D'Amicis racconta la famiglia italiana che cambia insieme alla tv... L'INTERVISTA
IL CURATORE DELLA COLLANA CHE PUBBLICA D'AMICIS... D'AMICIS SU AFFARITALIANI.IT LO SPECIALE
di Antonio Prudenzano

![]() La copertina |
Un romanzo sulla televisione di oggi e di ieri. Su come la televisione cambiando ha cambiato l'Italia. Un romanzo sull'Italia e sulla sua resa al piccolo schermo. Sui sogni di gloria di un padre e di un figlio e sulla difficoltà di trovare punti d'incontro tra due modi di guardare alla vita lontanissimi tra loro. L'ha scritto Carlo D'Amicis, e lo manda in libreria Minimum Fax. Affaritaliani.it ha parlato con l'autore di origini tarantine del suo nuovo libro, "La battuta perfetta" (ospitato dalla prestigiosa collana Nichel curata da Nicola Lagioia, vedi box a destra).
D'Amicis, nel suo nuovo romanzo c'è un padre meridionale che emigra diventando un funzionario della Rai pedagogica degli anni '50 e '60 e c'è suo figlio che, al contrario, prima fa il venditore di "consigli per gli acquisti" per la tv commerciale e poi, addirittura, il consigliere dello stesso Berlusconi...
"Dall' '83 lavoro a Radio3, con qualche esperienza a Radio2. Quindi mi muovo da quasi 30 anni all'interno di questa strana azienda che è la Rai. La mia prospettiva sulla televione è dunque privilegiata. Ho visto cambiare il modello televisivo, non solo pubblico. La Rai 'maestra autorevole' non esiste più da tempo. La tv commerciale ha trasformato completamente la televisione. La premessa appena fatta per dire che questo cambiamento si lega a quello avvenuto nei rapporti familiari. 'La battuta perfetta' prova appunto a raccontare la crisi della figura genitoriale, il conflitto generazionale tra padri e figli, e prova a ridefinire anche la stessa figura di figlio. La televisione non fa solo da sfondo ma entra direttamente nelle vite dei due protagonisti".
Un passo indietro: quali sono i suoi primi ricordi televisivi? 
Carlo D'Amicis
"Penso ai primi varietà, a 'Canzonissima', che anche nel romanzo hanno un ruolo importante. Per la prima volta l'elemento dionisiaco faceva la sua irruzione nella tv pedagogica".
Della televisione commerciale non salva nulla?
"E' chiaro che siamo andati molto in là, ma qui nessun vuole emettere condanne. Resta un dato di fatto: l'avvento nel 1983 di 'Drive In' è stato liberatorio per il nostro Paese. Ha avuto una portata rivoluzionaria. Il corpo seminudo delle ballerine e la stessa volgarità, andando in prima serata non facevano più pensare al peccato. Per la prima volta le persone si sono sentite legittimate a essere stupide. Da scrittore mi interessava risalire all'origine di questa degenerazione, che ha anche lati che da un certo punto di vista mi inteneriscono: dopo tutto per l'Italia si è trattato di un ritorno all'adolescenza...".
E degli scrittori in tv (e il riferimento non è solo ad Aldo Busi) cosa pensa?
"Quello tra scrittori e televisione in questo momento è un incontro abbastanza improbabile. E' vero, anche Pasolini andava in tv, ma quella era appunto un'altra televisione. Oggi chi va in televisione scende letteralmente in campo, va incontro alla battaglia della spettacolarizzazione, senza mediazioni intellettuali possibili. Questa tv non prevede la profondità. Busi stesso se avesse detto le cose che ha detto all'Isola dei Famosi all'una di notte in un programma di nicchia non avrebbe ottenuto gli stessi effetti dirompenti, non avrebbe rotto nessun equilibrio. In ogni caso Busi ha perso, è stato usato, cannibalizzato. I suoi interventi non hanno cambiato la televisione e tutto va avanti come prima".
Oggi nell'editoria sono di moda gli esordienti e gli autori più navigati rischiano di finire nel dimenticatoio...
"Negli ultimi anni i maggiori successi editoriali, quelli che hanno spostato gli equilibri, sono stati legati a due esordi: quello di Paolo Giordano e quello di Roberto Saviano. Come la televisione, anche l'editoria è cambiata. Oggi gli editori si comportano così: propongono ai lettori una serie di cose, valutano quali funzionano meglio sul piano commerciale e in base alla vendite decidono su quale filone puntare. Adesso tocca agli esordienti, oltre che ai gialli. L'intero mercato editoriale sembra essersi prostrato a questa legge non scritta. Con pochissime eccezioni gli editori vanno incontro alle mode. C'è una pressoché totale rinuncia al 'progetto'. Mi pare si stia proprio esagerando".



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