L'anti-utopia passa per Venezia: dopo i gladiatori di Scurati, la dittatura democratica di "Nessun paradiso"
La recensione di "Nessun paradiso" (Round Robin) di Enrico Piscitelli
di Antonio Prudenzano

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LO SPECIALE
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Quasi in contemporanea con l'arrivo in libreria, per Bompiani, de "La seconda mezzanotte" di Antonio Scurati (già secondo per un voto nel 2009 al premio Strega con "Il bambino che sognava la fine del mondo"), romanzo distopico ambientato nel 2092, in una Venezia svenduta a una multinazionale cinese, in cui nell’arena di Piazza San Marco vanno in scena violentissimi scontri tra gladiatori, una micro-casa editrice indipendente romana, Round Robin, pubblica un altro romanzo anti-utopico, ambientato in parte proprio a Venezia: si tratta di "Nessun paradiso" di Enrico Piscitelli (che ha già pubblicato nel 2011, per Las Vegas edizioni, la raccolta di racconti "La minima importanza" e, nel 2011, per Effequ, il saggio "Shakerato, non mescolato"). Anche Piscitelli immagina la drammatica fine del nostro Paese tra qualche decennio. Nel suo caso non si ritorna ai gladiatori, ma a una "dittatura democratica", dove solo un piccolo gruppo di "pacifisti" prova a mettere in discussione le imposizioni del "partito unico". Quando "il Capo" di quest'ultimo viene ucciso, però, proprio i "pacifisti" vengono ingiustamente accusati del clamoroso attentato terroristico. E mentre l'autore, grazie a una prima persona incisiva, ci trascina nel vortice insieme al protagonista, uno dei dissidenti, per provare a capire cosa sta succedendo davvero, a colpi di ricordi ci mostra anche il suo difficile passato. "Nessun paradiso" è un libro teso, ben costruito, che non può non inquietarci.


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