Baricco e la cultura dei no
Di Luca Vaglio
Lo scrittore Alessandro Baricco, sulla pagine di Repubblica, è tornato sulla sua proposta di usare i soldi pubblici ora investiti nel finanziamento di teatri stabili e spettacoli allestiti in borghi e città della nostra bella Italia per portare la cultura (E perchè no? Anche il teatro) nelle scuole e in televisione. Vista la contrarietà di buona parte del mondo del teatro e del cinema, da Sergio Escobar (direttore del Piccolo Teatro) a Luca Barbareschi, da Lella Costa a Paolo Sorrentino, da Nicola Piovani e Gigi Proietti fino a Dario Fo che invoca però regole più trasparenti nella distribuzione di finanziamenti, Baricco ha pensato: "Forse non sono stato capito, non mi hanno letto bene. Io non penso che i contributi pubblici alla cultura debbano essere aboliti..., ma piuttosto immagino che potrebbero essere più opportunamente investiti per promuovere l'arte e la conoscenza in quei luoghi dove è verosimile incontrare più persone, la scuola e la tv, appunto".
Così, nel dubbio di essere stato frainteso, Baricco ha riformulato la sua tesi, che peraltro era chiarissima da subito. Con ogni probabilità non c'era stato alcun equivoco. Semplicemente, si è manifestata quell'attitudine a rispondere automaticamente no ai cambiamenti che troppo spesso affligge chi nel mondo della cultura si è guadagnato visibilità e qualche onore...



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