Uno scrittore al cinema/ Alessandro Baricco ad Affaritaliani: "Fare un film è come scrivere un libro. E' molto più difficile promuoverlo..."

Domenica, 19 ottobre 2008 - 10:00:00

di Nicole Cavazzuti

Il film/ "Lezione Ventuno", alto potenziale artistico ma troppo sofisticato
Torinese, classe 1958, Alessandro Baricco è uno dei nomi di maggior spicco del panorama culturale italiano: scrittore, critico musicale, regista teatrale e fondatore della Scuola Holden a Torino, dove si studiano tecniche della narrazione con uno sguardo multidisciplinare, oggi è anche regista cinematografico. Il suo esordio? Il film "Lezione ventuno", tratto da un soggetto inedito dello stesso Baricco e prodotto da Fandango Distribuzione con Rai Cinema. “Il film è il racconto della notte in cui venne eseguita la Nona sinfonia di Beethoven attraverso la rievocazione da parte di uno studente della lezione più bella del suo professore universitario Mondrian Kilroy (personaggio creato nel suo libro "City"), la numero 21. Ma è soprattutto un film sulla vecchiaia, una pellicola dal valore universale, nel senso che non ha riferimenti specifici alla realtà”, spiega ad Affaritaliani Baricco.

Hai scritto "Lezione ventuno" pensando già al cinema?
“Sì, era una storia che avevo in testa da tempo e a un certo punto mi è parsa perfetta per un film”.


Alessandro Baricco
Perché hai deciso di dirigerla tu stesso?
“Perché trovare un regista che potesse fare un film del genere era quasi impossibile. Così è venuta fuori l’ipotesi di farlo dirigere a me”.

Qual è stato l’aspetto più difficile da superare?
“Sul set non ho avuto problemi a dire il vero: la difficoltà viene ora, che devo promuovere il film e continuare a rilasciare interviste. Non mi piace parlare tanto e non mi trovo molto bene in questo ruolo, ma è necessario”.

Scrittori che diventano registi, registi che diventano scrittori: qual è il legame tra cinema e letteratura?
“In ogni caso si raccontano storie. C’è un rapporto simile alla parentela tra il direttore d’orchestra e il pianista: si tratta sempre di musica. Certo, i ritmi sono molto diversi, ma la matrice comune è avere un pubblico davanti a cui si narra un racconto”.


Una scena da "Lezione 21"
Tra gli ultimi film che hai visto al cinema quale suggeriresti?
“Gomorra: è un film che ha uno stile molto alto e coraggioso, una pellicola che tratta un tema imponente. Il risultato è un mix tra tradizione e modernità, realizzato con grande rigore. Mi è piaciuto molto per la capacità di prendere storie dalla contingenza molto chiara per poi raccontarle rendendole universali, saldando insieme la memoria e la denuncia di una piccola tessera del mondo ma raccontando allo stesso tempo una cosa che chiunque nel mondo può riconoscere. In pochissimi ci riescono”.

Dal cinema alla letteratura: che libro consigli di leggere?
“2666, di Roberto Bolaño, uno scrittore cileno poi cresciuto in Messico. Si tratta di un romanzo diviso in cinque libri. In Italia sono state edite per ora solo le prime tre parti del romanzo, ma so che nei prossimi mesi usciranno gli altri due capitoli. E’ un libro con moltissimi personaggi (un misterioso scrittore, i quattro studiosi che lo cercano in giro per il mondo, un pittore che si è tagliato una mano e vive in un manicomio svizzero, una donna bella e folle, un giornalista nero che capita per caso in Messico e si trova coinvolto in una inquietante vicenda di delitti seriali), un labirinto di luoghi, di segni, di incontri, di libri, di quadri, di sogni, di storie che generano altre storie”.

Che progetti hai per il futuro?
“Promuovere il film e proseguire nella stesura del mio nuovo libro, di cui però non voglio anticipare nulla”.

A proposito di nuovi libri, cosa pensi della strategia di Coehlo di diffondere i suoi libri on line? La ritieni un’opportunità o un boomerang per l’editoria?
“Coehlo non ha messo in rete un libro in uscita in libreria, distruggerebbe le librerie. Ha piuttosto pubblicato sul web alcuni dei libri vecchi, un gesto che comunque ritengo un po’ pericoloso perché rischia di mettere fuori gioco le librerie, per noi vitali”.

Ma tu metteresti in Rete un tuo libro?
“Forse, dovrebbero convincermi. Nel caso, pubblicherei i più vecchi”.

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