Arte della Seta/ Massimo Lugli ad Affari: "Il sesso? Ho avuto un passato irrequieto..."
di Ariela Baco
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![]() Massimo Lugli |
I suoi occhi sono più grandi e più scuri di quelli della pantera che lui dice di aver visto girare per Roma; il suo è un giornalismo di cronaca nera da quando era ragazzo; i suoi libri sono pieni di avvenimenti bui. Per Massimo Lugli la chiara popolarità è arrivata invece con il terzo posto al Premio Strega di quest’anno, con il romanzo L’istinto del lupo (Newton Compton). "A me piace raccontare delle storie. Quando il direttore del mio giornale (Repubblica) – Ezio Mauro - alcuni anni fa mi ha proposto di passare alla cronaca giudiziaria, dove sicuramente avrei fatto carriera, io ho rifiutato. Quello che scrivo negli articoli e anche quello che scrivo sui libri: tutto nasce dalle storie che cerco per le strade".
Lui è piccolo, ma le sue braccia sono muscolose: ha fatto arti marziali fin da quando era adolescente ed ora pratica Tai Ki Kung. "E’una disciplina che con il mio maestro seguiamo da anni e che scriviamo così per mettere l’accento sul lavoro, e non sulla forza del pugilato". Eppure tutta la sua energia fisica, improvvisamente sfocia nella forza larga, distensiva e placata del suo sorriso pieno, e contagioso, e giovane.
![]() Lo scrittore-cronista di nera |
SCRITTORE E GIORNALISTA - Massimo Lugli è un uomo di cinquantaquattro anni, circondato dalle tragedie ma ancora intrigato dal fantastico. "Nella realtà mi ritrovo a cercare l’evento nascosto, il particolare surreale che mi possa catturare: animali feroci che girano per la città, eventi magici che sembrano accadere. Un episodio del nuovo romanzo che sto scrivendo prende spunto da un fatto di cronaca: una donna mi ha raccontato che aveva due figli: uno era morto, lei l’ha sognato e lui le ha detto che anche l’altro sarebbe morto. Allora lei ha controllato, ma il bambino era nel suo lettino, vivo. Poi, la mattina dopo, era deceduto… Nessuna spiegazione, nessuna ragione per la sua tragica fine".
I CAMBIAMENTI - Chi fa il suo mestiere ha un rapporto quotidiano con la violenza. "Il linguaggio dei miei libri è spesso pieno di turpiloquio, come nella vita quotidiana. Nel mio primo romanzo probabilmente c’era anche un po’ di autocompiacimento per questa caratteristica linguistica". Ha un rapporto quotidiano anche con la morte. "Faccio i conti con l’orrore tutti i giorni. All’inizio guardavo i morti per crearmi una scorza e indossavo la maschera del cinismo. Ora ho cominciato a provare compassione, a pensare a coloro che gli sopravvivono, ho cominciato a pensare al dolore… perché ho capito che si può essere cinici senza essere spietati: ed è quello che sto cercando di scrivere nel prossimo romanzo".
LO STREGA E IL SUCCESSO - I suoi occhi sono così attenti da sembrare quasi fissi: toccano prima i passanti, poi noi. E sappiamo che nulla è sfuggito alla loro fotografia, e potrebbero descrivere e riprodurre, a memoria, anche le linee delle cuciture delle stoffe degli abiti di tutti quelli che lui ha visto correre via. "Sono stato molto contento di aver partecipato con successo al Premio Strega… sebbene il giorno dopo mi trovassi nuovamente in giro, per lavoro, a prendere offese dalle famiglie dei violentati, che io volevo intervistare…! Ma è anche vero che ora la gente sa che sono uno scrittore, talvolta mi riconosce, e a me fa tanto piacere". Poi spalanca gli occhi, e tutto sembra esserne inglobato. "Mi rende felice la mia famiglia: mia madre, mio fratello, mia moglie e mia zia erano con me alla premiazione. Sono loro il clan che mi protegge. Mia madre criticava la mia scelta giornalistica – la cronaca nera per lei era una cosa di basso rango". Massimo Lugli allora ride: "Mia madre è una donna sofisticata, elegante, sempre con la sigaretta accesa; una delle prime divorziate d’Italia, collezionava arte… Qualche mio personaggio le somiglia. Mio fratello vive in simbiosi con me: è giornalista anche lui, abbiamo la stessa voce".
SULLA MOGLIE - E poi il suo sguardo diventa stranamente dolce. "Mia moglie Alessandra l’ho conosciuta a una festa. Io stavo con un’altra. Ma l’ho vista e ho pensato che aveva scritto in fronte che sarebbe stata mia moglie. L’ho sposata dopo sei mesi perché prima il prete era in vacanza…! Lei è bellissima; di una bellezza inconsueta: ha le sopracciglia all’insù; l’aria vigile. E’ corteggiatissima". Poi diventa serio. "Ho avuto una vita sentimentale e sessuale molto attiva; c’è stato un periodo della mia vita, quando ero un po’più giovane, in cui facevo l’amore con qualsiasi cosa camminasse. Poi ho incontrato Alessandra. E ho capito che lei mi avrebbe cambiato l’esistenza…".
SUL TRADIMENTO - Ma la sua espressione è nuovamente serena, mentre dice: “Quando Dio ti attraversa il cammino, devi accettare. Io e lei abbiamo lo stesso tatuaggio. Però io sono credente e quando vado a messa, o faccio meditazione cristiana, lei, per esempio, va in giro per negozi! Ma abbiamo la stessa idea della fedeltà: come valore". Poi ride: “Se mi tradisse con una donna non mi importerebbe: sarebbe un campo d’azione diverso, tutto suo.” Eppure pensiamo che al suo sguardo non possa sfuggire la bellezza intorno. "Sono sensibile al corteggiamento… conosco bene i meccanismi della seduzione. Ma mi trattengo. Perché credo nel matrimonio come sacramento. Però a volte ho nostalgia per il clima ideologico degli anni settanta, per quella libertà totale…". Ed aggiunge: “ In una donna mi colpisce il fascino dell’essere mediterranea: la donna bruna, femminile. Per me non c’è bellezza senza queste particolarità".
IL RIMPIANTO - Massimo Lugli ama molto il cinema, i viaggi. "Con mia moglie mi sono adeguato: ho cominciato a viaggiare da ragazzo andando in un Atol – un’isola deserta dove per mangiare si doveva pescare – con lei invece ci si muove in modo diverso : dall’Atol all’Hotel !". Ama il suo cane e il suo gatto. "La cosa che tanto mi dispiace è non avere figli. Io sarei stato un buon padre! Avrei adorato insegnare loro le arti marziali…".
IL SOGNO - Lui legge molta letteratura inglese e italiana. “Il romanzo che sogno di scrivere un giorno, quando non lavorerò più e avrò tutto il lungo tempo per documentarmi, è sulla battaglia di Crecy del 24 agosto del 1346: il massacro. Voglio scrivere la storia di un arciere inglese e di un cavaliere francese; dei cavalli, grandi e mostruosi, che erano una delle loro armi… Soldati che non conoscevano le regole cavalleresche; e del sangue.” Un tempo lungo che lui avrà, con la tenacia che lo caratterizza. Spesso mi accusano di essere cocciuto, oppure distratto, di avere qualche fissazione. Ero violento e fumantino, in passato, ma mia moglie mi ha insegnato a non esserlo. E io ho imparato.” C’è una sorta di programmato benessere nella sua vita. Quando esco di casa lei mi raccomanda di divertirmi. Non le interessa il denaro, il successo. Le interessa che io stia bene. Io la seguo a teatro, dove lei deve andare per lavoro. E per lei scelgo i regali: l’ultimo è stato una collana con dei diamanti neri. Il prossimo sarà una pelliccia… Com’è sensuale una donna con la pelliccia…”. Diventa sinuosa, nera e misteriosa, come la pantera che lui solo ha visto.



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