Arte della seta/ La matita de Il Manifesto si confessa con Affaritaliani
“Questa è una casa felice. Io ci vivo insieme con mia moglie e mio figlio. Mia moglie Dianela è cilena. L’ho conosciuta durante il plebiscito che Pinochet perse, alla fine degli anni ottanta. E mi sono innamorato immediatamente della sua bellezza composta. Lei è piccola – e bassa: e voleva fare l’hostess! – il suo corpo non ha niente che colpisca immediatamente, non è invadente. A me restarono dolcemente impressi i suoi denti davanti, leggermente sovrapposti. Credo che i difetti siano così affascinanti…” Sono la particolarità che interrompe la linea prevedibile delle forme, la particolarità che rende unico un corpo, asimmetrico rispetto alle aspettative. “ La chirurgia estetica ha come risultato finale l’omologazione e l’insignificanza. Sono i difetti, le rughe, le espressioni particolari a creare il fascino erotico. Sono la storia che ci portiamo addosso: se non c’è, se non la mostriamo, non c’è curiosità né scoperta.”
Il suo parlare diventa fervore: “ La curiosità è la molla che ha mosso la mia vita. Se non si è curiosi del presente non lo si è del passato. Anche il lavoro come giornalista inviato è stato frutto di questo pensiero. Partivo perché le storie bisogna andare a cercarle. E partivo contro la guerra. Poi raccontavo storie minime, di persone vive o morte di cui cercavo l’identità, il nome. Anche i miei libri sono costruiti inseguendo le storie dei personaggi che ho in qualche modo conosciuto. “ Ma le sue storie non sono comiche. Solo il disegno lo è, nella sua gioiosa irriverenza. “ La mia satira è di attacco e di offesa: è come un urlo. E’ breve. “ Poi il suo viso si distende in un sorriso calmo, che serenamente abbraccia noi e i suoi strani oggetti intorno: i bicchieri di molte fogge, una rana ballerina, fiori secchi e taccuini. “ Il racconto invece è un fatto d’amore. Mi danno la possibilità di ricomporre il puzzle di tutte le conoscenze, o i luoghi, che mi porto dentro, come schegge. Come immagini sedimentate, presenze ingombranti.” Che nella compiutezza delle storie trovano il loro naturale fluire, la logica del perché son restate nella memoria, la possibilità di assumere un significato unico e narrativo.
“ I mezzi della narrazione sono tanti. La tv ha molti difetti ma è un mezzo, appunto. E potrebbe essere riempita anche di cose buone.: non è sbagliata in sé. Nessun mezzo può esserlo. Eccetto le armi: possono solo uccidere.” E’ il conformismo ad appiattirla: “Quello dei corpi che corrisponde a quello delle menti.” Per esempio. “Io non ho particolari soluzioni da suggerire.” Per un nuovo benessere sociale. “Credo che ci debba essere una distribuzione della cultura, una distribuzione del reddito. Che bisogni fondare una cultura del diritto e colmare l’enorme dislivello sociale tra povertà e ricchezza. Come affermo continuamente non sono di sinistra, sono comunista. Ma credo che la forma dell’aggregazione nel partito sia una formula superata. Anche se la voglia di partecipazione pubblica c’è, basta osservare il grosso impegno degli italiani nelle attività di volontariato.” Per scrivere Vauro non usa il computer. “Scrivo tutto a mano e in stampatello: come per le brevi frasi delle mie vignette.” Ha un’altra figlia, che vive con la sua prima moglie, e che si chiama Fiaba. “ In qualche modo disegna anche lei: per la moda.” Ha amici che fanno i giornalisti, i fattorini, i reporter. Gli piace cucinare i ragù toscani – con il coniglio, il cinghiale. E noi uscendo, lasciando la sua casa, lo salutiamo come qualcuno che rincontreremo.



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