Arte/ A Sydney la Biennale della rivoluzione, con tanta Italia. E Cattelan appende un cavallo al soffitto
Negli spazi del Museum of Contemporary Art, Art Gallery of NSW, Pier 2/3, Cockatoo Island e Opera House di Sydney ha aperto i battenti la sedicesima Biennale di Sydney, con il titolo "Revolutions – Forms That Turn”. A curarla è Carolyn Christov-Bakargiev, già curatrice del Castello di Rivoli, a Torino: per la rassegna australiana ha riunito i lavori di 180 artisti provenienti da 42 paesi, accomunati da uno spirito ribelle che li porta a posizionarsi al di fuori degli schemi.
![]() Carolyn Christov-Bakargiev Gallery |
Rivoluzione, anticonformismo, presa di posizione con le armi pungenti dell’arte e dei suoi codici immaginifici sono i fili conduttori della Biennale, quest’anno legata al tema “Rivoluzioni, forme che girano”.
![]() Anawana Haloba, Senseless Wars, 2004, Sculptural Installation, 10 x 10m Gallery |
Fra i lavori presentati ce ne sono 65 inediti, a sottolineare la volontà dei curatori di presentare artisti emergenti e avanguardie di questo secolo.
Numerosi i nomi in rappresentanza dell'Italia: Maurizio Cattelan, Gianni Colombo, Lara Favaretto, Piero Manzoni, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Giuseppe Pinot-Gallizio, Michelangelo Pistoletto, Luigi Russolo, Luca Trevisani e le emigrate in sud-America Anna Maria Maiolino e Tina Modotti.
Cattelan, in particolare, espone al Museum of Contemporary “Novecento”, opera ispirata all’omonimo film di Bernardo Bertolucci. Un cavallo imbalsamato appeso al soffitto come metafora di una rivoluzione “soffocata”, un animale nato per la corsa rimane invece, suo malgrado, immobile, soffocato in una dimensione di strana sospensione. Cattelan suggella, in chiave simbolica, le spinte rivoluzionarie che hanno caratterizzato il XX secolo. 
“Novecento” di Maurizio Cattelan
Gallery



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