Augusto Bianchi racconta ad Affari la sua community reale

Mercoledì, 30 dicembre 2009 - 15:31:00

di Virginia Perini

Augusto Bianchi
Augusto Bianchi Rizzi
Piccola area ludico-resistenziale. Così Augusto Bianchi Rizzi chiama il 'ritrovo del giovedì' che da vent'anni raduna una ottantina di persone nella sua casa in corso Venezia a Milano. Lui è avvocato, ma la professione che ha nel cuore è quella di attore. Ha esordito infatti nel 1961 al Piccolo Teatro di Milano in "Prendeteli con le pinze e martellateli" di Nuccio Ambrosino e Nanni Svampa. Poi si sono rivelati un successo anche "L'ultimo dei Mohicani" e
"La vita è un canyon". Sì, la sua anima è dedita all'arte. Al teatro e alla scrittura in primis. Ora per Mursia è uscito il romanzo La guerra di Nene, storia di una donna lasciata sola dal marito che combatte sul fronte russo.

E' proprio in quella 'casa del giovedì' che Augusto riesce a realizzare i sogni di una vita, invitando personaggi di ogni genere: jazzisti e attori, scrittori e designer. "Tutto è iniziato alla fine degli anni 80. - racconta Bianchi ad Affari. Avevo finalmente una casa grande e mi sono concesso alcuni regali: un biliardo, un pianoforte, un jukebox, un calcio balilla, un flipper, un ping pong e le freccette. Ho colmato così delle lacune ludiche dell'infanzia. Poi nel 1989 un aereo di ritorno da Cuba, pieno di italiani che tornavano a casa da una vacanza o da un viaggio culturale o di volontariato, non è riuscito a decollare: sono morti tutti".

IL LIBRO, LA STORIA DI NENE. QUANDO LA GUERRA LA FANNO LE DONNE

Corre l'anno 1942, L'Italia è in guerra, i nostri alpini sono sul fronte russo. Tra loro c'è anche il tenente-medico Vittorio, partito volontario con la gloriosa divisione Julia. Nene, la giovane moglie, è rimasta a casa a occuparsi del figlio appena nato e ad affrontare le quotidiane fatiche delle vedove del fronte.

"Le donne hanno un tipo di forza diverso da quella dell'uomo. E ce l'avranno sempre. Sono resistenti. Hanno onestà, pudore, fedeltà e pazienza. Gli uomini onore, coraggio e virilità - Augusto Bianchi racconta il suo nuovo romanzo La guerra di Nene, Mursia. "E' stato meraviglioso parlare di una donna nel romanzo e della sua personale guerra di solitudine, lavoro, povertà". E queste parole fanno riflettere sul ruolo della donna oggi. "Il lavoro ha cambiato tutto, ha portato la donna a realizzare una sua libertà. Oggi la donna è libera, anche sessualmente, una volta non lo era. Nel mio libro c'è un tratto dedicato allo scontro di due donne che poi rappresentano due diverse tipologie: una, la suocera è convinta che l'essenza di Nene si realizzi nel compiere i doveri di mamma e moglie. L'altra, la madre, crede invece che Nene debba essere anche donna. Sono simbolo dei tempi. La prima rappresenta il passato, la seconda quello che le donne hanno conquistato". E a chi sostiene che i mali della società siano da attribuire al '68 Augusto Bianchi risponde: "Che fesserie. E' stato fantastico. L'aborto e il divorzio sono le più grandi conquiste dell'umanità". E racconta un aneddoto: "Quando mio nonno morì, mia nonna, dopo 54 anni di un matrimonio che non l'aveva mai convinta, sul letto di morte disse: adess finalment podi viv".

La presentazione il 14 gennaio ore 21 a Palazzo Cusani. Via Brera 15, Milano

sua voce si fa cupa nel raccontare, tira un sospiro di sollievo e prosegue: "In quel momento ho capito che la vita va vissuta intensamente con le persone care e con gli amici. Poi c'è la politica. Sentivo il bisogno di avere un posto in cui poter 'non condividere' le idee con l'opposizione, un nido di libertà. Il giovedì mi piaceva... Così è nata la mia piccola area ludico-resistenziale".

Milano, anni 90. Prima di tangentopoli e dopo gli anni del terrorismo. Una metropoli che soprattutto in quegli anni non brillava per le iniziative culturali. "Un mio grande vanto? Nessuno dei miei ospiti ha ricevuto un avviso di garanzia". E se allora fu un successo con una ottantina di partecipanti fissi fin dalle prime serate, lo è ancor di più oggi che mantiene lo stesso numero e conta centinaia di aspiranti. Nell'era del web, della tv e delle community virtuali. Nell'era di Facebook 'il salotto' ha un che di anacronistico. E invece no. "La mia è una community vera. C'è gente che si è salvata dalla solitudine e che ha trovato amici e divertimento. Si sono formate coppie e famiglie. Anzi siamo una community anti-internet. Per celebrare ancora la bellezza del conoscersi dal vero, parlare, incontrarsi. E farlo anche con persone 'famose' in maniera del tutto naturale". Poi guai a chi lo chiama salotto. Questa espressione Augusto non riesce proprio a digerirla. "Perché non è un salotto. Qui vengono tutti. Invito persone di diverse professioni e fasce sociali. Non esistono i camerieri e siamo tutti in abiti casual. Mangiamo tutti insieme i piatti squisiti che prepara la signora Liliana e le specialità che arrivano direttamente dalle campagne di Lodi. E la cosa principale è che qui non si fa alcun tipo di business. Ho espulso gente perché veniva qui e cercava di fare dei casting. Una volta ho espulso anche un ladro, un professore universitario che rubava in casa da 7 anni".

 

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