Amarcord dal Salento/ Il botta e risposta tra il direttore di Affari Perrino e un suo amico d'infanzia

Caro Direttore,
sono Antonio Leone, è da un po’ di tempo che volevo contattarti e complimentarmi per i numerosi successi e diciamo che l’intervista rilasciata da te al Quotidiano di Puglia è stata l’occasione giusta per cercare il tuo indirizzo e salutarti.
Sono passati tanti anni ma ricordo sempre con nostalgia quel periodo trascorso tra spensieratezza e giochi in via Doberdò, all'insegna della semplicità, ma al tempo stesso della creatività propria dei ragazzi di "strada" di quegli anni. Ogni momento rappresentava un’occasione di crescita vera e genuina, non ci si annoiava mai, anzi le ore passavano senza nemmeno rendercene conto.
Adesso sono un po’ cresciuto ma grazie a Dio non manca la serenità di una vita più che soddisfacente sia dal punto di vista professionale che familiare. Ho sempre vissuto a Squinzano, mentre lavoro a Lecce presso il Ministero della Giustizia.
Mi auguro di poterci in qualche modo incontrare.
Antonio
Ciao Antonio, che bello ritrovarsi così. Quanti ricordi di quelle ore spensierate, gli aquiloni con la colla di farina, lu curru, la fionda.. tu eri bravissimo. Sei ancora in quella casa con l'ortale? E Mimino? Un caro saluto.
Angelo
Ho un ricordo indelebile di quegli anni, un' immagine negli occhi che non e' mai sbiadita: il camion sotto casa, in via Doberdò, carico dei nostri mobili che parte per Ceglie, noi-io e i miei- dietro, nella macchina. E voi, tu, Mimino e Cosimo schierati sul marciapiede in silenzio, a salutare per l'ultima volta l'amico caro di tanti giochi e di tanti pomeriggi di controra passati in strada a giocare a palline o a figurine di calciatori, che andava via per sempre. Eravate come sull'attenti, come in un saluto militare, molto deferente, ma dolorosissimo. Quella mattinata luminosissima e drammatica, i vostri occhi umidi, lo strazio nel cuore, non li ho dimenticati mai. Credo che sia stata la prima esperienza, a dodici anni, della definitività della vita.
un caro saluto
Angelo
Anche io ricordo quegli attimi laceranti, pesanti da sopportare per un ragazzino dodicenne, non ancora toccato dai problemi che l'esistenza pone. Ma sono sicuramente infiniti i ricordi che mi fanno ancora sorridere. Se è vero che noi ti abbiamo insegnato i giochi di "strada", ai nostri tempi palestra di vita, anche tu hai dato il tuo contributo, ricordi il tempo trascorso nella tua abitazione a giocare a dama o a Shanghai? Giochi che
abbiamo scoperto con te. Ho fatto mia una tua espressione che ripetevi quando andavi a prendere i wafers dal bar vicino alla tua farmacia e la tua "carta di credito" era .... "poi paga Ciccio". Ciccio che a Squinzano successivamente è stato visto solo una volta. So che vieni ancora da queste parti e e se la prossima volta riesci a ritagliarti frammenti di tempo libero, potremmo rivederci.
Un caro saluto
Antonio
E' vero, Ciccio, era il garzone di mio padre. L'aveva tirato su da una barberia e ne aveva fatto una specie di suo assistente, pur avendo la quinta elementare. Oggi gestisce un negozio di parafarmaceutici tutto suo e dunque ha fatto carriera (mentre mio padre, purtroppo, ci ha lasciati troppo presto nel lontano '78). Dai Antonio, giusto il tuo proposito:quando vengo giù ti avviso un po' prima e cerchiamo di vederci.
Un caro saluto
Angelo
NELLA FOTO SOTTO/ Il geometra Claudio Magarelli invia al direttore di Affari una lettera accompagnata dall'immagine della classe quinta elementare frequentata da entrambi a Squinzano (Lecce): Perrino, già allora allergico alle convenzioni, è senza grembiule in seconda fila, il secondo da destra...



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