Il mondo dell'arte è una Casta? Il dibattito continua
![]() Carola Barbero |
Bell'articolo, anche se, in un certo senso, "scopre l'acqua calda". M.A. Filippi dice "Sgarbi, senza volerlo, ha consegnato su un piatto d'argento la dimostrazione che nella dittatoriale e stitica cupola dell'arte contemporanea, non si può agire in modo solitario. Non si possono infrangere le regole non scritte dei grandi burattinai", e certo, ma sarebbe ingenuo aspettarsi qualcosa di diverso. Il mondo dell'arte (per usare una terminologia di A.C. Danto), ora funziona così, non c'è niente da fare. "Con buona pace di Sgarbi, noi italiani siamo molto meno lobotomizzati dello stuolo di artisti che bazzica la Biennale, alcuni dei quali affastellati negli stand da libreria del suo Padiglione, per tacere di quelli disseminati tra Giardini, Arsenali e Paraspazi": ma qui non si tratta tanto di essere lobotomizzati, quanto piuttosto di capire quali sono le regole del gioco. L'arte, di questi tempi, funziona così, e se vogliamo - come peraltro è non solo legittimo ma anche auspicabile - cambiare qualcosa dobbiamo farlo agendo dall'interno, altrimenti rischiamo di non ottenere nulla, se non un "ruttino digestivo". "E allora, cosa significa, oggi, fare l'artista? L'arte ha ancora una sua funzione catartica? Un senso? Gli artisti torneranno a mostrare quel che oggi non hanno il coraggio di dire? Se, come dice Sgarbi, ogni presente è presentabile e ognuno, nella grande infermeria dell'arte, ha i suoi curati, chiarisca una volta per tutte chi è il medico e chi il paziente". Gran finale: tutte queste domande e queste aspettative fanno capire perché, nonostante le delusioni, la chiusura del mondo dell'arte e i curatori che non fanno ciò che dovrebbero fare, continuiamo ad andare alle mostre, ad indignarci quando è il caso, e a commentare soddisfatti quando l'arte riesce ad arrivare a noi.



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