La primavera? Giorno per giorno l'almanacco di Fabio Rizzoli te la fa (ri)scoprire...
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L'AUTORE - Fabio Rizzoli è nato a Bologna nel 1974. È stato tra i creatori della rivista letteraria Adodo, composta da testi scritti dalla redazione ma attribuiti a credibilissimi autori immaginari. Ha diretto la casa editrice Alessio Roberti Editore (NLP ITALY). Attualmente lavora come consulente creativo
Introduzione
«Non seminate, iniettate! Non siate né uno né molteplice, siate delle molteplicità! Fate la linea e mai il punto! La velocità trasforma il punto in linea! Siate rapidi, anche stando sul posto! […] Non delle idee giuste, giusto un’idea. Abbiate idee corte. Fate carte, non foto o disegni. Siate la Pantera rosa, e che i vostri amori siano ancora come la vespa e l’orchidea, il gatto e il babbuino».
Gilles Deleuze & Félix Guattari, Millepiani
Quel che segue è un tentativo di lunario, per l’esattezza un lunario primaverile. Che poi è un altro modo per chiamare l’almanacco, specialmente nell’accezione che tanto amava Cortázar, al punto da cimentarsi lui stesso in questo specififi co genere letterario, se lo si può defifi nire tale. Sono due le caratteristiche tipiche di un almanacco: che ogni giorno offra al lettore qualcosa di interessante o di utile, un’informazione che serva a interpretare più compiutamente il mondo, e in secondo luogo che questa pubblicazione possa rendere la molteplicità della vita in scala ridotta. Nei vecchi almanacchi, infatti, le ricette di cucina erano affifi ancate alle storie edififi canti, l’agiografifi a del santo del giorno alla pubblicità dell’ultimo ritrovato cosmetico, la poesia ai consigli per evitare lo scorbuto, le fasi lunari alle meraviglie dell’umanità. L’unità del lunario era costituita proprio dalla sua dilagante dispersione nelle varie sfere dello scibile, per consegnare tanto all’uomo di città quanto al contadino degli strumenti (spesso completamente fantastici) capaci di dare un senso al mondo, specialmente a quello che non potevano vedere, perché distante
o perché inesistente. Prima di scrivere questo libro mi sono chiesto che forma potrebbe avere al giorno d’oggi un lunario, dato che il web e più in generale i mezzi di comunicazione sopperiscono ampiamente alla parte divulgativa. La mia impressione è che, in questo eccesso di informazione, ciò che rischia di andare perduto sia il riferimento alla sfera immaginififi ca del mondo. E allora l’attuale funzione dell’almanacco potrebbe essere quella di trasportare
la nostra esperienza in una dimensione leggermente sbilanciata, “spostata”. L’almanacco potrebbe dunque diventare uno strumento che, invece di raccogliere ulteriori informazioni (che ormai ci impediscono di vedere), ci spinga a disegnare una carta geografifi ca su cui tracciare linee di fuga che partano dalla nostra poltrona e continuino a correre oltre i confifi ni del foglio. I testi di questo lunario, che rispettano la regola ferrea dell’uno-per-giorno, sono come camere singole, ma tutte dello stesso hotel. Aprendo una porta vi potrà capitare di trovarvi di fronte a una coppia in crisi, a una maestra sadica, a un inventore di proverbi. Tutto il viavai di persone e cose che incontrerete nelle prossime pagine è solo un modo per restituire il fantastico al quotidiano, attraverso le sue più diverse sfaccettature, fifi no ad arrivare al punto in cui non ha più signififi cato parlare di omogeneità o eterogeneità, perché tutto appartiene a un’unica ragnatela di senso. In quest’ottica – e nella tradizione dell’almanacco – ogni testo è preceduto da una serie di suggerimenti di ascolto, visione e lettura, ed è seguito dal consiglio di un’azione da compiere. La scelta delle musiche, dei fifi lm e dei libri da associare ad ogni singolo racconto è ovviamente arbitraria e segue regole del tutto imprevedibili: in alcuni casi assonanza tematica o stilistica, in altri suggestioni comuni, in altri ancora debiti espliciti, e così via. L’idea, comunque, non è tanto quella di chiedere al lettore di immergersi in un’esperienza “totale”, come andava di moda dire qualche tempo fa, quanto quella di calare ogni testo nella ragnatela a cui accennavo, con l’invito esplicito a partire per la tangente. Buona lettura, buona primavera. (continua in libreria)



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