brillante".
Più volte ha detto che scrivere le ha salvato la vita. Adesso che ha superato i momenti più difficili, perché continua a scrivere?
"Scrivere è un dono. Scrivere è una passione. La passione guida un artista. Scoprire ciò che ami fare nella vita e poi farlo è un dono raro".
A giugno uscirà in Italia il suo nuovo libro. Cosa può anticiparci sulla trama?
"Mi piace raccontare la storia di un uomo che può avere una grande carriera ma deve distruggere sia la carriera sia se stesso. E' una storia molto umana e molto reale".
Cosa pensa della nuova letteratura americana? C’è qualche giovane scrittore che le piace?
"Due dei miei nuovi scrittori preferiti sono Tony O'Neil (Down and out on murder mile), e Mark SaFranko. Entrambi scrivono in Inglese. Tony è inglese e Mark è americano. Mark ha scritto undici romanzi ma ne ha pubblicati solo due. Il suo libro Hating Olivia sarà pubblicato in Francia quest'anno. La sua breve fiction è anche brillante".



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