Arte della seta/ Peccato e ironia nel "Il diario di Eva"

Martedì, 17 marzo 2009 - 12:35:00

Di Ariela Baco

“La Bibbia è un libro in cui manca l’umorismo”, è la critica che oppone la ragione. Attraverso l’ironia e la sagacia, la mente distingue se stessa  nella risata: attraverso il moto che scuote il petto, apre le labbra e fa sgorgare forte la voce. Così nel riso hanno spesso origine la  trasgressione e il peccato. La morte della creazione, teorizzata da Darwin, il dibattito scientifico e ideologico che ne seguì, ma anche le vignette, gli spettacoli e tutti i successivi testi parodistici – fino al libro pubblicato da Mark Twain Il Diario di Adamo ed Eva – sono tutti brevemente sintetizzati e giocosamente rappresentati nelle frasi degli attori dello spettacolo di Angelo Savelli,  Il diario di Eva , che a tutto questo si ispira: al riso, al peccato, alla nascita dell’uomo o soprattutto a quella della donna. Eva, la prima femmina, che compiendo il primo gesto della conoscenza, atto consapevole di disubbidienza ed affermazione, definì anche l’idea di conduzione e seduzione, portando con sé un’umanità intera, da una parte desiderosa di carezze di eccitanti sollievi, dall’altra del desiderio di tornare in un Giardino felice, privo di dubbi o di emozioni. Eva che al principio, sulla scena, non è che una moglie –  in questo caso dello scienziato Darwin – che con lui passeggia nel parco, e lo ascolta e gli risponde, con dolcezza ma soprattutto con  leggera ironia, capace di sostenere il dibattito anche con il Reverendo e di trovare, perciò, almeno nella logica del dialogo, una sintesi tra i due, che rappresentano il Dio e il cervello.


"Il diario di Eva"
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Fino a quando, l’arrivo in scena del bel giardiniere – il cui corpo è alto, muscoloso e teso - porterà, con l’irrompere del terzo elemento del confronto – i sensi – e al ritrovamento di un improbabile Diario di Eva, alla consapevolezza del sapere che una sintesi possibile non esiste. Da queste apparenti divisioni nasce però l’ amore “Che è incapace di giustificare persino se stesso”, come Eva stessa dichiara. Ma intanto lei ci prova. Dà così la vita, come fosse lei un dio creatore, ai gesti e alle parole che prima usa per denominare gli oggetti, poi per affascinare un Adamo al principio distratto. Lei è un’attrice magnifica: Lucia Poli. La sua presenza sulla scena è un atto di piacere. Non solo possiede la bellezza nella sua fisicità flessuosa, che la rende femmina senza età, ma è a tratti regale nella semplicità della sua eleganza; è simpatica nel suo sapiente uso della voce, che è tecnica e personalità fuse insieme. Lei cammina e si muove appena e parla e da sola è teatro intero. Noi la ascoltiamo e contemporaneamente anche ridiamo, senza che l’umorismo minimamente svilisca né la plasticità di un gesto, né il ritmo di un dialogo.

L’apparizione, sul palco, di un divertente e canterino Diavolo verde,  cinico, rassegnato,  ed anche lui onnisciente, a predire che il sesso sarà il pensiero principale delle generazioni future e a svelare il concetto di morte, non insegnerà ad Eva il dolore fino all’assassinio di Abele, quando scoprirà che quel corpo freddo non è fermo nel sonno, ma immobile nella condizione di non-esistenza. Eva riconoscerà che Abele è morto quando vedrà tornare sul viso del figlio la stessa espressione di quando era molto piccolo. Un ciclo compiuto, che la renderà vecchia e stanca. Un  dolore che conoscono anche i coniugi Darwin, poiché hanno assistito alla morte della loro bambina: però sono ancora in giardino, fino alla fine dello spettacolo: lui a continuare le sue ricerche, lei ad ascoltarlo e a guardare il corpo del giardiniere,  notando, con ragionevolezza e rassegnazione – ma soprattutto quasi ridendo – che le teorie evoluzionistiche del marito dovevano essere esatte, visto che la scimmia somigliava molto a lui… E nonostante l’ambizione volesse renderci direttamente discendenti di qualcosa che non potesse essere meno di un Dio.

Il Diario di Eva (o come Darwin ci caccio dall’Eden), liberamente ispirato agli scritti di Mark Twain e Charles Darwin; regia di Angelo Savelli, con Lucia Poli, Stefano Gragnani , Simone Faucci. Al Teatro della Cometa di Roma e poi in tournèe.

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