Il battesimo si fa sul web

Lunedì, 25 gennaio 2010 - 09:26:00

di Francesco Pira

“Facebook può essere usato per fare evangelizzazione e catechesi, ma deve essere uno strumento utilizzato per servire la verità”. Che bella questa espressione: “servire la verità”. In un momento in cui nessuno lo vuole fare che l'arcivescovo di Udine, monsignor Andrea Bruno Mazzoccato, forte anche delle parole di Benedetto XVI, si pronunci con risolutezza, confessando anche di leggere e rispondere a tutte le mail che i giovani che conosce durante i suoi viaggi pastorali gli scrivono, è un segno dei tempi.

Ed il Vaticano che punta sulle “parrocchie digitali” ci fa comprendere che se ancora la pubblica amministrazione o la politica non hanno compreso il valore della rete, la Chiesa lo ha capito e vuole utilizzare fino in fondo le nuove tecnologie. Senza dimenticare, come ha sottolineato un Cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, citando un rabbino “il Signore ci ha dato una bocca e due orecchie, e dunque bisogna ascoltare il doppio di quanto si parla”.

Ma lo si può fare anche attraverso la rete. E non la rete degli apostoli-pescatori, come ha spiegato in un servizio il Tg2 Rai, ma la rete internet, quella dove i giovani trascorrono tante ore. Lo aveva capito Papa Giovanni Paolo II che nel 1997 aveva lanciato il sito web www.vatican.va  e poi il 15 agosto del 98 aveva trasmesso attraverso la rete un messaggio domenicale. E adesso Benedetto XVI, i Papa teologo, si è lanciato in una difesa dei nuovi media ricordando che il web “è una grande opportunità per i credenti. I nuovi media offrono ai sacerdoti prospettive sempre nuove e pastoralmente sconfinate”.

Tutto molto vero anche se ripensando ai nostri parroci, e più in generale ai tanti sacerdoti in cui ci imbattiamo non ci viene facile pensare che l'operazione possa essere indolore.

Tanti sono anziani, molti invece provengono da altri paesi, non parlano la nostra lingua.

Mi è capitato di sentire le omelie di preti polacchi, rumeni o che vegono dai paesi africani.

Hanno difficoltà ad esprimersi in italiano. Per loro sarà difficile creare parallelamente alla parrocchia reale quella virtuale.

Ma forse nelle intenzioni del Santo Padre c'è anche una nuova formazione per i sacerdoti dedicata alle nuove tecnologie che dovrà investire di sicuro i seminari per spiegare quale può essere un uso corretto delle nuove tecnologie per fare proseliti.

Monsignor Claudio Maria Celli, Presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali ha spiegato ai sacerdoti già cybernauti che  non esiste “una specie di grande regia digitale dalla quale diramare elementi di una nuova evangelizzazione. La rete deve essere vista piuttosto come uno stimolo per ampliare il campo dell'ascolto e le occasioni di dialogo”.

Già, sono queste le due parole magiche che la Chiesa ha capito sono necessarie per intercettare i giovani, i non credenti, persone che trovano risposte sul web alle loro domande.

Papa Ratzinger vuole cercare anche di raggiungere via internet :”quanti non credono, sono sfiduciati e hanno nel cuore desideri di assoluto e di verità non caduche”.

Una missione davvero difficile quella che la Chiesa vuole portare a termine.

Già qualche risultato c'è. Il sito Pope2you ha avuto solo nel periodo di Natale, dicono i responsabili oltre 2 milioni di contatti e sono state scaricate più di 70 mila cartoline del Papa.

Un risultato importante. Ma il vero obiettivo è quello che ci siamo permessi di scrivere più volte: ascolto e dialogo. Chi l'ha capito veramente è stato Barack Obama.

Ma nonostante tutto sta crollando nei sondaggi. L'ascolto e il dialogo non corrispondono al consenso? Non sempre. Ma il tentativo di portare la verità attraverso la rete va fatto.

E questo la chiesa lo sa. E così  sia.

francesco@francescopira.it

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