De Michelis (Marsilio) ad Affaritaliani.it: "Con Amazon noi editori saremo costretti a produrre di più..."

Lunedì, 25 luglio 2011 - 14:07:00

IL CASO

"La petizione contro la legge Levi? Demagogica". Il commento di Polillo (Aie) su Affaritaliani.it

Il dibattito sulla "decrescita felice"

Raffaello Avanzini, editore di Newton Compton, ad Affaritaliani.it: "Sì alla 'decrescita', ma servono anche i prezzi più bassi..."

"Decrescita felice? Da sempre Feltrinelli non inonda il mercato. E i risultati ci danno ragione, anche in un momento difficile come questo". L'intervista di Affaritaliani.it a Gianluca Foglia, direttore editoriale Feltrinelli

Simone Perotti e la "decrescita felice" nell'editoria... L'intervento "controcorrente" dello scrittore su Affaritaliani.it

Giulio Milani (Transeuropa) e la decrescita felice: "Valorizzare le bibliodiversità". L'intervento dell'editore su Affaritaliani.it

 

Approvata la legge sul prezzo dei libri/ Polillo (Aie) ad Affaritaliani.it: "Ora va regolamentata l'Iva sugli e-book". L'intervista

 

LINK UTILI:

http://leggesulprezzodellibro.wordpress.com

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it

www.minimaetmoralia.it

 

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di Antonio Prudenzano

Ieri notte, al termine di una lunga riunione svoltasi a Roma nella Sala Arrigoni dell'ex cinema Palazzo (che, a quanto ci risulta, proseguirà anche questa sera, visto che non tutto è stato ancora deciso), il movimento TQ (80 presenti circa in sala, e molti altri collegati via streaming, a quanto riferisce Repubblica) ha approvato il documento politico e quello sull'editoria (che attendono solo l'adesione degli assenti), mentre quelli sugli spazi pubblici e l'attività audiovisiva saranno discussi stasera. Il frutto della lunga riflessione dei TQ sarà reso pubblico nel primo pomeriggio di domani. Va ricordato, tra l'altro, che sono stati proprio i TQ ad avviare il dibattito sulla cosiddetta "decrescita felice" per l'editoria libraria (vedi box a destra, ndr).

Nel frattempo, la settimana scorsa è stata approvata in Senato la legge Levi che regolamenta gli sconti sui libri (nel box a destra l'intervista di Affaritaliani.it al presidente dell'Aie Polillo, ndr). E proprio ieri, mentre era in corso la riunione degli intellettuali trenta-quarantenni, si è avuta la conferma che la nuova legge non mette d'accordo tutti. Già alcuni lettori si erano lamentati nei giorni scorsi sui blog e sui forum (nel box a destra alcuni link utili, ndr) per il "freno" agli sconti. Ieri, poi, su Chicago-blog.it, è partita una petizione (già centinaia i firmatari) per chiedere al Capo dello Stato Napolitano di non firmare la legge sul prezzo dei libri. Tra i promotori l'editore Liberilibri e l'Istituto Bruno Leoni. Inoltre, come riferisce il Corriere della Sera, l'Associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori (Aduc) ha giudicato la legge Levi frutto di una "famigerata logica anticoncorrenziale".

Nel frattempo, sempre a proposito della legge Levi (che, tra l'altro, pone un freno ai "super-sconti" di Amazon), la scorsa settimana su Affaritaliani.it è partito un dibattito proprio sul "fantasma" Amazon - come da molti addetti ai lavori è stato definito il colosso americano - e sugli scenari futuri dell'editoria libraria cartacea e digitale. Dopo gli interventi (vedi in fondo, ndr) di Marco Tarò, direttore generale di Gems, Giuseppe Genna, Gianluca Foglia, direttore generale Feltrinelli, Raffaello Avanzini (editore Newton Compton) e Giulio Milani (editore Transeuropa), oggi è il turno di Jacopo de Michelis, editor responsabile della narrativa Marsilio, che affronta da un nuovo punto di vista "la questione Amazon" e il dibattito sulla "decrescita felice"...

jacopo de michelis marsilio
De Michelis
di Jacopo De Michelis

Negli ultimi giorni due questioni animano un vivace e interessante dibattito tra gli addetti ai lavori, in un anno non facile sotto vari aspetti di transizione per l’editoria italiana: la cosiddetta “decrescita felice” e lo spettro incombente di Amazon, da poco affacciatasi anche nel mercato italiano. La prima questione – la proposta avanzata da Simone Barillari in seno al gruppo TQ e ripresa da Marco Cassini di Minimum Fax di una diminuzione generalizzata della produzione editoriale per “allungare” la vita dei libri pubblicati – è di sicuro animata dalle migliori intenzioni e, se intesa come un invito a un più attento e rigoroso lavoro di selezione da parte degli editori e a non cedere completamente ai diktat del mercato e del marketing, ricordandosi che se i libri sono anche una merce, sono una merce molto particolare, di cui va salvaguardata la specificità, è assolutamente lodevole e condivisibile; ma se va presa nel senso di una significativa diminuzione dei libri messi annualmente sul mercato, allora assume tutto un altro aspetto. Nonostante di primo acchito l’equazione “produrre meno per produrre meglio” suoni molto bene, se ci si sofferma a riflettere si tratta di una proposta irrealizzabile, non priva di pericoli e soprattutto – purtroppo – inutile. Irrealizzabile, perché così come il salary cap per i giocatori di calcio, è una di quelle questioni destinate a essere dibattute all’infinito senza che si trovi mai un accordo abbastanza ampio per applicarla. Ma ammettiamo pure che fosse realizzabile, in tal caso si tratterebbe di una proposta che contiene in sé più di un pericolo, perché meno libri pubblicati vorrebbe dire meno bozze da editare, impaginare e correggere, meno traduzioni da assegnare ecc., togliendo lavoro e aggravando le condizioni già non facili di quella vasta area di “precariato culturale” che gravita attorno alle case editrici; e non solo, siccome non c’è nessun automatismo tra la diminuzione dei titoli pubblicati e l’aumento delle vendite di quelli restanti, almeno a breve-medio termine ciò rischierebbe di provocare una diminuzione del fatturato degli editori e un conseguente taglio degli organici degli stessi, senza alcuna garanzia di recuperare successivamente. Ma ammettiamo pure che tali rischi non esistessero, si tratterebbe comunque di una proposta sostanzialmente inutile: l’editoria – quella italiana non differentemente da quelle degli altri paesi - è alle soglie della rivoluzione digitale, e qui entra in campo la seconda questione, quella del ruolo di Amazon nel mercato editoriale prossimo venturo. Lo scenario che la diffusione degli ebook ci comincia a lasciare intravedere è quello di un mercato in cui, virtualmente, ogni singolo testo che sia mai stato scritto può diventare un libro “pubblicato”, autonomamente dall’autore stesso oppure per il tramite di retailer come Amazon che negli USA già offrono questo servizio, e magari messo in vendita al prezzo stracciato di 0,79 centesimi, con un conseguente aumento vertiginoso della produzione editoriale complessiva e un abbassamento generalizzato dei prezzi. Di fronte a uno scenario del genere, che non è attuale ma è molto meno lontano di quanto ci piacerebbe credere, ha davvero senso  proporre la decrescita come rimedio ai mali dell’editoria, o non significa piuttosto combattere con la testa rivolta all’indietro invece che in avanti? Lottare contro il nemico di ieri, che già si avvia verso il declino, invece che con quello di domani, che avanza a grandi passi agguerrito e potente? Le sfide che noi che operiamo in questo settore abbiamo di fronte sono ben altre. Tornando alla questione dei ritmi dell’attuale produzione editoriale, Gian Arturo Ferrari su Repubblica di qualche giorno fa ha ben spiegato come oggi in Italia non si pubblicano più libri che altrove, almeno non più che in quei paesi con cui ha un senso che il nostro si confronti – Francia, Germania, Inghilterra ecc. Ciò che ci differenzia dai summenzionati paesi sono invece le statistiche sulla lettura: da noi infatti si legge molto, anzi drammaticamente di meno. L’anomalia insomma non è dal lato dell’offerta, ma da quello della domanda. E dunque, nell’immediato, la soluzione del problema, ciò per cui vale davvero la pena riflettere e lavorare, non consiste nella diminuzione dell’offerta di libri, quanto nel trovare dei modi incisivi ed efficaci per far crescere la loro domanda (e qui bisogna dire che il Centro per il libro e la lettura di cui è presidente lo stesso Ferrari dovrebbe giocare un ruolo decisivo e insostituibile, e speriamo che sia messo presto nelle condizioni di farlo). Quanto al domani, noi dell’editoria dovremo molto probabilmente imparare a produrre molti più libri di quanto facciamo oggi, non certo di meno, e se non lo faremo il rischio è che saranno altri a pubblicarli al posto nostro, gli autori stessi, nuovi editori specializzati in ebook, oppure gli store online; e dovremo anche imparare a valorizzare al massimo e a difendere con le unghie e con i denti la specificità e l’essenzialità del nostro ruolo, il valore aggiunto che mettiamo nei libri che pubblichiamo, perché il rischio che si annuncia all’orizzonte è quello della disintermediazione, ovvero di un mercato editoriale in cui gli autori propongono direttamente ai lettori le loro opere, oppure per il tramite di retailer come Amazon - che una tentazione del genere l’ha già manifestata chiaramente – saltando un anello della filiera, le case editrici, che in prospettiva sarebbero quindi destinate a scomparire. Questo è il futuro che ci aspetta – gravido sì di rischi, ma anche di grandi opportunità -,  queste sono le sfide davvero importanti con cui dovremo misurarci, per le quali occorre attrezzarsi fin da ora, se non vogliamo farci trovare impreparati.

 

"AMAZON" E GLI SCENARI FUTURI DELL'EDITORIA LIBRARIA... Le analisi di Tarò (Gems), Foglia (Feltrinelli), Avanzini (Newton Compton), Genna e Milani (Transeuropa...=

Pubblicata su Affaritaliani.it il 21 luglio 2011

La discussa legge Levi sugli sconti sui libri, appena approvata, intervenendo anche nella regolamentazione del commercio online dei testi cartacei (ma non sugli e-book) va a porre un freno ai super-sconti di Amazon in Italia. Marco Tarò, direttore generale di Gems, parla con Affaritaliani.it di Amazon (che preoccupa molti addetti ai lavori) e degli scenari futuri per il mercato: "La legge Levi avrà l’effetto di spostare la competizione tra retailer sui servizi e non sul prezzo. Questo può essere un piccolo vantaggio per gli operatori italiani perché toglierà un’arma importante a un colosso come Amazon che, operando in vari paesi, potrebbe permettersi il lusso di rimetterci per qualche anno al fine di conquistare velocemente quote di mercato in un nuovo paese". E aggiunge: "Ad oggi mi risulta che da quando è sbarcato in Italia Amazon, Ibs, leader italiano dell’online, è continuato a crescere in doppia cifra. Quindi non è il caso di fasciarsi la testa prima di essersela rotta...". Poi Tarò spiega cos'ha cambiato Amazon nel mercato francese e americano (negli Usa "nel mercato domestico Amazon ha una quota di mercato nelle vendite di e-book che sfiora l’80% mentre nel libro fisico è circa il 20%) e argomenta: "E' importante che in Italia la determinazione del prezzo al pubblico dei libri elettronici rimanga prerogativa dell’editore e non una leva di marketing in mano ai reatiler, anche in questo caso sarà bene che la competizione si giochi sul livello di servizio". E sul tema degli e-book e della trasformazione di Amazon in produttore di contenuti editoriali digitali...

Amazon

Amazon, la compagnia americana di commercio elettronico, è sbarcata anche in Italia il 18 novembre dell'anno scorso, imponendosi subito tra i "big" del mercato e cambiando, tra gli altri, anche quello della vendita online dei libri. Il mega-distributore (grazie ai super-sconti proposti) fa paura a una parte degli addetti ai lavori dell'editoria libraria italiana perché, come ha scritto Repubblica l'altro giorno, presto Amazon potrebbe diventare un "colossale editore, dal momento che in America sono cominciate le assunzioni di editor e sono iniziati i contatti con gli agenti europei per tradurre direttamente i titoli più venduti (si parla di editoria digitale; ndr)". Ma non tutti sono spaventati, come vedremo.

Nel frattempo, la tanto discussa legge Levi sugli sconti sui libri - approvata stamattina al Senato - intervenendo anche nella regolamentazione del commercio online dei testi i cartacei (il mercato degli e-book non è coinvolto, ndr), va a porre un freno all'avanzata della compagnia statunitense. Basterà? E quali sono le reali prospettivo del mercato dei libri cartacei e digitali (online e non solo)?

Marco Tarò Gruppo Mauri Spagnol Gems
Tarò
Marco Tarò è il direttore generale del Gruppo Mauri Spagnol (va ricordato che Messaggerie e Giunti sono i proprietari di Ibs, la prima e più grande libreria italiana online dal 1998, ndr). Con Tarò abbiamo parlato di Amazon e delle prospettive del mercato in Italia e non solo.

Con l'approvazione della legge Levi Amazon non rappresenterà più uno "spettro", come da molti viene definito?
"Io non lo definirei uno spettro ma un nuovo operatore, importante, con cui ci dovremo confrontare esattamente come facciamo quotidianamente con gli operatori storici del nostro paese. La legge Levi avrà l’effetto di spostare la competizione tra retailer sui servizi e non sul prezzo. Questo può essere un piccolo vantaggio per gli operatori italiani perché toglierà un’arma importante a un colosso che, operando in vari paesi, potrebbe permettersi il lusso di rimetterci per qualche anno al fine di conquistare velocemente quote di mercato in un nuovo paese".

Ma Amazon le fa paura o no?
"No se penso al mercato del libro fisico. Come dicevo prima, Amazon rappresenta un player in più e quindi probabilmente una nuova opportunità per gli editori, sta a loro sfruttarla al meglio. Semmai si devono preoccupare i retailer, in particolare quelli che operano sull’online, perché hanno un concorrente nuovo e importante. Vedremo che succederà in futuro, ad oggi però mi risulta che  da quando è sbarcato in Italia Amazon, Ibs, leader italiano dell’online, è continuato a crescere in doppia cifra. Poi mi sento di rincuorare gli amici retailer italiani, è giusto preoccuparsi ma non è il caso di fasciarsi la testa prima di essersela rotta… mi risulta infatti che in Francia, dove come da noi c’è una legge sul prezzo dei libri e un player forte sull’online (Fnac), Amazon, malgrado sia presente da vari anni, non è ancora riuscito a diventare il leader. Diverso può essere il discorso sul mercato degli e-book, che siccome in Italia è un mercato nascente e ancora da sviluppare oggi vede tutti i player allo stesso livello e in questo caso l’esperienza fatta soprattutto in Usa da Amazon può risultare determinante. In quest’area specifica devo confessare che Amazon può creare qualche preoccupazione anche agli editori, oltre che ai retailer… Però noi tutti abbiamo un piccolo vantaggio...".

Quale?
"Quello di aver visto cosa è successo negli Usa e di poter sfruttare al meglio l’esperienza che hanno fatto i nostri colleghi americani. -, capisce che per chiunque avere un cliente così importante in un settore può destare qualche preoccupazione. Inoltre in questo caso la legge Levi non ci viene in soccorso perché non riguarda il prezzo dei libri digitali, quindi ritengo importante che in Italia la determinazione del prezzo al pubblico dei libri elettronici  rimanga prerogativa dell’editore e non una leva di marketing in mano ai reatiler, anche in questo caso sarà bene che la competizione si giochi sul livello di servizio. Da parte nostra stiamo lavorando in questo senso con tutti gli operatori che ci chiedono di vendere i nostri e-book".

Nel frattempo, negli Usa Amazon diventa anche un produttore di contenuti editoriali digitali...
"Beh avremo un concorrente in più, però in questo caso l’esperienza gioca a nostro favore... Credo che comunque ci vorrà ancora molto tempo prima che ciò accada...".

 

SU AMAZON INTERVENGONO ANCHE GIUSEPPE GENNA, GIANLUCA FOGLIA, RAFFAELLO AVANZINI E GIULIO MILANI...

giuseppe genna
Genna

GENNA - Nei giorni scorsi, a sua volta, anche lo scrittore Giuseppe Genna (consulente editoriale de Il Saggiatore), in un'intervista ad Affaritaliani.it (qui la versione completa, ndr) ha parlato di Amazon e dei problemi della distribuzione in Italia: "Le grandi catende distributive, da Messaggerie a Feltrinelli a Mondadori, immagino che siano preoccupate di quanto accade nel mondo della distribuzione. Intendo anzitutto la svolta digitale. Per anni immobili a fronte di un'onda anomala che si stava delineando all'orizzonte, queste catene distributive hanno lasciato vacante il ruolo naturale, che spettava loro ricoprire, di propositori di contenuti. Non dico che sia imminente l'avvento, che so?, di Amazon in Italia come produttore di contenuti - però, imminente o meno che sia, immagino che avverrà, prima o poi. Il mercato editoriale è in spaventosa contrazione e questo è dovuto alle politiche che i grandi gruppi hanno scelto di perseguire".

FOGLIA - Gianluca Foglia, direttore editoriale Feltrinelli, in un'intervista nell'ambito del dibattito sulla "decrescita felice" (qui) concessa ad Affaritaliani.it, ha detto la sua su Amazon. E ha spiegato: "Non so se Amazon sia uno spettro, sicuramente è una realtà che nei prossimi anni vedrà aumentare esponenzialmente il suo peso anche in Italia. Ed è vero che di fronte a un tale colosso, la distinzione tra editori grandi e piccoli, così come siamo abituati a concepirla, tende quasi a scomparire. Quello che so, per la qualità del lavoro editoriale che si svolge oggi in Italia in tante realtà, è che tutti – grandi e piccoli – di fronte al colosso venderemo ben cara la pelle".

avanzini
Avanzini
AVANZINI - Mentre, per Raffaello Avanzini di Newton Compton, "Amazon è un problema per i grandi gruppi e per i loro negozi online, che già ne subiscono la concorrenza. Ben venga Amazon, dico invece io: ora c'è più concorrenza e si riduce lo strapotere dei portali di vendita delle grosse catene". Nell'intervista ad Affaritaliani.it, Avanzini poi aggiunge: "Certo, ci deve essere una regolamentazione sullo sconto. La concorrenza deve essere equilibrata, i super-sconti di Amazon vanno fermati. Serve una tutela".

MILANI - Giulio Milani, editore di Transeuropa, su Amazon offre il punto di vista di un piccolo editore indipendente. E ci spiega: "Non è giusto fare di Amazon un capro espiatorio di tutti i mali, magari per annullare le differenze tra le quattro concentrazioni editoriali (e distributive) che in Italia detengono il 91 % del mercato librario (Mondadori, Rcs, Gruppo Gems, Feltrinelli), e il nuvolo di piccoli e medi editori che rappresentanto – in migliaia quanti siamo – il 9 % residuo. Tutto al contrario, a parte il problema dei sovrasconti (che non riguarda soltanto l’online ma la GDO in generale e per la cui risoluzione sarebbe indispensabile una legge diversa da quella approvata recentemente), in una situazione del genere l’online rappresenta per moltissimi editori una grossa fetta del proprio fatturato: poiché è vero, se determinati libri non arrivano in libreria o non ci stanno più di un mese, chi li vuole acquistare li trova soltanto online. Magari persino su Amazon".

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