Africa/ Le multinazionali si spartiscono il Madagascar

Giovedì, 26 marzo 2009 - 13:05:00



Di Gaetano Farina

Proprio nei giorni scorsi, il Papa, durante il suo viaggio in Africa, ha denunciato l’aggressiva invasione delle multinazionali nel continente nero, ree di depredarne risorse e danneggiarne l’ambiente. Proprio in questi giorni, grazie al golpe militare con cui ha conquistato la presidenza, Andry Rajoelina sembra aver bloccato l’invasione della Daewoo in Madagascar. La grande azienda automobilistica coreana, infatti, aveva recentemente firmato un mega-accordo di 99 anni per impossessarsi - praticamente gratis - di metà del territorio da coltivazione malgascio per la produzione di mais e olio di palma. La “generosa” contropartita sarebbe stata l’impegno a far lavorare nei territori di coltivazione e per la costruzione delle relative infrastrutture gli abitanti autoctoni.

Si sarebbe trattato, a detta di molti osservatori, dell’ennesimo “scandalo africano” dove la popolazione locale si vede depredata di tutte le sue risorse. I prodotti coltivati, infatti, non sarebbero sicuramente andati alla popolazione malgascia, una delle più povere del pianeta, e forse neanche a quella sudcoreana, poiché molti sono convinti che sarebbero stati trasformati in biodiesel. La cosa più grave che questi prodotti avrebbero sostituto la coltivazione dei prodotti di sussistenza della popolazione malgascia e devastato quel paradiso di biodiversità qual è il Madagascar. In Italia, come al solito, non si sarebbe saputo niente di tutto questo, se non fosse stato per la denuncia di Beppe Grillo sul proprio blog. Ma, questa volta, la popolazione si è ribellata allo scandalo sino ad arrivare al golpe di questi giorni.

Tuttavia, il Madagascar, come la maggior parte delle terre africane, non si può certo considerare “libero”, libero da ingerenze straniere di matrice colonialistica. Un territorio con vaste aree di foresta che qualcuno guarda come una risorsa da sfruttare senza pietà: per ricavarne terreno coltivabile e per impiantarvi miniere di titanio e nichel. Società multinazionali straniere alle quali è estremamente conveniente operare in una nazione economicamente in ginocchio (e ce ne sono numerose in Africa), pronta a svendersi in cambio di un barlume di sviluppo economico e della creazione di nuovi posti di lavoro. Il presidente deposto Ravalomanana, oltre a non aver mantenuto la sua promessa di combattere la povertà che affligge il Paese, ha avviato una politica di privatizzazioni selvagge (benedette dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale e dall'Unione Europea) svendendo alle multinazionali straniere tutte le risorse del Paese: il petrolio alla Total (Francia), l'ilmenite (titanio), la bauxite e l'allumina alla Rio Tinto (Gran Bretagna) e, solo l'ilmenite, alla Exxaro (Sudafrica), il carbone alla Red Island Minerals (Australia), il nichel e il cobalto alla Sherritt (Canada). In particolare, la Sherritt International è una compagnia mineraria canadese che ha avviato un progetto chiamato Ambatovy: prevede lo sradicamento di 1700 ettari di foresta per la costruzione di una delle più grandi miniere di cobalto e nichel del pianeta. Chissà se l’ex dee jay Rajoelina non si fermerà solo alla promessa di proteggere un po’ di più il suo popolo. Si spera in tempi migliori anche per il Madagascar: qui la crisi c’è sempre…

 

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