Viaggio nel mondo parallelo delle chat rooms
di Benny Manocchia
Promiscuita' e' la prima parola che viene in mente. Una strana mescolanza di culture e di razze che negli USA, piu' che altrove, e' accettata soprattutto dai giovani. Un popolo di ragazzi e di ragazze in una specie di girone dantesco, una bolgia nella quale sono i dannati non per frode ma per sesso, o forse per chatting via computer. Nessuno puo' controllare il loro sesso o la loro eta' e quindi sanno che nessuno potra' fermarli. Siamo nel teen chat delle web statunitensi.Teen ossia teenager,tra 13 e 19 anni, pero' poi qualcuno appura che ci sono anche uomini di 30 anni che si divertono (si crede) a parlare con ragazzine. L'idea e' di permettere appunto ai teenagers di scambiarsi nomi, telefoni, indirizzi, parole dolci, bacetti e via di questo passo, su, su sempre piu' in alto. C'e' anche il sistema whisper, che vuol dire bisbigliare: spingi un bottone e sei isolato con lui, o lei, e nessuno puo' leggere che cosa state dicendo. E se non basta ci sono le cosiddette rooms, le stanze con nomi come the beach (la spiaggia), singles (celibe o nubile), chill (gelido) per raffreddare i bollenti spiriti. Vanno li' e sono liberi di dire cio' che vogliono e se arriva qualcuno, l'invito e' di squagliarsi. Tutto questo 24 ore al giorno, 365 giorni l'anno. C'e anche una chat room per gente matura. I problemi li' sono piu' grossi, proprio come nelle strade USA: molti ragazzi perdono il lume della ragione in queste chat room, stanze, cosi' chiamate per rendere piu' famigliare la situazione.
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Le teen agers si fotografano per mandare i lorocorpi in Rete
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E' lo specchio (magari un tantino deformante) del mondo statunitense: gioie, dolori, affanni, capricci, vanita', speranze, tutti presentati come un gioco per ragazzi. Poi pero' ci si accorge che e' anche un cosa seria. Giovanetti che si uccidono per speranze formatesi nelle "stanze" web (e poi li' svanite), altri che lasciano la scuola per seguire le pazze idee del nuovo boyfriend; litigi paurosi che la persona addetta alla stanza non puo' mai frenare.
Ho parlato con una 15enne del Bangladesh che mi ha detto: "Che stanza di matti! Io non vengo piu' la', gli americani sono tutti un po' strani!". Da tutte le parti del mondo si ritrovano nelle rooms, perfino una da Pitcairn Island, l'isoletta tascabile degli ammutinati del Bounty. Stava provando il primo computer assegnato alla comunita' di 47 persone e scriveva con uno strano accento cockney e polinesiano. Jasmine delle Hawaii invita i maschi a guardare il suo profile. E' una gara a chi fa prima ad aprirlo.Sono John di New York, annuncia uno. E subito 5/6 ragzze gli si buttano addosso.Inviti a chiacchierare in una chat room privata,sollecitazioni per avere una foto nuda del macho newyorjkese, altre che lo mandano aquel paese perche' un certo ragazzo di Manhattan le aveva trattate molto male. Ma questa e' la parte accettabile,diciamo cosi'.E' quando arriva il "Re dei re" e la Emi princess" che le cose si scaldano.
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Le parolacce non so come abbiamo fatto ad inventarle: sono nuove, taglienti come una lama di Toledo. Lesbiche e gay sono piu' tranquilli, si conoscono ormai bene e sanno quando incontrarsi nelle stanze senza fare tanto
chiasso. Ci sono anche bambine di 10 anni che "ormai da tanti anni" sono lesbiche (lo annunciano), e tu non sai se ridere o incazzarti. Ogni tanto un urlo che nel computer risulta con un ohhhhhhhhhhh, subito seguito da: sei stato grande e lui, modestamente: la prossima volta ti faro' vedere il paradiso...
C'e' quasi sempre un angolo riservato agli studiosi con problemi,che cercano di aiutarsi mentre gli altri o le altre li prendono in giro perche' sgobboni e...senza palle! Non si puo' fare a meno di notare che sono quasi semrpe le ragazze a prendere il pallino,a bisticciare tra di loro (le volgarita' che si dicono non sono pubblicabili),a essere un po' i boss della situazione.I maschi - proprio come nelle strade americane -sembrano un po' rimbambiti,vogliono soltanto "fare l'amore".Gli stranieri sono diversi,bisogna dire.Piu' maturi (le inglesi soprattutto),piu' preparati in tanti campi,pronti a prendere in giro gli americani che non sanno come difendersi se non osannando - proprio come nelle strade USA- la loro nazione,i loro dollari (i ragazzi non hanno idea della crisi economica del loro paese).Spesso si registrano litigi tra yankee e tedeschi,o anche qualche italiano. Alfredo di Ferrara (cosi' si e' annunciato) ricorda agli americani che le loro ragazze mettono corna a piu' non posso e allora dio li salvi: alzabandiera a stelle e strisce, inno nazionale e "via dalla nostra nazione". Poi magari fanno pace. Una ragazza siciliana, Marisa, che dice di essere particolarmente bella e sexy, cerca il maschio di casa sua a NY. Va bene, ma occorre andare in computer per trovare un italiano a Manhattan? "Perche' e' piu' eccitante qui,non ci conosciamo,non sappiano come siamo fatti,capito?".".
Gia' e ' proprio vero, uno puo' avere 90 anni, tanto per dire, e annunciarsi come Mario 17 anni,alto bruno, atletico ben dotato e via di questo passo. Subito un bel po' di americane: "Oh adoro gli italiani,sempre cosi' cortesi e simpatici". E sexy,aggiunge un'altra, che e' stata in vacanza in Italia e ha riportato con se' ricordi che sono ricordi... A rifletterci un po' c'e tanta tristezza. Il nome papa' non ricorre mai,.spesso e' soltanto mother, che e' descritta come una peste,una strega invidiosa che mi odia.... Restano li' per ore e anche tutta la notte (giacche sono soltanto nelle loro stanze di casa di fronte a un comp). Leggi sullo schermo numeri telefonici che tutti possono copiare e infatti copiano. Poi senti:"Qualche figlio di puttana stanotte mi ha svegliato alle 3 dicendomi che era horni e voleva farlo". C'e' odore di clan piu' che di club,di ristrette cerchie in un girone particolare che Dante non avrebbe potuto mai creare perche' il mondo allora era diverso.Anche se invidia,accidia,gelosia,amore,odio erano in forza anche ai tempi del nostro Alighieri.Oggi pero' viene presentato sotto forma di gioco. Ma chi ci capita, poveraccio, s'accorge che e' tutto tranne che un gioco. Semmai un invito alla follia.



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