"L'ambiente letterario italiano snobba noi autori di fantasy". Lara Manni si racconta con Affaritaliani.it
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LO SPECIALE
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di Antonio Prudenzano
Sono tanti gli autori di fantasy in Italia, ma dall'ambiente letterario spesso vengono snobbati. Di questo, e del suo nuovo libro, "Sopdet" (Fazi), parla Lara Manni con Affaritaliani.it. La scrittrice con "Sopdet" porta in libreria il secondo episodio della trilogia iniziata con "Esbat".
Lara Manni, com'è nata la sua fascinazione per l'immaginario manga giapponese, protagonista del suo nuovo romanzo?
"Da almeno tre fattori. Primo, la capacità dei giapponesi di appropriarsi della cultura e dei miti occidentali e di raccontarli come se fossero propri. Accade nei manga, ma anche in letteratura, e Murakami Haruki ne è un esempio meraviglioso. Secondo, la stima di cui i manga stessi godono in patria, anche da parte di illustri letterati che non li considerano inferiori ad altre narrazioni. Terzo, la passione dei lettori italiani, che è poi quella che mi ha ispirata direttamente per 'Esbat'. In 'Sopdet' e 'Tanit', però, il Giappone è solo uno spunto: sono romanzi ambientati soprattutto in Italia".
"Sopdet" è il secondo episodio della trilogia iniziata con "Esbat". Cosa accadrà nel terza parte della saga?
"Nella saga, ogni libro è diverso dall'altro e autoconclusivo: ma differisce anche per ambientazione e persino per stile. Dunque, 'Tanit', che è il terzo episodio a cui sto lavorando in seconda stesura, sarà più cupo nei toni: ci sarà una Dea che cammina fra gli uomini seminando morte, e ci saranno due personaggi risolutivi che sono a metà fra il mondo umano e quello divino. Non abbandono il 'fondale' storico, però: racconterò almeno una caratteristica del 2008, che è l'anno in cui è ambientato lo scontro finale. Ovvero, l'impoverimento e la rabbia della società italiana: qualcosa che proprio in quell'anno si è cominciato a percepire con forza".
Il suo libro è stato pubblicato a puntate su "Efp", il più grande sito di fan fiction italiano. Senza il web esisterebbe Lara Manni?
"Penso proprio di no. Ho mosso i primi passi su Efp, dove ho pubblicato i tre romanzi a cadenza settimanale e da cui successivamente li ho tolti, perchè comunque si trattava di prime stesure. Ma il fan writing mi ha dato entusiasmo e fiducia: e trovo che ne meriti da parte di tutti".
Nell'ambiente letterario italiano c'è ancora snobismo verso gli autori di fantasy?
"Sì. E parecchio. Si continua a pensare che il fantastico sia un genere commerciale e/o per adolescenti. Questo non solo dimenticando la tradizione fantastica italiana di Calvino e Buzzati e Landolfi, ma molto spesso giudicando a priori, senza aprire una sola pagina dei romanzi che vengono bollati come immondizia. Parlo della critica, ma spesso mi capita di scoprire in rete dichiarazioni come "non leggerei mai un italiano", che dimostrano che il pregiudizio ha attecchito. Resto, comunque, ottimista: penso che, analogamente a quanto è successo con giallo e noir, si capirà che il fantastico non è serie B rispetto alla letteratura non di genere".
Quali sono i suoi scrittori italiani preferiti (anche tra quelli che non scrivono fantasy)? E chi proprio non le piace?
"Mi piacciono scrittori molto diversi fra loro, da Michela Murgia a Chiara Palazzolo, da Wu Ming a Valerio Evangelisti, da Massimo Carlotto a G.L. D'Andrea. Non sopporto, in assoluto, chi pensa che scrivere sia uno status symbol, un modo come un altro per ottenere un, sia pur piccolissimo, potere sugli altri".



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