Tutti i segreti sui trans, dalla scienza alle confessione di Efe Bal

Martedì, 9 marzo 2010 - 10:20:00

EFE BAL

efe bal
Dopo il polverone alzato dai recenti casi di cronaca, si fa sempre più forte nell’opinione pubblica (soprattutto femminile) una domanda: perché? Perché gli uomini, così tanti uomini, anche quelli che non ti aspetti, vanno con le trans? Che cosa chiedono, che cosa dicono, che cosa vogliono veramente? Nel libro "Quello che i mariti non dicono. Confessioni di una trans" (Mondadori, in libreria dal 16 marzo), di Efe Bal (scritto in collaborazione con Stefania Berbenni), la trans più bella, famosa e desiderata d’Italia, cerca di dare una risposta a questa domanda così complessa e delicata.

Efe racconta le sue esperienze – è andata a letto con più di tremila uomini – con schiettezza ma senza voler scandalizzare a tutti i costi. Quel che ne viene fuori è un catalogo maschile sicuramente sorprendente. Alcuni dei suoi clienti sono famosi, altri sono normalissimi padri di famiglia. Poi ci sono quelli che vanno con lei il giorno prima del matrimonio, per Natale, chi se lo fa come regalo di compleanno.

Il riccone che la chiama perché lo raggiunga in un viaggio di lavoro all’estero, o l’idraulico giovane e sexy, che come nelle barzellette consola molte casalinghe disperate di Milano, eppure non manca mai di farsi consolare da Efe. Storia dopo storia, confidenza dopo confidenza, confessione dopo confessione, si scopre il lato debole del sesso forte, si trova la risposta a quel “perché”.
 

L'AUTRICE - Efe Bal è nata a Istanbul, dove ha vissuto fino a dieci anni fa, prima di trasferirsi in Italia. Conosce quattro lingue, ha un diploma in marketing e gira il mondo. Ha tre siti, è considerata la trans più desiderata d’Italia. Lavora e vive a Milano. Il libro è scritto in collaborazione con Stefania Berbenni, che è attualmente caporedattore Attualità e Costume a “Panorama” dove ha ricoperto vari incarichi nelle sezioni Cultura, Spettacoli, Società. Ha iniziato a “Il Giornale” sotto la direzione di Indro Montanelli.

Altro che uomini e donne. La rigida distinzione tra maschio e femmina è roba vecchia: il terzo genere esiste. E non sono ipotesi avanzate da qualche progressista coraggioso, è un dato scientifico. La nozione di “gender” ha davvero spezzato l’equazione tra sessi e natura. "L'1,7% delle nascite presenta casi d'intersessualità ed è un dato rilevante" spiega ad Affari Elisa A.G. Arfini, autrice di 'Scrivere il sesso'. "La teoria transgender elimina il concetto di maschio e femmina 'perfetti', tipico della cultura tradizionale. Ciò vuol dire che nessuno è maschio o femmina al 100%". 

Il viaggio filosofico-scientifico di Affari nel mondo del transgender o del queer (le teorie che contestano la tradizionale divisione tra generi).

Nel suo libro Elisa Arfini racconta anche il percorso di Louis G. Sullivan, transessuale da donna a uomo gay. Il destino di un pioniere nel fai-da-te dell’identità rivelato attraverso i suoi diari inediti.

Mettere in crisi la distinzione tra i sessi rappresenta una rivoluzione culturale. Su cosa si fonda la teoria queer?
"Sul costruzionismo, la teoria per cui tutto ciò che il senso comune stabilisce come vero e immutabile è in realtà un prodotto sociale.  E anche tutte le categorie per stabilire la differenziazione sessuale sono dipendenti da un contesto culturale e sociale, ad esempio gli esami ormonali o del Dna".

Cosa cambia nella lettura della realtà sociale?
"Tutto. Cambia il modo di stabilire chi può essere definito maschio e chi femmina e anche 'quanto' una persona possa essere cosiderata maschio e 'quanto' femmina. Bisogna tenere presente che attualmente la nostra identità non viene scissa dal genere. Per tradizione, nel definire chi siamo, ci identifichiamo prima attraverso il nostro sesso. Una visione meno inquadrata dei generi è ancora un'utopia che l'esperienza transgender (lungi dall'eliminare la dicotomia di genere) cerca di rendere possibile".


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GUARDA LA GALLERY

Quindi ci sono diversi gradi di essere maschio o femmina?
"Sì la teoria transgender elimina il concetto di maschio e femmina perfetti tipico della cultura tradizionale. Nessuno è uomo o donna al 100%. I due generi fanno parte di uno stesso continuum i cui estremi rappresentano solo degli idealtipi di riferimento".

Il famoso braccialettino rosa e azzurro perde di significato...
"Sì. Alla nascita noi siamo etichettati dal braccialetto che sembra stabilire il nostro destino, in realtà poi ognuno di noi nel corso della vita modifica il suo status cromosomico e ormonale iniziale, consapevolmente o meno".

La scienza come reagisce a queste trasformazioni?
"Il rapporto del transgender con la scienza è controverso. Nella vita delle persone che cambiano sesso la scienza deve intervenire per forza e il suo obiettivo è comunque lavorare sui corpi nel modo più oggettivo possibile: deve quindi essere considerata un elemento sociale capace di seguire le esigenze e i cambiamenti della società".

La scienza ha da un lato a che fare con il presupposto oggettivo della differenza tra i sessi, dall'altro è sperimentazione...
"Sì, infatti riconosce ciò che la legge ancora nasconde. Caso emblematico è l'intersessualità, ovvero il nome moderno dell'ermafroditismo, individui che presentano geneticamente e a livello ormonale un mix di caratteri sessuali. La scienza ci aiuta a capire che biologicamente la differenziazione sessuale non è così netta. Perchè le tecniche si sono affinate. Prima si studiava la sessualità solo attraverso gli organi, ora si analizza profondamente il patrimonio genetico. Le stime dicono che l'1,7% delle nascite presenta casi d'intersessualità, ovvero di elementi misti tra i sessi, ed è un dato rilevante. In certi casi però è la stessa scienza ad adeguarsi alla tradizione e alla legge, prendendo posizione sul genere di chi nasce con una sessualità dubbia, per poi intervenire con interventi ormonali o chirurgici che lo portino verso una 'normalità' che è un concetto totalmente infondato da un punto di vista biologico".

Questo perchè?
"Perchè è ancora al servizio di una biopolitica in cui i corpi vengono disciplinati secondo regole".

Si può dire dunque che l'ermafrodita esiste?
"Dipende a chi lo si chiede. Nell'età classica esisteva. Quando poi la scienza si è impossessata della caratterizzazione dell'individuo e della sua riconduzione ai due generi sessuali è diventato solo un idealtipo. Certo è che, come ho detto, la scienza riconosce una commistione biologica non indifferente".

Elisa A.G. Arfini è dottoranda in Modelli, Linguaggi e Tradizioni nella Cultura Occidentale presso l’Università di Ferrara. Si occupa di studi di genere e teoria queer.

Virginia Perini

Elisa A. G. Arfini
Scrivere il sesso
Retoriche e narrative della transessualità
Pagine: 144
Prezzo €: 14,00

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