Confagricoltura/ No agli ogm
I vantaggi economici derivanti dall'introduzione dagli ogm in Italia difficilmente possono superare i danni che questi procurerebbero nel sistema agroalimentare nazionale, intessuto di eccellenze e tipicità sempre più biologiche. Non è certo la paura ma la necessità di salvaguardare il sistema agroalimentare italiano, che trae la propria linfa vitale dall'eccezionale presenza di prodotti di qualità e tipici, l'argomento da contrapporre a chi vuole imporre le coltivazioni transgeniche, passando sopra una volontà chiaramente ribadita dalla maggioranza dei cittadini. Le coltivazioni ogm, in un territorio particolare come il nostro, annullerebbero tutte le peculiari biodiversità coltivate, a volte recuperate con molta fatica, a favore di un'omologazione che non permetterebbe più di vantare un heritage agroalimentare del made in Italy, unica nostra vera risorsa produttiva. In questi anni, per ragioni diverse, ma spesso stimolate nel modo più appropriato da moderni strumenti di comunicazione, si è arrivati a recuperare tradizioni alimentari, produzioni tipiche e circoscritte in nicchie territoriali che, con i gioielli del food già riconosciuti e diventati modello internazionale ( come il parmigiano o il prosciutto), rappresentano la realtà produttiva che dà più soddisfazione al Pil del nostro paese. In Europa, l'Italia registra il maggior numero di Dop e Igp, con un fatturato che vale al consumo 9 miliardi di euro e 2 miliardi sul fronte dell'export e che impiega, in questi tempi duri, almeno 300 mila persone lungo la filiera. 
Tutto questo potrebbe scomparire introducendo in modo legale e diffuso le coltivazioni di ogm nel territorio. Non è la "paura", come sostiene il premio Nobel Rita Levi Montalcini a Taormina, in occasione del Forum di Confagricoltura. Non è "una forma di superstizione", come sostiene, ben adusa a ben altri confini della scienza ed estremamente sensibile a tutto ciò che potrebbe apparire come limite, o tanto più "imposizione": alla scienza bisogna lasciare mani libere. Questo è un falso problema, così come pensare di impedire al vento di diffondere quei pollini ogm che poi vanno a corrompere l'integrità genetica delle coltivazioni tradizionali, contaminandole definitivamente.
Il nostro è un Paese eccezionale che però non offre estensioni di terreni coltivabili così vaste: questo aumenta i rischi di contaminazione. L'agricoltura italiana gioca un ruolo da protagonista nell'ambito dell'eccellenze, un comparto che si esprime sempre di più con metodi biologici dove sono sempre di più i giovani che decidono di impegnarsi. Un patrimonio orientato all'export che vede, al momento, sempre più forte l'insidia di competitor che offrono le stesse caratteristiche ambientali e climatiche. Solo che nel 2008 in Spagna le coltivazioni ogm si estendevano per 79.269 ettari, in Francia per 21.147, in Italia, tranne qualche sporadico ed illegale caso, non ci sono. Una garanzia ulteriore che potrebbe rivelarsi vincente nella sfida con i buyers stranieri. In conclusione un ultimo dato: le aziende produttrici di agrofarmaci in Italia hanno registrato nel 2008 un fatturato complessivo di 750 milioni di euro ( fonte: Confagricoltura).
Da Greenplanet.net



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