Zelig? No, meglio la notorietà slow. Battista ad Affari: "Amo la vita a ritmo diesel"
di Ariela Baco
Ci sediamo in un giardino e cominciamo subito a ridere. Lui è così simpatico! Maurizio Battista ha cinquantadue anni e tutta la semplicità di chi è comico per vocazione, talento naturale, e successivamente ricerca e studio. La sua carriera comincia nei piccoli locali, addirittura nei pub, e poi diventa cabaret e televisione – Assolo, Colorado, Unomattina – e teatro, specialmente a Roma e nel centro Italia, dove resta in cartellone un mese: due, trecento persone tutte le sere; un pubblico entusiasta che si diverte per tutta la durata dello spettacolo. Battista lo intrattiene quasi sempre da solo, parlando, scegliendo la comicità che gli deriva dall’osservazione della realtà quotidiana, dei giornali, degli episodi della vita della gente comune che, analizzata da lui, diventa speciale nelle manie, nei tic comportamentali o linguistici. Sul tavolino di fronte a noi ha il catalogo di un ferramenta. “E’ per il nuovo spettacolo” Ci dice. E comincia per primo a sorridere, perché è il primo a divertirsi in quello che fa, mentre noi ci aspettiamo di ascoltare una trovata che sicuramente sarà buffa: “L’ho preso stamattina perché mi serve per un monologo. Ho incontrato una signora che voleva un cappuccino molto chiaro, di un colore particolare. E mica è la sola! Le richieste nei bar sono molto complicate! E allora ecco il catalogo dei colori! E poi c’è anche quello che potrei utilizzare per le schiume del latte.” 
Maurizio Battista
Il suo lavoro è cominciato a sedici anni, proprio come barista, e con i soldi guadagnati in televisione e con gli spettacoli, ha comprato una casa e un bar tutto suo. “Che però ho dato in gestione!” Sottolinea. Poi sorridendo ci racconta che lui, pur sapendo l’argomento delle sue battute, improvvisa sempre. “Non ho memoria, perciò l’improvvisazione è una capacità che mi salva dal difetto. Anche in un rapporto sentimentale: la stessa cosa. Se so cosa accadrà non mi piace, non mi emoziono.” Per lui la comicità è qualcosa di semplice. E la semplicità è la qualità che ama anche nelle persone. “Il teatro non l’ho mai considerato molto diverso dal bar. Il palcoscenico è come il bancone e i clienti sono un po’ come gli spettatori.” La popolarità non ha intaccato i suoi gusti, le persone che frequenta non sono diverse da quelle che frequentava anni fa. “Mi piace la famiglia: mio fratello, che lavora con me. I miei figli – che fanno invece uno il poliziotto, l’altra l’università – e anche la mia ex moglie, che poi è la sorella della moglie di mio fratello. Tutti insieme.” La sua fidanzata ora si chiama Giusy. Ha i capelli molto scuri, un sorriso che abbraccia quelli che guarda e il panorama insieme. Lei fa l’estetista. E gli fa molti regali. “Mi ha insegnato ad amare gli animali. E questo è un sentimento nuovo. L’amore sarà anche il tema del mio prossimo spettacolo: amore per i cani, per i figli, per Roma. E per le donne, ovviamente.”
Lo aiuta a scrivere Riccardo Graziosi, che è anche un giovane attore. “Io non ho fatto Zelig ma il pubblico crede sempre che ci sia stato! Invece alla mia notorietà manca proprio quel tipo di passo. Ma non sono dispiaciuto. Per la strada mi fermano dieci persone al giorno: perciò posso fare la vita che voglio. Frequentare tutti i posti che mi pare. Se mi fermassero cento persone al giorno sarebbe un lavoro!” Lui porta un orologio rosso al polso. Il suo viso, con la barba fatta in modo accurato, è proteso verso di noi. Ci parla e non è distratto dalle persone che passano, dai suoni intorno. Ci regala la sua concentrazione, il suo interesse. “Se fossi troppo noto dovrei evitare le folle, starmene isolato. Invece io amo il mio quartiere. E la vita con un ritmo diesel: ho ancora una strada da affrontare, e alla mia età è un piacere. Non vado di corsa e il viaggio mi piace.” Anche la sua idea di passione comprende i viaggi. “Quelli che non ti fanno venire la gastrite: quelli lenti.” E lentamente, ma con successo, Maurizio Battista è arrivato al cinema. A febbraio 2010 lo vedremo recitare nel film di Pupi Avati Il figlio piccolo, insieme con Luca Zingaretti. “Ho faticato per ottenere quello che ho. Ma è stata una fatica gradevole, composta da una scala che io ho percorso uno scalino alla volta.” Lui parla animatamente, ma come pervaso da una continua linea di serenità. “Ho poi la passione delle patatine fritte mangiate con jocca: i fiocchi di formaggio!” E le donne gli piacciono in tanti modi. “C’è stato un periodo in cui pensavo che mi piacessero le loro gambe; poi il seno; poi il viso… poi cambiavo idea. Perciò ora credo che ancora non ho capito cosa mi piace di più.” Continua a pensarci. “Però sono fedele… entro certi limiti.” Gli fanno paura le persone diffidenti. “Chi diffida deve aver fatto qualcosa di male. E poi è triste… Io non sopporto le persone tristi...! Certo, se c’è una ragione occasionale è diverso. Se c’è un momento di tristezza io ascolto, e assorbo. Perché credo di essere sensibile. Sia nell’osservare e cogliere la comicità, sia nell’accorgermi del dolore. E non riesco a restare indifferente.”
Parlare con lui ci fa venire voglia di vederlo ancora, non solo a teatro, ma in pizzeria, a casa di amici, o anche per un aperitivo. “Sono un impulsivo: rifletto poco. Rifletto dopo, quando è troppo tardi. Però spesso mi intimidisco e lascio agli altri l’iniziativa… Specialmente con le donne. Io comincio i giochi verbali: per sondare; per capire se posso rischiare oppure no. Non mi va di subire un rifiuto, alla mia età!. Invece con i messaggini sul telefono, oppure con gli inviti simpatici… Si capiscono tante cose, dalle risposte: le aperture, di che tipo sono. Allora si può uscire insieme. E anche lì, attraverso il gioco verbale – come in uno schemino con le rispose a; b; o c, no? - posso intuire se una donna è interessata. Beh, poi se esce tre volte con me una ragione ci sarà, no?” Il denaro è per lui qualcosa di utile per vivere meglio. “Io lo so come si sta male senza soldi… me lo ricordo bene.” La serenità è anche una sua piccola arma. “Recitare in piazza è un atto coraggioso. La piazza è grande, il pubblico enorme. Spesso rumoroso e distratto. Però io l’ho fatto e ne vado orgoglioso. Certo, scegliendo, preferisco il teatro.” Sebbene i teatri dove lui recita siano tutti molto grandi. “E’ vero: ma il pubblico paga un biglietto e perciò è sempre motivato.” Il pubblico vuole ascoltare lui, ridere insieme con lui. Sapere che c’è un modo per fare ironia su se stessi. Senza cinismo e senza dolore.



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