Polemica a Venzia/ "Gli edifici sono la tomba dell'architettura": ecco la rivoluzione del direttore della Biennale Aaron Betsky. Ma al Padiglione Italia la pensano diversamente: spazio alla casa di qualità, contro il degrado e la crisi dei mutui

Mercoledì, 10 settembre 2008 - 14:52:00

"L'architettura non è 'il costruire'. Gli edifici sono per lo più brutti, inutili e dispendiosi, sono la tomba dell'architettura. Bisogna guardare oltre, per affrontare i temi centrali della nostra società. Forse abbiamo bisogno di vedere l'architettura soprattutto come un modo di capire ciò che è necessario costruire, e cosa non lo è, come possiamo realizzare spazi che abbiano senso e sensualità". E' la sfida lanciata da Aaron Betsky, direttore dell'11ma Mostra internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, "Out There: Architecture Beyond Building", che sarà aperta al pubblico da domenica 14 settembre a domenica 23 novembre.


Aaron Betsky
"L'architettura - spiega Betsky - deve andare oltre gli edifici perché gli edifici non sono una realtà sufficiente. Sono grandi e dispendiosi accumuli di risorse naturali, difficilmente adattabili alle condizioni sempre mutevoli della vita moderna. Eppure l'architettura è bella, può collocarci nel mondo come nessun'altra arte è in grado di fare. Può farci sentire a nostro agio nella realtà moderna. Offre e plasma quel fenomeno che nel mondo attuale à uno dei lussi più preziosi: lo spazio. L'11ma Mostra raccoglie e incoraggia la sperimentazione: quella delle strutture effimere, delle visioni di altri mondi o di prove tangibili di un mondo migliore. Non vuole presentare edifici già esistenti e di cui si può godere nella vita reale. Non vuole proporre soluzioni astratte a problemi sociali, ma intende vedere se l'architettura, sperimentando nella e sulla realtà, può offrire forme concrete e immagini seduttive".

La sfida lanciata da Betsky - già direttore, per sei anni, del Netherlands Architecture Institute (NAI) di Rotterdam, uno dei più importanti musei e centri di architettura del mondo, e dallo scorso anno direttore del Cincinnati Art Museum - è stata raccolta. Negli spazi dell'Arsenale e ai Giardini si susseguono installazioni, manifesti d'intento, scenari utopici.
All'Arsenale si incontrano 23 installazioni, al Padiglione Italia c'è il lavoro sperimentale di 55 studi internazionali e una ricognizione dei "Masters of the Experiment".

Le Corderie dell'Arsenale si aprono con "Hall of Fragments" di David Rockwell con Casey Jones + Reed Kroloff: un'opera interattiva che riflette sulla capacità dell'architettura di sprigionare la propria forza visionaria attingendo all'immaginario cinematografico.
Le Corderie presentano "Installations" di grandi dimensioni che "non sono prototipi di edifici - spiega Betsky - non sono affermazioni costruite della purezza della forma, non sono esempi di esperimenti che hanno luogo altrove. Rappresentano invece modi sempre diversi di interrogarci sull'architettura e su come è possibile sentirsi 'a casa' nel mondo".

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