Cortellessa attacca Carla Benedetti. Su Affaritaliani.it
di Andrea Cortellessa
(intervento in esclusiva per Affaritaliani.it)
Poche cose sono più ineleganti che difendere il proprio lavoro dalle critiche. Posso ben dirlo proprio perché sono un critico. Con Senza scrittori, però, mi trovo per così dire dall’altra parte della barricata e qui su Affari italiani già più volte mi sono visto costretto a correggere inesattezze o sviste, nella ricezione del film da me realizzato insieme a Luca Archibugi per la RAI Cinema di Franco Scaglia. 
Cortellessa e la Benedetti
Se però mi sono lasciato andare a un comportamento che in genere depreco, il che peraltro reitero in questo momento, è per un semplice motivo. Non essendo ancora il film ufficialmente distribuito, ed essendosi svolta sinora una sola anteprima (all’Azzurro Scipioni di Roma il 28 giugno), purtroppo solo pochi hanno avuto occasione di vederlo, e so con assoluta certezza che diverse delle numerose persone che in queste ultime settimane lo hanno commentato, molto semplicemente non lo hanno visto. Alice Di Stefano – che sul Giornale ha protestato per l’assenza, dal capitolo del film dedicato alla serata finale del premio Strega 2009, del libro di sua madre Cesarina Vighy – lo ha, qui, pubblicamente ammesso (dicendo di esserselo però fatto raccontare nel dettaglio) e le do atto di questa sincerità. Con lei, che conosco da quattordici anni, ho provveduto a spiegarmi personalmente, scusandomi per essere entrato in una sua vicenda privata che lei stessa aveva messo in campo ma che evidentemente non sta a me giudicare.
Altre recensioni o menzioni, in positivo (Walter Pedullà sul Messaggero, Marco Belpoliti sulla Stampa, Paolo Fallai e Franco Cordelli sul Corriere della Sera, ultimo in ordine di tempo Gabriele Pedullà col bell’articolo sul Sole 24 ore di ieri) o in negativo (Simone Ghelli sul sito Carmilla), sono state invece di spettatori del film, che ne hanno commentato contenuti e stile in modi assolutamente corretti sui quali posso dissentire (è ovviamente il caso di Ghelli) ma che con ogni evidenza rientrano nel loro diritto di critica. La maggior parte delle cose che ho letto, e guarda caso queste tutte in negativo, sono state però di non-spettatori del film: i quali nonché “farselo raccontare” si sono limitati a commentare… il primo articolo ad esso dedicato, quello di Francesco Erbani uscito sulla Repubblica che, subito prima della serata Strega di quest’anno (e con toni che inevitabilmente risentivano del fermento e delle polemiche di stagione), aveva visto il film prima di tutti, scrivendone positivamente.
Sul Giornale a più riprese (e tanto peggio se, come sostenuto da ultimo dal quotidiano, alla proiezione romana era presente un loro collaboratore: perché dunque non entrare nel merito dei suoi contenuti?) e su una quantità di siti ho visto discettare non del mio film, ma delle reazioni degli altri media. In modo simile, del resto, quando si discute di un libro o di un qualunque oggetto culturale su un lit-blog, la situazione-tipo è quella in cui il commentatore esordisce dicendo «io non ho letto il libro in questione, ma quel che ne dice Tizio è insopportabile, mentre quello che dice Caio conferma che si tratta di un genio». La situazione – anche al di là di trovarmici in mezzo come parte in causa - è interessante proprio in termini di semiotica della comunicazione.
Il caso che più mi ha impressionato, e che dovrebbe però piuttosto rientrare nella deontologia professionale, è quello dell’articolo di Carla Benedetti Processo alla critica, pubblicato da L’Espresso venerdì scorso e ripreso, in forma modificata e ampliata, dalla stessa autrice sul suo sito Il primo amore. Anche in questo caso – come appunto in quello del Giornale – è andata sprecata l’occasione per discutere di assetti proprietari in editoria nella distribuzione e nella vendita dei libri, in un periodo in cui sempre più chiara appare la sperequazione fra grandi gruppi e piccola editoria indipendente (alla cui protesta ha dato voce con sensibilità Simonetta Fiori sulla Repubblica nei giorni scorsi), che sono appunto i temi del film. Occasione sprecata grazie all’ennesimo articolo di C.B. interamente basato su pregiudizi (oltre che sulla solita sfilza promozionale dedicata ai soliti autori amici). Quando dico «pregiudizi» non uso una metafora, poiché appunto l’articolista non ha visto il film ma si basa unicamente sul citato articolo di Erbani sulla «Repubblica», estrapolandone frasi come per esempio «non ci sono più opere o scrittori o critici o riviste ma solo produzione industriale» che però, nel prosieguo del ragionamento di C.B. (se così vogliamo qualificarlo), vengono a me nella sostanza attribuite sostenendo che «quando [Cortellessa] loda qualcuno degli scrittori odierni, si affretta a precisare che “nessuno di loro è Dostoevskij”» (frase prelevata da un mio commento sul blog Lipperatura, dall’articolista evidentemente compulsato con attenzione) per concludere: «Cos’è questa volontà di lavorare al ribasso, di tagliare via gli alberi più grandi per poi regnare nel sottobosco?».
Se Carla Benedetti avesse visto il film (o se avesse letto anche solo la prima frase della sua presentazione) saprebbe che al Premio Strega dedica solo uno dei suoi cinque capitoli e che il titolo Senza scrittori è volutamente paradossale e ironico (mi rendo conto del fatto che C.B. è ideologicamente avversa, in quanto caratterialmente inidonea, all’ironia; ma un critico, se davvero fosse tale, dovrebbe essere in grado di cogliere almeno la più evidente intentio auctoris). Non mi sogno nemmeno di affermare, né in Senza scrittori né altrove, che «non ci sono più opere o scrittori o critici ma solo produzione industriale»; tanto è vero che la stessa C.B. che mi definisce «critico ed editor della piccola editoria» sa benissimo che da cinque anni dirigo una collana, fuoriformato de Le Lettere, che pubblica appunto autori nuovi o dimenticati che ovviamente per me (e in piccola parte grazie a me, anzi) esistono, eccome.
Semplicemente quelli che sono per lei «gli alberi più grandi» non lo sono per me: ma, almeno sino all’introduzione ufficiale del pensiero unico, mi ritengo in diritto di sostenere autori diversi da quelli sostenuti da lei. Non dice poi soprattutto, C.B., che imprese come fuoriformato (la quale si avvia infatti alla chiusura) sono oggi letteralmente strangolate dalla grande distribuzione e dall’organizzazione delle grandi librerie di catena (il cui funzionamento è discusso con ampiezza, in Senza scrittori, con Romano Montroni). Il (non nuovo) malanimo di C.B. nei miei confronti si spinge a indicare una prova del fatto che esistano oggi riviste autorevoli nella ricomparsa in edicola di «alfabeta», che cita per la presenza in essa di un articolo di Umberto Eco senza però dire che della rivista sono proprio io, insieme a Nanni Balestrini e Andrea Inglese, il redattore! E sarei io ad affermare, contemporaneamente, che «non esistono riviste»? La critica ha diritto ad essere tendenziosa, ritengo, ma qui siamo alla consapevole disinformazione del lettore.
Non è ancora tutto. L’aspetto più stupefacente dell’articolo di C.B. si rivela con la lettura comparata delle sue due versioni. Al pubblico dell’Espresso, e ai suoi redattori culturali, scrive che la ricomparsa di «alfabeta» e la pubblicazione su di essa dell’«articolo di Umberto Eco» (il quale, non so se ci sia bisogno di ricordarlo, è collaboratore illustre dello stesso Espresso) dimostra in sé che quella delle «riviste scomparse» è «cosa falsa». Ai lettori del Primo amore, e ai suoi corredattori (che sono in buona parte gli stessi autori ivi lodati quali «alberi più grandi» della foresta letteraria italiana), dice invece che l’impegno letterario e politico di quello che sarebbe il maggior intellettuale italiano, il da lei plurimenzionato Antonio Moresco, «non viene messo nel conto nelle stanche rimasticazioni sull'"impegno", sulla "scomparsa" o su "il ritorno degli intellettuali", ingombre delle "idee ricevute" dal Novecento, cieche di fronte al presente e alle sue novità terribili o straordinarie (si veda il primo numero di Alfabeta 2")».
Dunque questa eroina del libero pensiero e della parresìa, che i piccoli fans del mondo blogger esaltano per il suo «coraggio di non essere mai banale e di dire quello che pensa, e farlo in maniera diretta e non diplomatica», sostiene pubblicamente due diverse verità: sull’Espresso Umberto Eco e alfabeta2 sono la prova autoevidente della vitalità della cultura italiana, sul Primo amore quelle di alfabeta2 sono invece «stanche rimasticazioni» e idées reçues. Questa spettacolare performance della peggiormente italiana doppia verità di comodo e di schieramento, dell’eterna malafede dorotea o piuttosto nicolazziana, questa disinvoltura sbracata a licenza, sono un perfetto esempio dello stile intellettuale (a voler tacere, per carità di patria, su quello di scrittura) di chi si proclama discepola di Pasolini e Foucault e che in verità si rivela nient’altro che l’ultima nipotina di padre Bresciani.
Nel ringraziare Affari italiani per lo spazio generosamente offertomi vorrei col presente intervento uscire da questa discussione, rinviandone ulteriori eventuali battute a quando Senza scrittori – già da settembre con la sua presentazione al festival Pordenonelegge e in altre manifestazioni in varie città d’Italia, e poi in autunno in forme spero a tutti accessibili – verrà commentato, e legittimamente criticato, da chi davvero lo avrà visto.
SCOPRI LE PRECEDENTI PUNTATE DELLA POLEMICA (CON TUTTI GLI INTERVENTI) E I PARTICOLARI SUL DOCUMENTARIO:
16 luglio 2010 - ALICE DI STEFANO: "CORTELLESSA, SEI VOLGARE". L'INTERVENTO IN ESCLUSIVA SU AFFARITALIANI.IT
di Alice Di Stefano (editor della narrativa italiana della Fazi editore)
![]() La Di Stefano |
| "SENZA SCRITTORI": ECCO COME LO DESCRIVONO GLI AUTORI... - Il titolo suona volutamente paradossale. In Italia ogni anno vengono pubblicate decine di migliaia di novità librarie, e letteralmente non si contano gli esordi di poeti, narratori e saggisti. Il titolo di scrittore, insomma, non si nega a nessuno: tanto più che chiunque raggiunga una certa fama, a qualsiasi titolo (foss’anche quello di efferato pluriomicida), si sente in dovere di corroborarla, e insieme sfruttarla, pubblicando appunto un libro. Il libro è così divenuto il feticcio per eccellenza della nostra «società del narcisismo». E attorno al libro s’è affermata, con la nascita e il crescente predominio dell’editoria di massa, una vera e propria industria della vanità: che passa per la “macchina” editoriale, improntata a criteri di produzione sempre più automatizzati e standardizzati; la “filiera” per molti versi perversa della distribuzione, sempre più condizionata Interviste con: Marco Belpoliti, Tiziano Scarpa, Antonio Scurati, Giorgio Vasta, Valentino Zeichen, Giuseppe Antonelli, Francesco Piccolo, Raffaele Manica, Gabriele Pedullà, Antonio Franchini, Alberto Magnani della Demoskopea, Francesco Cataluccio, Giulio Mozzi, Piero Gelli, Stefano Mauri, Sergio Bianchi e Ilaria Bussoni di DeriveApprodi, Romano Montroni, Stefano Salis, Vincenzo Orieti e Carla Tombolini della Libreria Tombolini, Carla Bernini e Luca Nicolini del festival di Mantova, Antonella Bukovaz, Moreno Miorelli e Donatella |
di Antonio Prudenzano
Quello dell'editoria libraria è un mondo che, soprattutto d'estate quando il caldo si fa sentire (e fa spazientire facilmente...), regala sorprese, polemiche e paradossi. Già si sapeva che in parecchi casi gli addetti ai lavori (giornalisti, critici, scrittori, editori ed editor compresi) spesso tendono a (s)parlare dei libri senza averli letti e a volte neppure sfogliati. La novità ora è che anche dei (rari) documentari sui libri si (s)parla senza averli visti. A questo proposito, sta facendo discutere tanto ("tanto" si fa per dire... si sa che è un mondo piccolo e un po' chiuso in cui tutti si conoscono) "Senza scrittori" del critico Andrea Cortellessa e del regista Luca Archibugi. Dopo la torrenziale polemica tra Cortellessa e i Wu Ming andata in scena sul blog Lipperatura, il botta e risposta su Affaritaliani.it tra lo stesso critico e il coordinatore esecutivo della Fondazione Bellonci Stefano Petrocchi (vedi in fondo), quello tra Cortellessa e Tiziano Scarpa (sempre su Affaritaliani.it, vedi sempre in fondo), e i numerosi articoli dedicati da Il Giornale al documentario "fantasma", ora è proprio un intervento di Alice Di Stefano (Fazi editore) pubblicato da Il Giornale (leggilo qui) a spingere Cortellessa a intervenire per l'ennesima volta (di seguito la replica del critico), essendo stato chiamato in causa personalmente. Una "cricca", così viene definita una "certa" critica letteraria dalla Di Stefano, che inoltre difende "L’ultima estate", romanzo edito da Fazi e in cinquina allo Strega nel 2009, scritto da sua madre Cesarina Vighy, scomparsa di recente.
A parte i fortunati che hanno visto "Senza scrittori" (prodotto da Rai Cinema) alla vigilia del Premio Strega in una serata romana in cui è stato proiettato (finora è stata questa l'unica proiezione pubblica), e a parte alcuni dvd spediti agli intervistati, nessun altro ha avuto modo di guardarlo. Come lo stesso Cortellessa ci ha spiegato, le prossime proiezioni aperte a tutti sono in programma a settembre, a Pordenonelegge, a Milano e a Firenze (all'Ultra Festival). In autunno il documentario dovrebbe essere distribuito (da 01), mentre la Rai lo ha opzionato per mandarlo in onda su Rai1, ma anche in questo caso non ci sono certezze sulla data.
Nell'attesa che un documentario ritenuto così importante per i temi che tratta (altrimenti non se ne parlerebbe tanto, no?) sia diffuso, nel box qui a destra proponiamo la scheda di presentazione di "Senza scrittori", oltre all'elenco degli intervistati. Vederlo sarebbe un'altra cosa, ma nel frattempo questa sintesi proposta dagli autori può almeno aiutare il lettore a capire di cosa si sta (s)parlando con tanta foga. Altrimenti, il solo effetto della polemica stimolata dal documentario è un deprimente scontro tra "superego". Che li si condivida o meno, gli spunti offerti da "Senza scrittori" per chi ama i libri (non solo gli addetti ai lavori, quindi) sono più interessanti dell'umanissimo desiderio di farsi notare.
ANDREA CORTELLESSA SCEGLIE AFFARITALIANI.IT PER REPLICARE ALL'INTERVENTO DI ALICE DI STEFANO PUBBLICATO SU IL GIORNALE (LEGGILO QUI) L'8 LUGLIO SCORSO 
Cortellessa
di Andrea Cortellessa
9 luglio 2010
È difficile replicare al «Giornale», che per la terza volta attacca Senza scrittori senza ancora averlo visto. Motivo in più, questo, per farlo circolare quanto più possibile e al più presto. Per la terza volta mi tocca ricordare che Senza scrittori non è affatto un film sul Premio Strega e non è un’opera esaustiva o analitica, non fa critica letteraria in merito agli autori che cita, non è giornalismo d’inchiesta e non è fiction. Vuole solo illustrare – come dice la presentazione qui allegata, che da sola è bastata a guadagnarci il primo attacco del «Giornale» – in situazioni concrete e attraverso il confronto delle opinioni di alcuni noti operatori del settore, alcuni problemi inerenti la “filiera del libro” e che sono sotto gli occhi di chiunque si sia trovato a frequentarla, in qualsiasi veste. Rinvio al riguardo, per esempio, all’articolo dell’ottima narratrice Silvia Ballestra appena uscito sul primo numero del mensile «Alfabeta2». Sul cui sito un lettore ha riportato, a commento, parole semplici e chiare di un editore indubbiamente di cultura, Gaetano Colonnese, scomparso nel 2004: «La società della globalizzazione appiattisce tutto, anche i libri. Esistono, per fortuna ancora oggi, dagli Appennini alle Ande, editori grandi e piccini di notevole progettualità culturale e senso estetico. Al contrario dei colossi, preoccupati soprattutto a confezionare scoop e bestseller, immessi sul mercato con estrema prepotenza, che sottraggono spazio ad altri libri che i lettori vorrebbero e farebbero bene a leggere. Tutto questo mette in pericolo non solo la cultura, ma anche la democrazia».
E così come ci sono esempi virtuosi di editoria (e di distribuzione, e di vendita in libreria) – che di volta in volta Senza scrittori affianca ad altri più massificati e massificanti – lo stesso si può dire degli autori, in merito ai quali – come già Stefano Petrocchi, coordinatore della Fondazione Bellonci – in questa stessa sede fa comodo ad Alice Di Stefano fingere di equivocare sul titolo del nostro film: il quale, lungi dal sostenere che non vi siano più in circolazione autori di qualità, vuole solo indicare come l’industria culturale, strutturata come una catena di montaggio, tenda ormai alla condizione paradossale di fare a meno appunto degli scrittori. Cioè del loro specifico punto di vista, del loro stile, del loro originale modo di stare al mondo.
Proprio perché non analitico e non critico-letterario, Senza scrittori si guarda bene, nell’episodio “incriminato” dello Strega, dal commentare o valutare l’opera degli autori che non sono stati intervistati (e nemmeno quella degli autori che lo sono stati, Tiziano Scarpa e Antonio Scurati) fra i quali quella di Cesarina Vighy. Preferisco non commentare la scelta di sua figlia di adoperare questa discussione per promuovere l’opera di sua madre, pubblicata dalla casa editrice per cui lavora. Le vie dell’elaborazione del lutto sono infinite. Mi sollecita invece la seconda parte del suo intervento, che se la prende con un documentario (senza, ripeto, averlo visto) il quale si limita a descrivere quanto ella stessa sostiene, cioè «un sistema vizioso e avvitato su se stesso per quel che riguarda soprattutto la durata media di un libro, la sua promozione e distribuzione, l’egemonia dei grandi gruppi e delle librerie di catena, l’affannosa ricerca del best seller». Ci sono eccezioni nobilissime, grida Alice Di Stefano! E al suo grido mi unisco anch’io. Infatti nel film quelle eccezioni vengono mostrate. Anche se a quel grido ne unisce un altro: e cioè che sta a noi vigilare affinché quelle isole – che non definirei felici – non finiscano sommerse dalla corrente della massificazione e del pensiero unico.
Spero che Alice, insieme magari a qualche redattore del «Giornale», possa presto vedere Senza scrittori. E che lo voglia commentare senza essere vincolata da un’«ottica limitata e limitante».
LO SPECIALE PREMIO STREGA DI AFFARITALIANI.IT CON LE INTERVISTE A STEFANO MAURI, TULLIO DE MAURO, STEFANO PETROCCHI (CON RELATIVA REPLICA DI ANDREA CORTELLESSA) E GIAN ARTURO FERRARI...

| IL GIORNO
PARLA IL PRESIDENTE
LA POLEMICA/ L'intervento in esclusiva su Affaritaliani.it di Stefano Mauri (Gems)
PREMIO STREGA E NON SOLO... / Parla Gian Arturo Ferrari
Il presidente del nuovo Centro per il Libro ed ex direttore della Divisione Libri della Mondadori, sceglie Affaritaliani.it per commentare la serata finale dello Strega: "Sono contento per la vittoria di Pennacchi e della Mondadori. 'Canale Mussolini' era il miglior libro in cinquina. Non sono più io a guidare la Mondadori, ma sono convinto che si sia impegnata moltissimo, come sempre. La casa editrice di Segrate d'altronde non ha mai amato lo spirito di Pierre de Coubertin. L'importante è vincere, non certo partecipare!". E aggiunge: "No, non è vero che intendo lasciare la presidenza del Centro per il Libro...". Poi ammette: "Smentisco le dicerie. Non sono io l'autore del romanzo 'Desiderio' uscito per gli Oscar Mondadori. So benissimo chi è, ma non glielo posso dire. Posso solo rivelare che sono io l'Arthur De La Fer a cui il romanzo è dedicato...". LEGGI L'INTERVISTA COMPLETA |
![]() Pennacchi |
Antonio Pennacchi batte a sorpresa la strafavorita della vigilia Silvia Avallone, anche se la sintesi più azzeccata sarebbe: la Mondadori trionfa e se la gode (per il quarto anno consecutivo, altro che l'alternanza tanto attesa...), mentre per la Rizzoli è una sconfitta inattesa e pesantissima, dopo i grandi investimenti di marketing per "Acciaio" della Avallone (129 voti).
Lo Strega va dunque a "Canale Mussolini" di Pennacchi, ben 133 voti. Pennacchi dedica la vittoria "a mio fratello Gianni e alla mia nipotina che è in arrivo". E sui quattro libri in cinquina sconfitti: "Sono quattro bei testi e in bocca al lupo ai più giovani".
Nell'anno dei giovani e degli esordienti, quindi, vince l'unico non esordiente, il simpatico Pennacchi. Meritatamente, in quanto, manovre dietro le quinte a parte, è sicuramente il libro più valido in cinquina (ma non il romanzo italiano più bello dell'anno, sia chiaro).
Terzo posto per l'altro favorito, il regista Paolo Sorrentino, con "Hanno tutti ragione" (59 voti). Quarto Matteo Nucci con "Sono comuni le cose degli amici" (39 voti) e Lorenzo Pavolini con "Accanto alla tigre" (32 voti).
ALLA VIGILIA PARLA PETROCCHI, COORDINATORE ESECUTIVO DELLA FONDAZIONE BELLONCI. E AD AFFARITALIANI.IT RIVELA:
"VORREI LA ROTAZIONE QUINQUENNALE DEGLI AMICI...". E ATTACCA IL DOCUMENTARIO DI CORTELLESSA...".
CHE REPLICA SU AFFARITALIANI.IT
30/06/10
|
LA REPLICA DI CORTELLESSA A PETROCCHI SU AFFARITALIANI.IT di Andrea Cortellessa (critico letterario) Leggo con interesse le osservazioni di Stefano Petrocchi sul Premio Strega e condivido l'esigenza, da lui espressa, del profondo rinnovamento di un meccanismo che - al di là delle polemiche giornalistiche - a molti osservatori pare assai usurato e, in particolare, eccessivamente dipendente dai voleri delle grandi aziende editoriali. Naturalmente leggo con ancora maggiore interesse le sue considerazioni sul film prodotto da Raicinema del quale sono coautore con Luca Archibugi, «Senza scrittori» (e che, ripeto qui per la seconda volta, riguarda il Premio Strega solo per uno dei suoi cinque capitoli). Naturalmente ogni dissenso è lecito; soprattutto da chi, come responsabile della Fondazione Bellonci e coordinatore del Premio, si vede chiamato direttamente in causa. Solo vorrei precisare una cosa riguardo al titolo del film, che secondo Petrocchi finirebbe per «decretare la 'non esistenza' degli scrittori». Forse non ha seguito con attenzione le premesse del film, Petrocchi, altrimenti gli sarebbe evidente che il titolo si presenta esplicitamente come ironico e paradossale. In Italia infatti ogni anno vengono pubblicate decine di migliaia di novità librarie, e letteralmente non si contano gli esordi di poeti, narratori e saggisti. Il guaio è che la stragrande maggioranza di questi libri non vengono presi in considerazione né dai premi né dalla critica né dal pubblico; e la loro massa in continuo aumento è un effetto della sovrapproduzione da parte di un'industria editoriale che sempre più sembra pensare solo in termini di numeri (di copie vendute, di titoli in catalogo, di premi conseguiti, ecc.) prescindendo dalla qualità dei testi, e dunque dalla personalità concreta degli autori, che essa presenta sul mercato. Gli oggetti-libro a rapidissimo smercio e di pronto consumo, ormai, sembrano voler fare a meno, appunto, degli scrittori - senza i quali peraltro non esisterebbero. Purtroppo non condivido affatto il convincimento di Petrocchi, secondo il quale quest'anno «i romanzi in cinquina sono tutti di grande valore»; a me parrebbe più vicina al vero la formulazione contraria - e più in generale il parere della maggior parte dei critici letterari è stato assai severo, negli ultimi anni, nei confronti delle scelte dello Strega. Con ciò auspico vivamente che il radicale rinnovamento annunciato da Petrocchi possa far meglio combaciare le proposte di questa storica e un po' affaticata istituzione con l'evoluzione del gusto contemporaneo e gli orizzonti della ricerca letteraria viva: che nel nostro paese, in effetti, è tutt'altro che sopita. Auspico cioè che il prossimo film che verrà dedicato a quest'argomento potrà intitolarsi «Dalla parte degli scrittori». L'INTERVISTA A SCARPA E LA REPLICA DI CORTELLESSA
LO SPECIALE
|
Alla vigilia dell'assegnazione dello Strega 2010, e nel bel mezzo delle polemiche per il documentario "Senza scrittori" del critico letterario Andrea Cortellessa e del regista Luca Archibugi, parla Stefano Petrocchi, coordinatore esecutivo del premio letterario italiano più noto e discusso, che sceglie Affaritaliani.it anche per rivelare in anteprima una possibile modifica al regolamento che riguarda gli Amici della Domenica...
Petrocchi, partiamo dal documentario di Cortellessa. L'immagine del premio che ne viene fuori non è certo delle migliori...
"Il documentario si è avvalso dell'effetto traino dell'imminente serata finale dello Strega. C'è da dire che ormai alle polemiche sullo Strega siamo abituati, si sa che cominciano mesi prima e che sono diventate un vero e proprio genere giornalistico. Da un paio di anni la formula è la seguente: prima arrivano le polemiche sui libri che non concorrono allo Strega e poi quelle sul vincitore annunciato, che di solito poi risulta un altro... La verità è che ultimamente molti squali si attaccano allo Strega nel corso della traversata, e noi ogni anno dobbiamo cercare di portare a casa il pesce più o meno integro... Tornando al documentario, lo scorso anno Cortellessa ha chiesto e ottenuto il permesso per riprendere la serata finale. Mi sono state anche rivolte un paio di domande, che poi non sono finite nella versione finale probabilmente perché giudicate poco interessanti. Di sicuro, non mi aspettavo una centralità del premio nel discorso che il documentario ha poi sviluppato. Non condivido il punto di vista che emerge, che rischia di essere poco aderente alla realtà. E non sono d'accordo con l'immagine estremamente negativa dell'ambiente culturale italiano che viene data. Non mi sono nemmeno piaciute certe musiche di commento alle parole di Antonio Franchini. Più che al paragone con Michael Moore, mi viene da fare quello con 'Striscia la notizia'..."
Nello specifico, cosa non le sta bene?
"Già il titolo, 'Senza scrittori', mi fa chiedere chi, oggi, è in grado di decretare la 'non esistenza' degli scrittori. Tanto per capirci, la nostra critica letteraria, oggi, può permetterselo? Da sempre il Premio Strega ha senso se i libri che premia, che devono essere di qualità, vengono letti anche dal grande pubblico e non solo dai 'lettori forti'. Un pubblico decisamente più ampio rispetto a quello a cui si rivolge il documentario... E in questo senso mi lascia perplesso anche la conclusione del documentario, ambientata nel ridente paesino di Topolò, in cui si svolge un festival letterario a cui il pubblico di massa non può prendere parte, altrimenti si guasta l'equilibrio. Sono certo che nella nicchia di Topolò accadano le splendide cose che racconta Cortellessa, ma non può diventare il metro di misura su cui valutare gli eventi culturali. In Italia i già pochi 'lettori forti' sono in costante erosione anagrafica, e c'è vitale bisogno di allargare la base dei lettori".
E veniamo al premio, guardando al futuro visto che sulla serata finale di domani sera al Ninfeo di Villa Giulia è già stato detto fin troppo. Che novità potrebbe arrivare a livello di regolamento a partire dalla prossima edizione?
"Premesso che già a metà degli anni '60 gli Amici della Domenica chiedevano una riforma del regolamento del premio, e negli archivi abbiamo trovato numerose lettere a questo proposito, e premesso che a mio avviso lo Strega funziona già bene così e che l'introduzione dei 30 'lettori forti' votanti risulterà decisiva per la vittoria domani, posso anticipare che, pur dovendoci ancora riunire per discuterne, mi piacerebbe far ruotare ogni 5 anni parte degli Amici della Domenica. Mi spiego: il voto dei giurati è sempre stato vitalizio. Secondo me ciò è abbastanza anacronistico. Introdurre una rotazione quinquennale potrebbe essere una misura adeguata. Ogni anno la lista degli Amici viene rinnovata, sostituendo chi rinuncia e chi viene a mancare. In media ci sono circa 10 nuovi Amici all'anno. Quest'anno, oltre ai 30 'lettori forti', ci sono stati ben venti nuovi ingressi, ma è stato un caso. In pratica ogni cinque anni il comitato direttivo del premio potrebbe fare una specie di tagliando alla giuria, in modo da garantire di volta in volta una maggiore rappresentatività rispetto al mondo culturale italiano. In questo modo, ripeto, ogni cinque anni l'incarico potrebbe essere rinnovato oppure no. Per dare l'idea, va detto che dal 1990 al 2010 è stata rinnovata praticamente metà giuria: sono entrati 200 nuovi Amici. In futuro il rinnovamento potrebbe essere decisamente più ampio e rapido".
Ieri Tiziano Scarpa, vincitore dello Strega l'anno scorso, ha dichiarato ad Affaritaliani.it che domani voterà per Pavolini. In futuro si può pensare di rendere pubblico il voto degli Amici?
"E' già successo nella storia dello Strega nel 1969, dopo le contestazioni del '68, ma l'innovazione durò poco perché tanti Amici se ne lamentarono minacciando di ritirarsi. Dubito che in futuro la formula del voto palese si possa riproporre, ma senz'altro è positivo quando un giurato dichiara pubblicamente per chi vota, perché si alimenta il dibattito culturale intorno ai libri in gara".
E lei per chi vota domani sera?
"Il mio ruolo non mi consente di rendere pubblica la mia preferenza. Posso solo dire con certezza che i romanzi in cinquina sono tutti di grande valore".
Di recente si è parlato dei tagli del Governo agli enti culturali, che coinvolgerebbero anche lo Strega...
"Siamo in attesa di sapere cosa deciderà il ministro Bondi. Noi ogni anno con puntualità rendicontiamo e spieghiamo al Ministero le nostre attività annuali e l'uso che facciamo dei contributi. Esiste una tabella triennale degli istituti culturali nella quale noi siamo inseriti. La Fondazione Bellonci è sempre stata molto precisa in questo senso. Siamo fiduciosi".
Tullio De Mauro, presidente del comitato direttivo dello Strega e direttore e presidente del comitato scientifico della Fondazione Bellonci, resterà in carica anche per il prossimo triennio?
"Al momento del suo arrivo è stato lo stesso De Mauro a volere un incarico triennale e non più a vita come era stato prima di allora. A fine 2010 scade il suo mandato. Mi auguro che la carica di una personalità così autorevole e aperta venga rinnovata dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione".



Commenti
Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.























