Bambini da telenovela
Di Pierot
Ma a che cosa abbiamo assistito con la storia del bimbo inglese di 13 anni, che ha un faccino da implume di 10 anni? E che è diventato papà.
Sembra una storiaccia drammatica di degrado psichico, di sconvolgimento infantile, di sessualità sbandata. E i genitori di lui, Alfie, e di lei, Chantelle, che ruoli hanno avuto? Con che coraggio hanno portato avanti e sostenuto questa vicenda che sembra solo generatrice di altri drammi, di altre confusioni sessuali, materne, paterne e filiali? I bambini, e gli adolescenti, ma anche tutti i primati superiori, come si sa sviluppano la loro formazione attraverso l’istinto dell’imitazione. E’ la loro “scuola”.
I cuccioli dell’uomo imitano mamma e papà, la società, i mass media che li coinvolge, li stimola e li fa giocare.
Possono imitare e introiettare la violenza o i buoni comportamenti. Dipende da molti fattori. Ad esempio in questi ultimi tempi spesso assistiamo a episodi di bimbi, o poco più, che imitano e mettono in atto cose da grandi, come lo stupro, le aggressioni, il coltello facile, i comportamenti più violenti presenti nel sociale, negli stimoli massmediologici, in famiglia…
Un orrore tutto normale e perbene.
Il nostro piccolo Alfie e la mamma Chantelle, che ha 15 anni e un viso perso in chissà quale sogno, imitano invece la realtà nella sua forma più normale e perbene, quasi da telenovela dove i Sentimenti giustificano tutto. E’ una corsa alla Rispettabilità, a mettere a posto le cose come vuole la Morale corrente, e ad esibirla, ovviamente, altrimenti in che società dello spettacolo saremmo! In questa corsa si sono inseriti anche altri due bimbi, due coprotagonisti, uno di 14 e l’altro di 16 anni, che rivendicano la possibilità di essere loro, uno di loro, il vero padre della piccola Maisie, nata da questa gara a chi gioca più seriamente il gioco degli adulti e la forza irrazionale ma spettacolare dei Sentimenti. Se tutti questi protagonisti avessero vent’anni in più saremmo di fronte ad una telenovela bella, tosta e avvincente. Ma non è così. Siamo in un dramma che recita la normalità.



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