Capi firmati/ Nada Malanima: "Ne 'Il mio cuore umano' mi metto a nudo"
Di Ariela Baco
Da dove nasce il progetto del suo romanzo?
"C'era l'idea di raccontare l'infanzia. Così come io realmente l'ho sentita… Si è scritto molto intorno al mio personaggio, ma a me interessava scrivere una storia che raccontasse - che chiarisse - la mia persona, il mio lavoro. Che poi nel libro non c'è, poiché il percorso narrativo è dentro la terra dell'infanzia, della bambina nel suo paese prima del distacco e della partenza. E quindi prima di diventare un personaggio. Però, anche se non pretendo di essere condivisa, attraverso la mia narrazione - il mio punto di vista - vorrei essere capita: raccontando la formazione avvenuta in quella campagna che sembra lontana, lontanissima… e che senza nostalgia o rimpianti ho recuperato dentro. Il mio percorso può essere riconosciuto da chi legge, poiché la magia della letteratura - ma anche quella della musica - è questa: può esistere anche fuori dall' esperienza diretta".
La sua scrittura, il suo narrato, hanno un'identità femminile?
"Le differenze, le distinzioni di genere, per me non sono importanti. Esiste l'essere umano; il ricordo; la vita. A volte esistono i ruoli o le tendenze. Ma i sentimenti o i pensieri non hanno una dimensione scindibile per categorie sessuali. O almeno lo spero… !"
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La terra che il suo personaggio lascia e quella che trova: che valore hanno nel suo romanzo?
"Mio padre era un contadino - dunque anche quello della Nada descritta nel libro - perciò la terra era la madre della mia famiglia. Io mi isolavo dentro la natura, avevo un rapporto con i temporali; con il vento. Era contemporaneamente momento intimo e momento di contatto: più che con l'altro, di contatto con Dio. Per me le manifestazioni della natura sono Dio. E la terra è parte fondamentale della natura. Quella che invece il personaggio Nada troverà successivamente, nel romanzo non è descritta. Perché la storia finisce con la partenza dal suo paese toscano di origine. Ma esiste il tema del viaggio, come strappo. Quello che è accaduto dopo, tutto il successo musicale meraviglioso, se vogliamo, io non lo capivo. Non lo volevo. E mi sono salvata da quel mondo esagerato grazie alle radici che mi portavo dietro."
La sua idea di vacanza è quindi un esilio o un approfondimento?
"Da piccola non facevo delle vere e proprie vacanze. Il riposo era il mio concetto di vacanza: dalla scuola, dai doveri. E anche dall'inverno come stagione. D'estate stavo seduta all'ombra fresca degli alberi insieme alle vecchie del paese che ricamavano, raccontavano storie, sbucciavano patate… La mia specifica esperienza di fatto vacanziero è legata all'organizzazione del pic-nic. Quello era qualcosa di bello e di eccezionale! Ed anche adesso vivo un'idea simile della vacanza… E' una sospensione del quotidiano, degli impegni. Ma senza confusione, riempimento di valigie o alberghi."
Nada- Amore disperato-
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