Arte/ A Sydney la Biennale della rivoluzione, con tanta Italia. E Cattelan appende un cavallo al soffitto

Lunedì, 7 luglio 2008 - 13:04:00

Negli spazi del Museum of Contemporary Art, Art Gallery of NSW, Pier 2/3, Cockatoo Island e Opera House di Sydney  ha aperto i battenti la sedicesima Biennale di Sydney, con il titolo "Revolutions – Forms That Turn”. A curarla è Carolyn Christov-Bakargiev, già curatrice del Castello di Rivoli, a Torino: per la rassegna australiana ha riunito i lavori di 180 artisti provenienti da 42 paesi, accomunati da uno spirito ribelle che li porta a posizionarsi al di fuori degli schemi.


Carolyn Christov-Bakargiev
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“Sono andata alla ricerca di opere che neanche io riuscivo a comprendere appieno, pezzi che sollevavano più domande che risposte – spiega la curatrice italiana Carolyn Christov-Bakargiev - perché è proprio quando ci sentiamo confusi che le nostre menti iniziano a funzionare”.
Rivoluzione, anticonformismo, presa di posizione con le armi pungenti dell’arte e dei suoi codici immaginifici sono i fili conduttori della Biennale, quest’anno legata al tema “Rivoluzioni, forme che girano”.


Anawana Haloba, Senseless Wars, 2004, Sculptural Installation, 10 x 10m
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In mostra fino al 7 settembre i progetti di Janet Cardiff & Georges Bures Miller, Pierre Huyghe, William Kentridge, Joan Jonas, Christoph Büchel, Shaun Gladwell e molti altri; numerose sono le opere interattive che prevedono il coinvolgimento dei visitatori.

Fra i lavori presentati ce ne sono 65 inediti, a sottolineare la volontà dei curatori di presentare artisti emergenti e avanguardie di questo secolo.
Numerosi i nomi in rappresentanza dell'Italia: Maurizio Cattelan, Gianni Colombo, Lara Favaretto, Piero Manzoni, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Giuseppe Pinot-Gallizio, Michelangelo Pistoletto, Luigi Russolo, Luca Trevisani e le emigrate in sud-America Anna Maria Maiolino e Tina Modotti.


“Novecento” di Maurizio Cattelan
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Cattelan, in particolare, espone al Museum of Contemporary “Novecento”, opera ispirata all’omonimo film di Bernardo Bertolucci. Un cavallo imbalsamato appeso al soffitto come metafora di una rivoluzione “soffocata”, un animale nato per la corsa rimane invece, suo malgrado, immobile, soffocato in una dimensione di strana sospensione. Cattelan suggella, in chiave simbolica, le spinte rivoluzionarie che hanno caratterizzato il XX secolo.

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