Break dance con un pizzico di Yoga, nuovo trend da Harlem
L'energia, il senso della musica e il contorsionismo della breakdance unito alla spiritualità e alla filosofia dello yoga. Sembra impossibile invece è il nuovo trend in arrivo da Harlem. Prima di ogni stacco di danza alcuni ballerini americani fanno uno streching meditato di due minuti. Il risultato? Ballano meglio. La tendenza è nata proprio sulle strade, dal confronto-incontro di giovani amanti della danza di strada per eccellenza e maestri di yoga o adepti che, non avendo uno studio, praticano le tecniche per le vie di New York e, come massaggiatori, riflessologi o naturopati confidano nei passanti e offrono volantini per farsi conoscere. Insomma cose da... 'vicini di strada'.
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La storia della break dance, come quella dei graffiti, risale agli anni Settanta e ha coinciso con l’era della musica disco. Ciò che venne definito "breaking" in realtà altro non era se non un miscuglio di passi presi da diverse fonti: i passi strusciati di James Brown; i cubisti dinamici di Soul Train, lo spettacolo televisivo di Don Cornelius perennemente trasmesso in replica; i movimenti a scatti del robottino inventato da Michael Jackson per il suo successo del 1974, Dancin’ Machine; le spaccate e i salti atletici dei film di kung fu – elementi tutti rimaneggiati e provvisti di nuova energia grazie all’immaginazione dei neri di New York.
Stando ai maestri, i primi breaker erano membri di gang che ballavano in piedi all’angolo di qualche strada, avevano nomi improbabili tipo El Dorado, Sasa, Mr. Rock e Nigger Twins ed erano inequivocabilmente e sfrontatamente Negri. Per loro la break dance era solo un modo per ballare a tempo, non uno stile di vita. Nella comunità afroamericana la break passò come una moda. E sarebbe stata completamente dimenticata se non ci fosse stato lo zelo religioso dei ragazzini portoricani.
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Erano i primi Settanta. Dashikis, zatteroni e Richard Nixon erano ancora in voga. La fase del movimento per i diritti civili guidata da Martin Luther King, con la sua filosofia della nonviolenza era morta (letteralmente) da un pezzo. La fase successiva di retorica arrabbiata del tipo burn-baby-burn stava a sua volta facendo qualche passo indietro mentre incalzava la morsa maligna dell’eroina.
La fama della break dance scoppiò nel 1984 grazie a un documentario della PBS, Style Wars, accompagnato da tre filmetti di Hollywood: Beat Street, Breakin’ e Breakin’ 2: Eletric Boogaloo. E i breaker cominciarono a comparire in alcuni video: dal classico R&B della diva Gladys Knight, Save the Overtime (For Me), fino a Once in a Lifetime dei funkartisti Talking Heads. Nel 1997 cominciano a a diventare "una moda". I GhettOriginals, un gruppo di superstar della break dance che raccoglieva personaggi fondamentali come K-Swift (Kenny Gabbert) e Crazy Legs (Richie Colon), hanno intrapreso una lunga tourné internazionale sponsorizzata da Calvin Klein.



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