Franchini ad Affaritaliani.it: "Il nuovo libro di Paolo Giordano? Potrebbe arrivare nel 2011..."
| AFFARITALIANI.IT INCONTRA GLI EDITOR DI NARRATIVA ITALIANA...
L'EX DIRETTORE DELLA DIVISIONE LIBRI MONDADORI
FRANCESCO PACIFICO E FRANCHINI...
LO SPECIALE
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di Antonio Prudenzano
![]() Antonio Franchini |
E' stato lui a 'scoprire' Paolo Giordano e a cambiare il titolo originale del suo romanzo d'esordio, che poi avrebbe vinto il penultimo premio Strega: da "Dentro e fuori dall'acqua" a "La solitudine dei numeri primi". Giordano ci ha pensato un po' su prima di accettare quella modifica, che si è poi rivelata determinante per lo straordinario successo del libro. 'Lui' è l'editor di narrativa italiana più influente d'Italia, non solo perché lavora per l'editore più importante, la Mondadori. Antonio Franchini, napoletano classe '58, non ha scoperto solo Giordano. Nell'ambiente dell'editoria libraria è una star. Alla lista vanno infatti aggiunti, tanto per fare qualche nome, Roberto Saviano, Alessandro Piperno e l'ultimo della serie, Alessandro D'Avenia. Con Antonio Franchini Affaritaliani.it non ha parlato solo della sua attività di editor, ma anche delle sue passioni extra-professionali. Lo spunto di partenza, però, è l'uscita per Marsilio del suo ultimo libro, "Signore delle lacrime". Ambientato in India, il libro non è (solo) un resoconto di viaggio romanzato, né (solo) una meditazione sulla vita e la sua fine.
Franchini, è giusto definire "Signore delle lacrime" un "reportage narrativo"?
"Preferisco non proporre definizioni, ma se proprio devo allora parlerei di 'oggetto narrativo', una forma ibrida. Ho sempre scritto testi analoghi. L'unico mio libro più narrativo è la raccolta di racconti 'Acqua, sudore, ghiaccio' (Marsilio, 1998, ndr)".
![]() La copertina |
E' vero che non scrive romanzi per evitare un possibile conflitto d'interessi con la sua attività principale, quella di editor?
"Se non scrivo romanzi è solo perché non sono in grado...".
Cosa rappresenta per lei l'India?
"Dico una cosa banale: l'India è una culla di tante cose. L'Asia Centrale più in generale è una culla di culture che si espandono. Tutte le grandi religioni, ad esempio, nascono da questo territorio comune. E in India fisicamente sono stato due volte".
La narrazione è interrotta da numerose citazioni tratte dalla tradizione induista...
"Dalla mattina alla sera leggo narrativa italiana, che ovviamente mi piace molto, ma di tanto in tanto ho bisogno di 'staccare', di 'antagonizzare' queste letture con altre di tipo diverso. Dal momento che il principale rischio della narrativa è la volatilità della parola, perché l'incedere dell'azione fa sì che la parola sia vassalla dell'azione stessa, leggere testi sacri mi permette di avere di fronte pagine in cui al contrario la parola è centrale. Da qualche anno ho sviluppato questa forte passione per la letteratura della tradizione religiosa indiana, e 'Signore delle lacrime' ne è una conseguenza".
Scrivere "Signore delle lacrime" l'ha aiutata a fare un bilancio della sua esistenza?
"Sì, naturalmente".
Quando scrive riesce a essere lo spietato editor di se stesso?
"Si ha sempre bisogno di sguardi esterni".
Ma non dev'essere facile essere l'editor di Franchini...
"Ho lavorato con Marco Di Marco (editor della Marsilio, ndr) e penso che non ci siano state inibizioni da parte sua".
Di recente ha pubblicato un libro per bambini, "La principessa, la scimmia e l'elefante" (Gallucci edizioni). Com'è nato?
"Me l'ha chiesto Gallucci. Ho sempre raccontato storie ai miei bambini, quindi non è stato difficile".

E veniamo alla sua attività di editor. Se gli esordienti oggi sono di moda, la vita di chi già ha esordito è più complicata. Come aiuta i suoi autori a durare nel tempo e i suoi esordienti a sopravvivere dopo il boom dell'esordio?
"Il lavoro che si fa è lo stesso. E' sempre un discorso estremamente soggettivo, calibrato sull'autore, che dipende dalle caratteristiche psicologiche dello scrittore di turno. Venendo alla prima parte della domanda, il problema c'è, ma è la nostra contemporaneità ad avere una memoria più corta, non solo il mondo della letteratura. Quest'ultima è solo un riflesso marginale di tendenze ben più radicate. L'evoluzione della società da questo punto di vista va verso una direzione sempre peggiore, nel senso che siamo sempre più accelerati e probabilmente lo saremo sempre di più. Ognuno poi ha le sue strategie difensive: nella mia quotidianità faccio di tutto per riconquistare spazi di lentezza, di sopravvivenza individuale. E tornando agli esordienti di moda, il clamore è più che altro mediatico. Anche perché la situazione è la stessa del Dopoguerra. Anche allora si esordiva da giovanissimi. Prima, però, l'esordio non era identificato come tale. Penso che questa estrapolazione mediatica prima o poi si placherà".
Anche in Italia gli agenti letterari cominciano a contare...
"Da noi gli agenti sono ancora poco attivi con gli esordienti, lavorano soprattutto con gli scrittori già affermati. In futuro credo che saranno sempre più attenti agli esordi. Il mondo, soprattutto quello anglosassone, va in questa direzione".
In una recente intervista ad Affaritaliani.it, Baricco ha pronosticato che tra dieci anni lo scrittore italiano (attualmente) emergente di cui più si parlerà sarà Davide Longo. E il suo pronostico qual è?
"Ma pensa davvero che col mestiere che faccio possa rispondere a una domanda del genere?".
Sarà il 2011 l'anno d'uscita dell'attesissimo secondo libro di Paolo Giordano?
"Potrebbe...".
Un'ultima curiosità: quanto la sua passione per le arti marziali l'aiuta nel suo lavoro?
"E' determinante. Non potrei esistere senza una dimensione fisica. Quella intellettuale non mi basta".



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