Angela Bubba ad Affaritaliani.it: "Mi manda Paolo Giordano. Sogno la cinquina dello Strega...".
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![]() Angela Bubba |
Angela Bubba
, classe '89, è la più giovane candidata allo Strega 2010. Il suo primo romanzo, "La casa" (Elliot) è tra i 12 finalisti in corsa per il premio letterario più ambito e discusso. Per lei non sarà facile entrare in cinquina (che per l'editore di Newton Compton c'è già, come ha raccontato polemicamente ad Affaritaliani.it...), ma lo "sponsor" Paolo Giordano (trionfatore due anni fa allo Strega con l'esordio-bestseller "La solitudine dei numeri primi") che la presenta in qualità di Amico della Domenica avrà comunque il suo "peso" quando si tratterà di votare.Il 2010, per il premio Strega e per l'editoria libraria italiana in generale, è infatti l'anno degli esordienti. La Bubba fa parte della "categoria", anche se non è proprio così nuova a questo mondo: nel 2006 ha vinto il premio Verga e l'anno dopo è arrivata seconda al Campiello Giovani; nel 2008 si è invece piazzata seconda al Premio Calvino.
Affaritaliani.it l'ha incontrata...
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Cosa prova a essere tra i 12 finalisti dello Strega?
"Molta emozione, mi sembra quasi impossibile... Non so se arriverò in cinquina, un anno fa non esisteva nemmeno fisicamente il libro, tutto era volatile e incerto. Un grande premio è già essere stata pubblicata, curata con una grande sensibilità, e letta, soprattutto essere letta. Sulla cinquina c’è un grande punto interrogativo. Si spera ovviamente, e nel frattempo si scrive".
Cos'ha pensato quando ha saputo che Paolo Giordano avrebbe presentato il suo romanzo?
"Mi ha fatto molto piacere. L’ho immediatamente ringraziato. Mi ha consigliato di vivere 'l’avventura Strega' con serenità e divertimento".
Ha letto i libri dei favoriti: "Hanno tutti ragione" di Paolo Sorrentino e "Acciaio" di Silvia Avallone?
"Ancora no...".
"La casa" racconta non senza ironia l'epopea di una famiglia calabrese. Com'è nato il romanzo, così insolito per un'esordiente?
"Era nel mio 'archivio mentale' da moltissimo tempo. Ho iniziato prima a focalizzarmi su alcuni personaggi, calandoli uno per uno in racconti singoli. Il racconto per me è stato un genere di grande formazione, un grande maestro. E’ stato poi Massimiliano Governi, l’editor che ha curato 'La Casa' appunto, a spronarmi verso un contenitore narrativo più grande e compatto, in cui i vari personaggi potessero riunirsi e vivere insieme. Riguardo al tema, invece, non è poi stata una scelta. Più una necessità anzi; l’immagine di questa famiglia, una famiglia esistente (quella di mia madre cioè), mi ha sempre accompagnata, fin da quando ero piccola. E’ una famiglia stridente, particolare, una famiglia davvero come poche. Ovviamente io ho sempre filtrato tutto con una particolare caricatura, ho cercato di rendere tutto un po’ più grottesco rispetto al reale. Anche questo fa parte della letteratura".
Vuol fare della scrittura il suo lavoro? 
"Ora studio Lettere Classica alla Sapienza di Roma e fra qualche mese dovrei laurearmi.
Non sogno di fare la scrittrice, ma di essere una scrittrice. A livello lavorativo, mentale, fisico, affettivo. Tutto deve risolversi dentro questa parola. E’ la mia premessa per ogni azione o gesto, per ogni giudizio. La scrittura è veramente al di sopra di tutto".
Libri a parte, quali sono i suoi altri interessi?
"Anni fa avevo più interessi al di fuori dei libri, ero una persona molto diversa da come sono ora. Disegnavo, dipingevo, suonavo. Adesso non più, la scrittura assorbe le altre arti, è molto egoista, molto tiranna nel mio caso. Mi dedico comunque alla musica, nel senso che la ascolto, attentamente. Mi piacciono diversi generi: Nick Drake come Beethoven, i Pink Floyd come Chet Baker e la Sherazade di Rimsky-Korsakov. Quando ho più tempo a disposizione frequento musei e cinema, approfondendo così gli artisti che mi interessano. Ogni azione comunque tende sempre verso quel fine, la scrittura cioè, ogni influenza si riversa su di essa".
Sta lavorando a un nuovo libro?
"Il prossimo libro sarà diverso, e ci saranno altri moduli espressivi. Rimango fedele a quanto ho detto a Benevento, lo scorso 22 Aprile: 'Ogni storia deve essere raccontata con la sua lingua'. La storia di quella famiglia dunque, senza il suo tessuto primario, la sua pelle, quale io considero la parola, sarebbe stata certamente carente, ingiusta anche. Il prossimo libro sta ancora lievitando nel mio cervello, è nella fase d’incubazione, totalmente differente rispetto a La Casa".



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