Libri/ Esplode in Italia la moda americana degli agenti letterari
di Antonio Prudenzano 
Gianrico Carofiglio
Negli Usa, da sempre, ogni scrittore ha il suo agente di fiducia. In Italia, invece, il fenomeno è recente, ma in rapida espansione. Se, infatti, prima esisteva solo l’Ali (Agenzia Letteraria Italiana) ultimamente sono nate tante agenzie, più o meno autorevoli, e sono in costante crescita i grandi nomi dell’editoria italiana che lasciano le proprie poltrone (spesso prestigiose) per lavorare a stretto contatto con l’autore di turno. Come emerge da questa inchiesta, in cui a parlare sono proprio i diretti interessati, scrittori e agenti, i motivi che spingono sempre più autori (e giornalisti) a rivolgersi a un agente sono vari. Per Simona Vinci, ad esempio, “per una persona che vive di scrittura, non è il massimo dover parlare di soldi con l’editore. Per questo mi sono rivolta a un professionista”. In alcuni casi l’agente media semplicemente, a nome dell’autore, a livello burocratico-contrattuale con l’editore. In altri aiuta lo scrittore a progettare presente e futuro del proprio lavoro. Ci sono poi agenti-amici che danno anche consigli sui testi. Pochi fanno specificatamente anche editing (cioè lavoro sui testi).
| Libri/ L'editoria di domani? Sarà come iTunes. Alberto Castelvecchi ad Affari |
LA PAROLA AGLI SCRITTORI
Gianrico Carofiglio, noto magistrato, senatore e scrittore, tra gli altri, di “Ragionevoli dubbi” (Sellerio), e dell’ultimo “Né qui né altrove. Una notte a Bari” (Laterza), da pochi mesi ha un agente, non di poco conto: Rosaria Carpinelli. “Ho fatto questa scelta per diverse ragioni: come scrittore, ho la necessità che i miei libri siano trattati dalla stessa persona, un professionista, sia in Italia sia all’estero. La mia agente mi aiuta sia a livello economico/contrattuale, gestendo i rapporti con la casa editrice, cosa che prima facevo personalmente, sia dandomi consigli e, a volte, muovendo anche critiche, costruttive naturalmente, a ciò che scrivo. Per me è importante avere questo sguardo esperto e distaccato, ma allo stesso tempo amico”.
Anche Simona Vinci, autrice, tra gli altri romanzi, di “Dei bambini non si sa niente” (Einaudi), e di “Strada Provinciale Tre” (Einaudi), sin dal terzo libro ha deciso di affidarsi allo stesso agente di Saviano e Lucarelli, e cioè Roberto Santachiara: “Per chi vive di scrittura, parlare di soldi con la propria casa editrice non è il massimo. Ecco perché, dal mio terzo libro, ho sentito l’esigenza di avere un agente. Con gli anni per me è diventato un amico. Nel mio caso, si occupa solo di rapporti economico-burocratici con l’editore, non di editing (per questo ho il mio editor all’Einaudi). Naturalmente, mi dà anche qualche consiglio, che seguo sempre volentieri”.
C’è poi, ed è il caso di Sandro Veronesi, premio Strega nel 2006 con il fortunato “Caos Calmo” (Bompiani), chi non ne sente invece l’esigenza, ma non dice perché: “Non ho mai avuto un agente letterario, ho fatto sempre tutto da me. Non è un mondo che conosco”.
Ben più disponibile a motivare la sua scelta è invece Massimo Carlotto, drammaturgo, sceneggiatore e scrittore, tra gli altri, de “Il fuggiasco” (e/o), “L’oscura immensità della morte” (e/0) e “Arrivederci amore ciao” (e/o): “Non ho nulla contro questa figura, ma la mia storia personale mi porta in un’altra direzione. Non ho mai avuto bisogno di agenti. E’ un mondo che rispetto ma che non conosco assolutamente. Fin dall’inizio ho quasi avuto sempre lo stesso editore, con cui mi sono sempre rapportato personalmente, senza mediatori. E quando altri scrittori mi chiedono di consigliare loro un buon agente, io non so mai cosa rispondere, visto che non ne conosco nessuno…”.
![]() Sandro Veronesi |
Corrado Augias, giornalista, conduttore televisivo e scrittore, tra gli altri, di “Inchiesta su Gesù” (Mondadori), e i “I segreti di Roma” (Mondadori), non fa parte della folta categoria di giornalisti-scrittori che si rivolgono a un agente (è il caso, ad esempio, di Giorgio Bocca, Roberto Saviano e Gianni Clerici): “Né come giornalista né come scrittore mi sono mai servito di agenti letterari. Mi sono sempre tutelato da solo e i miei rapporti con le case editrici sono sempre stati diretti. Non ne ho mai sentito il bisogno, e poi, quando ho cominciato anni fa, questa figura non esisteva. Perché molti miei colleghi scrittori e giornalisti sentono la necessità di avere un agente? Forse per sentirsi più tranquilli e protetti, ma non è il mio caso”.
Quello che emerge è dunque un quadro variegato. Ognuno fa la sua scelta personale, come è giusto che sia. Se sono sempre di più i romanzieri, i poeti, i saggisti e i giornalisti che preferiscono affidarsi a un esperto, restano comunque molti quelli abituati a far tutto da sé.
(Segue - Ecco il parere degli agenti letterari...)



Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.


















