Casta dell'arte/ Un lettore, il giornalista Manuel Follis, manda una lettera ad Affaritaliani.it
| L'ARTICOLO CHE HA SCATENATO LA POLEMICA: Il mondo dell'arte è una grande Casta Casta nell'arte/ Arnaldo Romani Brizzi ad Affari: "C'è anche chi ricicla denaro..."
La Casta dell'arte c'è... Ecco il "Documento dei Lavoratori dell'Arte" Il blogger Luca Rossi entra a gamba tesa nel dibattito: TUTTI I NOMI E LE DINAMICHE DEI "GIOCHI" |
ECCO LA LETTERA
Esiste una "casta" dell'arte contemporanea? Io ne sono convinto. E' un male? Anche se fosse non sarebbe evitabile, credo sia necessaria. Non per altro, ma perché nessuno, oggi, ormai, sa più dire cosa sia arte e cosa no. Kim Miru e Vanessa Beecroft sono artisti? Chissà. E' così semplice che viene quasi da ridere a pensarci. Ecco perché esiste la casta. Perché le è permesso di esistere. E perché se non ci fosse, non ci sarebbe alcun sostituto a dire e spiegare cosa è arte e cosa no. Il passo successivo sarebbe l'anarchia più totale. Quanto durerà? Poco. Come tutti i cicli anche questo, che è chiaramente un moto autodistruttivo, arriverà alla fine.
Affari ha lanciato un dibattito. Il tutto partito da un commento di denuncia (denuncia?). Poi l'intervento di Sgarbi. Quello del collezionista. La filosofa. E oggi infine l'intervista al blogger Luca Rossi (nome falso), che a un certo punto del suo intervento parla di "incapacità di definire scale critiche e valoriali come punti di riferimento per la qualità".
L'ho trovato un passaggio molto interessante. Poi ho ripensato al libro, "Si crede Picasso", di Francesco Bonami, che non c'entra con questo dibattito, nel senso che nessuno l'ha mai citato. Ma era un libro di cui mi avevano parlato tanto che avrebbe dovuto spiegare (il condizionale è d'obbligo e l'ho utilizzato scientemente DOPO aver letto il libro) quali autori contemporanei si possono definire tali e quali no.
La mia teoria è che stia regnando il caos supremo. E nessuno possa davvero esprimere giudizi. Se ho capito bene il senso del dibattito su Affari tutto parte da una denuncia. Eppure tra tutti gli interventi non c'è una sola persona che abbia il coraggio di dire: "Tizio non è un artista, ma un imbroglione aiutato dalla casta". Non uno che dica: "Caio è incapace e vende fumo", oppure "di questa mostra si salva solo Sempronio". Che denuncia è una in cui si dice che "c'è una casta", ma non si spiega altro?
Sarebbe come se dicessi che "in politica è tutto un magna magna". Bene, ora mi sento più soddisfatto. Ma quali sono i politici che effettivamente rubano? Non lo dico. Sparo nel mucchio. Così nessuno si offende e io sembro un figo e non il pavido che sono. Perché i casi sono due: o so cose che non rivelo o in realtà NON so bene di cosa sto parlando.

Opere viventi di Vanessa Beecroft
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Il tutto considerando che qui non servono "prove" come nel caso di un politico. Questa è arte. E' tutto fatto alla luce del sole. L'opera è addirittura esposta. Dovrebbe essere tutto più semplice. Basterebbe dire: "Avete presente l'autore X? Ecco è un buffone e vende solo perché vi hanno massacrato di pubblicità. In realtà ci sono Y e Z migliori di lui". Tutto questo se ci fossero "scale critiche e valoriali come punti di riferimento per la qualità". Il problema è che queste scale non ci sono. E' palese: non esistono.
Nessuno. Vuoto. Solo silenzio. Un silenzio assordante. Torno al libro di Bonami che mi colpì molto (e non c'entra con questo dibattito, perdonatemi). Si propone di spiegare. Di far capire. E cita anche alcuni autori, ma per un verso o per l'altro li salva tutti. In più Bonami utilizza una scrittura appositamente da "gioco delle tre carte". E fanno così tutti, i critici della casta. Dicono e non dicono. E più spesso, se ci riescono, "non dicono".

Ecco i corpi artistici di Miru Kim
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E il blogger? Parla di "incapacità di definire scale critiche e valoriali come punti di riferimento per la qualità". Ottimo, definiamola questa benedetta scala! Qualcuno una buona volta mi aiuti a capire chi è artista e chi no. Cosa è bello e cosa no. Perché fino a quel momento mi sentirò autorizzato a dire che TUTTI sono a loro modo artisti. Il che vuol dire che TUTTI allo stesso modo NON lo sono.
Fino a quel momento, fino a quando non ci sarà un criterio comprensibile crederò alla casta. Non la invoco, né la stimo. Lo so che probabilmente mi prende in giro, lo avverto sottopelle. Ma non vedo come potrebbe non esserci. E' legittimata dal fatto che tanto non c'è alcun modo per arrivare a una verità. Gli altri, quelli che "criticano la casta", non hanno armi. Sparano palline di carta con una cerbottana. Allora tanto vale che la casta imponga una sua verità e ci guadagni pure. Perché in questo casino, in questa palese incapacità di esprimere anche solo un vago giudizio su una qualsiasi opera, ha ragione la casta tanto quanto chi non le appartiene.
Bello il dibattito. Ma si percepisce tanto livore e poco coraggio. Tanta rabbia contro ALCUNI, ma attenzione: mai fare i nomi. E' un gioco di assenze. Chi firma i suoi interventi non fa i nomi degli accusati. Chi fa i nomi degli accusati non vuole far conoscere il suo, di nome. Evviva. Tanta rabbia. Tante accuse. Tante invide, queste sono chiare. Ma tutto vuoto. Tutto senza un'anima.
E forse, è il pensiero più amaro, forse proprio questo dibattito fantasma, in cui sono tutti arrabbiati ma non si sa bene perché e con chi, è lo specchio più fedele di cosa sia oggi l'arte contemporanea.



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