Beatles, la vendetta di Pete Best: "Ringo Starr? Dovrebbe darsi al country". Il primo batterista dei Fab Four domani a Napoli per la mostra Rock2

Lunedì, 23 gennaio 2012 - 18:11:00
Pete Best p2

di Anna Trieste

E’ beatlesmania a Napoli dove domani pomeriggio alla mostra “Rock.2” farà la sua apparizione al Palazzo delle Arti Pete Best, il primo leggendario batterista dei Fab Fours, quello che insomma dettava il tempo al basso di Paul Mc Cartney ben prima di Ringo Starr, e, soprattutto, ben prima che i fabulous four di Liverpool diventassero appunto fabulous.
Noto per essere il batterista più famoso al mondo per non essere diventato famoso, Best suonò infatti con i Beatles sin dalle loro prime apparizioni live.

Spartì con Lennon e compagni vizi e stravizi di una tournée ad Amburgo diventata leggenda grazie agli aneddoti su groupies, risse e bevute.
Poi, senza troppi complimenti, Best fu scaricato all’improvviso nel ’62 per far spazio a Ringo Starr.
Eppure i tre aspiranti scarafaggi lo avevano scelto proprio perché con il suo fascino da bello e dannato attirava migliaia di ragazzine in delirio sotto al palco. “Mean, moody and magnificent”. Così lo definiva Bob Wooler, il dj resident del Cavern, il club di Liverpool dove i Beatles suonarono la prima volta nel 1961. E fu proprio questa definizione di Best a convincere Paul McCartney che era lui il batterista giusto per la sua band. Salvo poi accorgersi  un anno dopo che forse Best era troppo bello per stare in mezzo a tre scarrafoni …“Non lo devo certo dire io, ma lo trovo molto divertente …”chiosa Best, che però, quando ripensa a quella porta sbattuta in faccia, ritorna subito serio. “Per me fu uno shock. Il mio rapporto con John, Paul e George era fantastico. Vivevamo insieme, suonavamo insieme, bevevamo insieme. Condividevamo lo stesso sogno. Poi non so cos’è successo. L’unico che lo sa è Paul, bisognerebbe chiedere a lui”. Una spiegazione che Best non ha mai chiesto e ottenuto dal momento che lui e McCartney non si parlano da quella sera. Di sicuro, se non li avesse incontrati sulla sua strada, o meglio, nel club di sua madre, The Casbah, mentre suonava con il suo gruppo, i “Blackjacks”, la vita di Best sarebbe stata molto diversa. Forse non avrebbe nemmeno fatto il musicista. “Non ho mai pensato a cosa avrei fatto se non avessi iniziato a suonare la batteria. Però sono sicuro  - dice Best - che se non avessi fatto il batterista sarei diventato un pilota di Formula Uno”. E siccome anche quello che gli ha levato dalla sera alla mattina lo sgabello dal sedere ha ammesso dopo mezzo secolo che se non avesse incontrato Lennon e compagni sotto sotto avrebbe preferito fare il musicista country, Best non può fare a meno di pensare che per lui le cose sarebbero andate molto, molto diversamente se Starr avesse assecondato sin dall’inizio questa sua particolare inclinazione. “Sì – ammette Best –. Forse se Ringo avesse sempre suonato il country adesso le cose sarebbero diverse. Però può sempre iniziare ora. Anzi, secondo me dovrebbe proprio farlo. Sì, dovrebbe fare un disco country”. E se per Ringo Starr l’ora del rock and roll è finita dal momento che, a sentire Best, per lui è arrivata non dico l’ora di darsi all’ippica ma se non altro quella di dedicarsi al country che comunque con i cavalli qualcosa ci ha a che fare, per Best invece è ancora tempo di darci dentro. Come quando era il batterista dei Beatles. Se non di più. “Non penso – spiega infatti Best - che quello che abbiamo fatto noi all’epoca fosse il rock migliore in assoluto e non penso nemmeno che quello che si suona ora sia meno bello. Penso che quella scia non si sia mai interrotta. Amo i vecchi rockers ma mi piace anche Bruce Springsteen. Almeno per me, l’ora del rock ad roll non è mai finita. Io continuo a suonarlo. E continua a piacermi”. 



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