Anteprima/ "Amori di seconda mano" (Voland) di Enrique Serna. Leggi l'estratto in esclusiva su Affaritaliani.it
Arriva nelle librerie italiane per Voland (con traduzione di Raul Schernardi)
| LO SPECIALE
|
IL LIBRO - Undici racconti dal sapore amaro: storie di emarginazione, situazioni grottesche, farse che somigliano a incubi, amori infelici, uomini e donne vittime dei propri desideri frustrati sullo sfondo di un Messico chiassoso e disincantato. Una scrittura sorprendente e picaresca che scruta, senza remore e senza indulgenza, la complessità dell’animo umano. Una panoramica sulle passioni e gli eccessi di una umanità strampalata e a volte meschina che induce spesso alla risata, indissolubile però da un brivido d’inquietudine.
L'AUTORE - Enrique Serna (Città del Messico, 1959), vincitore di importanti premi nazionali e collaboratore delle pagine culturali di varie testate giornalistiche. Tradotto in francese e in inglese, figura anche in numerose antologie, compresa quella curata da Gabriel García Márquez che raccoglie i nove migliori racconti messicani del ’900. In Italia è già stato pubblicato "Angeli dell’abisso" (edizioni e/o 2005).
L'ESCLUSIVA/ Leggi su Affaritaliani.it uno dei racconti di "Amori di seconda mano" di Enrique Serna (per gentile concessione dell'editore Voland)
Il nutrimento dell’artista
![]() La copertina |
Come le dicevo, appena arrivata da Pinotepa ho lavorato qui a El Sarape, ormai saranno passati più di vent’anni, all’epoca il cabaret era un’altra cosa. Avevamo uno spettacolo di prim’ordine, provavamo le nostre coreografie, non come adesso che le ragazze escono per spogliarsi seguendo l’ispirazione del momento. Guardi, non per parlare male delle giovani, ma un tempo c’era più rispetto per il pubblico, più passione per il mestiere. Certo, anche la clientela era diversa, venivano turisti da ogni parte del mondo, svizzeri, francesi, inglesi, e allora c’era gusto a presentarsi in scena. Io le capisco le ragazze di oggi, non creda. Perché dovrebbero offrire perle ai porci? I tizi di Acapulco sanno ancora comportarsi, ma quando arrivano quelli della capitale viene voglia di cacciarli a pedate, sa, vengono solo per infastidire le artiste, per urlare sconcezze, e il colmo è che al dunque non ne rimorchiano neanche una, io sinceramente non so cosa vengano a fare.
Be’, adesso mi vede così, ma una volta ero uno schianto. Ho esordito con un numero afroantillano, sa com’è, dimenavo i fianchi e mi rivoltavo per terra come una lucertola, contorcendomi tutta, un po’ come nel tongolele, ma più selvaggio. Avevo un enorme successo, non faccio per vantarmi ma meritavo di chiudere l’esibizione, me ne accorgevo perché gli uomini guardavano il mio numero in silenzio, turbati per l’eccitazione, mentre a Berenice, la sedicente star dello spettacolo, ogni volta che si toglieva un capo d’abbigliamento le urlavano piccolina, biscottino, mi ti sposo, insomma, li innervosiva con la sua mancanza d’inventiva, e in effetti la poveretta non si sapeva muovere, aveva la pelle bianchissima e i capelli biondo platino, ma quanto ad arte, zero.



Commenti
Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.




















