Arte della seta/ "In amore sono come Casanova...". Intervista ad Arnaldo Colasanti

Martedì, 13 gennaio 2009 - 10:00:00


Casanova
Di Ariela Baco

Anche se solo per qualche minuto è attraverso i suoi lenti gesti che molti di noi, ogni giorno, sono portati a sentire e a vedere la cultura. In televisione, su Raiuno, dentro il programma contenitore Unomattina, ormai da qualche anno Arnaldo Colasanti è riuscito a far entrare nei salotti, nelle camere da letto, nelle cucine italiane la letteratura. Attraverso il suo viso nello schermo. “Ho cominciato traducendo in linguaggio televisivo la sessuofobia di Manzoni, dimostrando la vera differenza tra l’amore e l’eros: la Monaca di Monza, come personaggio distruttivo, la mera carnalità; Lucia, come colei di cui tutti si innamorano, i buoni come Renzo e i cattivi come Don Rodrigo.” Una formula che ha funzionato ed anche oggi Colasanti muove le sue mani leggere per accompagnare i suoi discorsi sullo schermo e accanto a noi. Lui è anche docente di Letteratura Italiana all’università Roma2, critico letterario ed autore di numerosi saggi.

Ho cominciato dicendo una cosa sola, proprio come credo si debba fare in televisione: un messaggio che resta comunque complesso perché legato non solo al contenuto ma anche al mezzo. E per me la televisione è stata subito importante, perché mi ha dato del denaro fondamentale per la mia esistenza.  Naturalmente mi hanno presto accusato, per esempio di essere lo “Sgarbi dei poveri”. Muove ancora le sue belle dita e sottolinea con pacatezza: “ Ma io sono felice di questo appellativo: rendere accessibile la cultura è un compito che mi piace molto e credo che bisogna farlo senza aggressività. Voglio essere ben accolto, non dare di me l’idea di un narcisista; né essere troppo didattico e quindi noioso. Vivo la televisione pensandola come la mia conversazione con una bella donna al bar mentre accanto a noi che piano parliamo un’altra bella donna legge: ecco, non ci diamo fastidio.” Le sue lunghe dita ora sono ferme. “ Il rapporto con il pubblico è sempre seduttivo: la televisione entra tra le persone mentre queste svolgono altre attività, cercando di attrarle.”

Anche la vita quotidiana di Colasanti è composta di altro. Lui sorride morbidamente. “Non sono molto mondano. Vivo con mia moglie Christine e mia figlia Miranda. Christine l’ho incontrata anni fa e sono andato a prenderla sino a Sydney. Lei mi disse che sarebbe tornata solo se ci fossimo sposati. Ed io l’ho fatto.” L’ha conosciuta all’interno del suo mondo culturale, durante una conferenza. “All’inizio ero attratto da un’altra ragazza, seduta in terza fila … ma poi ho conosciuto lei! Ero così affascinato da tutto ciò che in lei era diverso: i colori chiari della sua pelle, dei suoi capelli. Questo chiarore… che corrisponde anche ad un tratto psicologico luminoso e importante della sua persona: lei è molto buona.” Christine fa la regista. Il suo mondo creativo è tutto visivo. Colasanti spalanca i grandi occhi. “ Quindi anche nella vita l’amore è importante, non solo nella letteratura. Quello per mia figlia… per le donne. Ogni donna che ho avuto mi ha attratto per una particolare caratteristica  perché io mi sento ammaliato dalle  possibilità che le differenze donano all’amore. Nella vita infatti accade lo stranissimo fatto che non incontriamo mai ciò che rappresenta l’incarnazione del nostro ideale. La natura umana non è monogama. Nella vita sociale io sono un politeista, in amore ciò corrisponde al fatto che la monogamia sia solo il mio stato civile.”


Arnaldo Colasanti

Oppone un poco di silenzio, come per ricercare le parole più precise e insieme più semplici per spiegare. “Nel mio amare le donne mi sento come Casanova e non come Don Giovanni. Quest’ultimo, se ci riflettiamo bene, nonostante il suo continuo passare da una femmina all’altra, seducendole tutte, era statico. Riduceva tutte le donne ad un elenco, ad un numero: l’unità. Erano tutte la donna da possedere. E infatti il personaggio di Don Giovanni è stato principalmente rappresentato in un luogo statico come il teatro.” Le sue belle mani si poggiano inquiete sul tavolo. “Casanova invece ama realmente le donne proprio nella loro diversità e pluralità. Per lui sono tante e tutte carezzevoli. Ed infatti egli vive il linguaggio della prosa, scrive le memorie. Casanova va per il mondo, ne percorre le strade, viaggia. E’ lui il movimento. Quello stesso che per me determina la fascinazione.”

Quello stesso movimento che ora compie con le sue mani. “Le gambe sono perciò una parte del corpo femminile che molto mi attrae, proprio perché rappresentano il divenire. Il seno è invece un’immagine della femminilità che  trovo troppo ferma, immobile direi. Oggi, inoltre, c’è quest’invasione di cosmesi estetica di cui il seno è fin troppo rappresentativo. Ma fin troppo spesso è l’immagine di una bellezza che resta ferma e falsa.” Le sue dita sono ora lievemente piegate e ci chiediamo se il suo tocco leggero possa riuscire a lasciare qualche impronta sul legno oppure no… “ La fascinazione nasce nella vita. Successivamente l’ho ritrovata nella letteratura.” Le sue dita passano sul legno, come una carezza. “ Sono affascinato dalla conoscenza, nello studio e nell’eros. Molto anche mi colpisce l’esperienza. Sono un uomo adulto e non ho bisogno di conferme: forse è per questo che non subisco la seduzione delle Lolite…” Poi sorride. “Io sono pacato. O almeno aspiro ad esserlo. Tutta questa smania di novità mi infastidisce. Certo io lavoro nell’industria culturale: la televisione ma anche l’editoria, ed entrambe vogliono prodotti.” Tra breve uscirà, edito da Fandango, un suo saggio dedicato ad Enzo Siciliano.

Non appena un libro o un programma è pronto subito ne serve un altro. Allora credo che si debba avere il coraggio di lavorare intorno a questi, o a confezionarli – per denaro, per praticità – e poi però cercare di lavorare anche  su qualcosa che sia differente, che rimetta in movimento altre categorie della cultura. Per esempio la categoria della lentezza come valore. Infine bisognerebbe riuscire ad introdurre questa innovazione all’interno del sistema, come un cavallo di Troia.” Verso di noi le sue dita sono appena protese mentre esprime l’idea. Ora lui non è al di là dello schermo, ma la cortesia del suo gesto non supera comunque le barriere e l’aria resta un dolce filtro.

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