Aste/ Il mercato dell'arte non sente la crisi, prezzi da capogiro per i grandi artisti

Sabato, 7 febbraio 2009 - 10:45:00


Di Milo Goj

Nel mercato dell'arte il diavolo non è brutto come lo si dipingeva: i risultati delle aste londinesi dedicate all'arte impressionista e moderna fanno tirare un respiro di sollievo. Sotheby's, con il 75,9% di opere vendute, realizza la performance migliore dall'estate scorsa. La parte del leone la fa un bronzo di Edgar Degas, “Petite danseuse de 14 ans”,  battuto a oltre 13 milioni di sterline, dopo che nel 2004 era stata aggiudicata a un'asta londinese per 5 milioni. Christies' ha una percentuale di venduti ancora superiore, pari all'83%. Claude Monet si piazza al primo posto, con “Dans la prairie”, acquistata per oltre 11 milioni di sterline. Quattro lotti superano i 5 milioni di sterline e 16 il milione. La tesi che anche in questo momento difficile le opere importanti si vendono sempre bene, anzi continuano a crescere di prezzo,  trova insomma una conferma. «Il mercato dell'arte risente della difficile situazione finanziaria, ma la correlazione non è diretta», ha affermato proprio ieri il professor Roberto Ruozi, per sei anni rettore della Bocconi e attuale presidente del Touring Club, presentando il convegno “Patrimoni artistici: aspetti legali, fiscali, contabili e trapasso generazionale”, promosso da Unione fiduciaria, «vi sono elementi di passione, culturali, di collezionismo, che lo rendono anticiclico, e comunque resistente alle crisi. Vi possono essere alti e bassi, ma l'andamento è in espansione».



Una chiave di lettura interessante arriva da un'indagine Rics, la più grande associazione a livello internazionale di professionisti che operano a livello immobiliare,  relativa al sentiment sui prezzi dell'arte e dell'antiquariato dell'ultimo trimestre del 2008. Lo studio è stato compiuto in Gran Bretagna e i suoi risultati sono indicativi per tutta l'Europa. In generale la situazione appare difficile, ma non catastrofica. La maggioranza degli addetti ai lavori (50%) ritiene che i prezzi restano stabili, mentre a riscontrare un calo è il 41%, contro il 9% che vede una crescita. Come misura del sentiment, Rics indica la differenza tra chi parla di un incremento e chi di una diminuzione: a livello generale il risultato è quindi negativo, pari a -32 (41 meno 9). Nessuno dei settori trattati alle aste gode di un sentiment con il segno più, ma i risultati cambiano notevolmente. I preziosi sono quelli che stanno meglio, con l'argenteria d'epoca che pareggia  e la gioielleria che tiene a -1: un trionfo in questi tempi di pessimismo generalizzato. Anche i libri antichi paiono quasi invulnerabili alla crisi, con -3. La prestazione peggiore è quella dei dipinti a olio o acquarello, -47.

L'arte contemporanea, con -41 apparentemente se la cava appena meglio. In realtà, pareggia il sentiment positivo, pari a +41 del trimestre precedente , luglio-settembre, quando pure si erano già manifestate le avvisaglie della crisi finanziaria. E' da notare che per le opere migliori, quelle da 50 mila sterline in su, il sentiment negativo è “solo” di -13, poca cosa rispetto al +66 del trimestre estivo. Oltre che sui prezzi, Rics da anche indicazioni sulle vendite del 2009. E il sentiment non è poi negativo. I pessimisti superano gli ottimisti soltanto del 5%, un sostanziale pareggio. Pochi settori finanziari o industriali possono vantare previsioni migliori sull'andamento della domanda.

 

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