Alberto Danton: la storia di un uomo, uno tsunami, un ritorno in Patria

Martedì, 1 dicembre 2009 - 18:22:00

di Monica Maggi

Che cosa accadrebbe al mondo se il fondamentalismo islamico riuscisse ad appropriarsi dei centri del potere politico e addirittura riuscisse a manovrare la massima carica, il presidente degli Stati Uniti d’America? Il presidente, romanzo di esordio di Alberto Danton (Il Filo), colpisce direttamente nel segno, descrivendo le paure che si annidano in oi dall’11 settembre del 2001. Nel romanzo anche un bambino rapito; un progetto di lungo periodo dell’integralismo islamico per la conquista dei centri di potere, un campo di addestramento nel deserto. Ma anche una moglie innamorata che segue il suo uomo fino alla decisione finale, drammatica e definitiva.

Alberto Danton, 60 anni scrittore e nella vita sociologo e sessuologo della scuola di Willy Pasini e Abrahms, ha scoperto la sua voglia di scrittura in piena maturità. Ma la sua vita già di per sé è un romanzo. Fino a dieci anni fa ha vissuto a Firenze sostenendo la moglie in un'attivita imprenditoriale e commerciale e poi, stanco della vita in Italia, se n'è andato alle Seychelles (dove già trascorreva le vacanze d’estate) per cambiare la propria vita.

Con la moglie ha aperto un ristorante sulla spiaggia. “La mia vita è stata per qualche tempo quella di tanti italiani, che trovano difficoltà di relazione e di contatto nel proprio Paese di origine”. Tutto è andato bene fino all'arrivo devastante dello tsunami il 26 dicembre del 2004. Il suo locale, che Alberto e la moglie avevano pazientemente costruito sulla spiaggia, ha portato via tutto. Anni di lavoro e progetti di vita spazzati in un attimo.

Da allora ha ristrutturato il tutto e lo ha affidato in gestione. L'episodio ha portato alla luce una dote di Alberto: la scrittura. Ora ha pubblicato una spy story IL PRESIDENTE (edita dal Filo) ed è in preparazione un altro libro, IL MINISTRO.

Progettando di tornare in Italia e di ritirarsi nei boschi viterbesi, intanto si dedica alla scrittura. “Sarà stato il dispiacere provato per questa “offesa del destino”. Sarà per l’estrema solitudine in cui siamo trovati, nonostante la mole di lavoro di ogni giorno. Ma questo e altro mi ha permesso di indagare dentro di me, sul motivo per cui ho lasciato l’Italia, la mia voglia di tornare, cosa di prezioso ho lasciato in quel ristorante e in quella spiaggia, e le cose di cui non si ha realmente bisogno. La maturità permette di fare scelte che sembrano azzardate: ma in realtà a vent’anni non avrei gestito la mia vita nello stesso modo”.

Perché  le spy story? “Perché in una vita c’è tutto. Guardate la mia”.

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