Ad Affaritaliani.it si parla di Salento. La riunione in diretta con Pacoda

Guarda il video della riunione in diretta ad Affaritaliani.it con Pierfrancesco Pacoda, autore del reportage tra i suoni salentini "Salento amore mio" (Kovalski)

Martedì, 18 ottobre 2011 - 11:03:44


IL VIDEO INTEGRALE

Stamattina ospite della riunione in diretta di Affaritaliani.it Pierfrancesco Pacoda, autore del reportage  "Salento amore mio" (Kovalski). Nel libro, il critico musicale racconta come la "Terra del Rimorso" – così la definì l'antropologo Ernesto de Martino – si è trasformato nella "Terra dell’Edonismo", invasa ogni estate da turisti da tutto il mondo. A intervistare Pacoda, il direttore di Affari Angelo Maria Perrino: "La tradizione vuole che il morso della taranta arrivi sempre in agosto, quando fa caldo e i lavori in campagna sono ancora più duri. Per questo per le donne, che una volta erano molto impegnate nei campi, il movimento frenetico della danza rappresenta anche una liberazione dalla quotidianità, un momento in cui tutto è permesso, anche un gesto di follia", ha spiegato Pacoda. Argomentando: "Fino al libro di De Martino la taranta era stata studiata da un punto di vista medico, ma è interessante anche lo studio sociologico e antropologico successivo". Poi il critico musicale ha parlato dell'umanità salentina: "E' il vero valore aggiunto del Salento, che lo contraddistingue. Da sempre in quelle terre è importante l'armonia col territorio, la vita, infatti, sfugge alla freneticità e alla foga della società contemporanea". Il libro quest'estate ha avuto un grande successo: "Il volume è stato stabile al sesto posto nella classifica Nielsen della varia. Ha incuriosito persone in tutta Italia e non solo. L'interesse per la 'terra del mare e del vento' c'è perché le persone cercano l'umanità e la qualità della vita salentina". Non si è parlato solo di pizzica, ma anche di storia e territorio, oltre che di politica: "Si parte da un passato povero, quando i genitori si arrabbiavano se ci sentivano parlare in dialetto. Poi vent'anni fa i giovani cominciarono  a lavorare per la prima volta con strumenti moderni sulla tradizione, iniziando a cantare in dialetto. Due mondi s'incontrano, la modernità musicale e la tradizione locale: nasce quello che chiamo taranta-muffin. Si suonava nelle putée  (botteghe), che passano da bettole a luoghi di elezione intellettuale dove i giovani musicisti sperimentano insieme ai detentori del sapere della tradizione".

L'INTERVENTO DI BOERI - Durante la riunione in diretta, è intervenuto in collegamento telefonico l'assessore alla cultura di Milano Stefano Boeri, grande appassionato di taranta, che ha confermato quanto già dichiarato in un'intervista ad Affaritaliani.it lo scorso 30 agosto, e cioè la sua volontà di portare la "Notte della Taranta" a Milano (già in fase avanzata i colloqui con Ludovico Einaudi). Ma Boeri sogna anche di "scoprire" qual è "la taranta milanese". In arrivo anche un ritorno alle radici anche per la musica meneghina?

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In Europa c’è un luogo che da qualche anno a questa parte ha espresso una incredibile successione di suoni, stili, artisti, esperimenti e contaminazioni culturali. Questo luogo è il Salento. La Terra del Rimorso – come lo defi nì Ernesto de Martino – si è trasformato nella Terra dell’Edonismo. Riportando con forza la cultura popolare, l’attenzione per le radici, al centro dell’immaginario giovanile e del consumo pop, il Salento si è imposto come meta irrinunciabile. A cinquanta anni dal viaggio della troupe di Ernesto de Martino nel Salento, Pierfrancesco Pacoda torna quei luoghi per ricostruirne gli ultimi vent’anni: dalla nascita delle dance hall del Sud Sound System, all’irruzione sulla scena della pizzica, sottratta da un lato al folklore, dall’altro all’accademia; dal più grande world music festival del mondo, la Notte della Taranta, agli scontri tra chi spinge per un turismo selvaggio e chi lotta per la difesa del territorio; dai set cinematografi ci di serie tv di successo, e per fi lm famosi, da Ozpetek a Monica Bellucci, passando per il lavori di Edoardo Winsperare e della Fluid Video Crew. Pierfrancesco Pacoda fotografa una realtà in costante movimento verso il futuro che non ha mai smesso di fare i conti con il passato, il “cattivo passato che ritorna”, il rimorso di De Martino.

 

L'AUTORE - Pierfrancesco Pacoda, nato a Lecce, è critico musicale e saggista, si occupa di stili di vita e culture giovanili e musicali. Ha scritto, tra gli altri, Potere alla Parola (Feltrinelli, 1996), Discotech (Adn Kronos Libri, 1999), Hip Hop Italiano (Einaudi, 2000). Un suo saggio compare sull’Enciclopedia Einaudi della musica. Ha curato il volume Se mi tingo i capelli di verde è solo perché ne ho voglia (Castelvecchi, 1999), raccolta di scritti dedicati alla funzione “sociale” della discoteca e Io, dj insieme a Claudio Coccoluto (Einaudi, 2007). È caporedattore di Hot. Contemporary Magazine e collabora regolarmente con il manifesto, L’Espresso, il Resto del Carlino e Rockstar.

LEGGI SU AFFARITALIANI.IT IL CAPITOLO "LA PIZZICA AL RIPARO"


Esiste un’altra pizzica, che sfugge alle luci scintillanti della Notte della Taranta e ai circuiti ufficiali delle sagre di paese e delle infinite occasioni che attraggono turisti e salentini ogni notte estiva. Una scena piccola, riparata; nascosta non per snobismo, ma per vocazione, una realtà che si è rifugiata nelle masserie, nelle campagne, tra gli ulivi. È tornata, insomma, lì dove la aveva lasciata Edoardo Winspeare con il suo movimento dei primi anni Novanta, Il Tempo della Pizzica. Questa altra pizzica è fatta di gruppi di amici che, senza preavviso, come avveniva con le prime dancehall del Sud Sound System, senza pubblicità, contando solo su un frenetico passaparola di poche ore, raggiunge giovani e meno giovani, a volte cinquanta, a volte più di cento persone che si ritrovano su un’aia,
tra i muretti a secco, senza una precisa volontà di fare spettacolo. Ma la musica, la danza, sono il motivo vero di attrazione. Tutti sanno che compariranno le tammorre, i violini, che gli anziani canteranno con i ragazzi e tante ballerine irromperanno nello spazio per danzare. In questi incontri non ci sono orari, si suona fino a quando se ne ha voglia e il rito si alimenta sempre di nuovi arrivi, di improvvisazioni, diviene un bel modo di vivere la notte che nasce spontaneamente e che inebria chi ha la fortuna di essere coinvolto. Giorgio Doveri è l’agitatore di queste notti di “pizzica al riparo”, per vivere si occupa di accogliere i turisti tedeschi (spesso fuori stagione) ma è soprattutto il violinista di origini toscane di Officina Zoè, band centrale nel movimento di riproposta della pizzica, già al fianco di Winspeare prima di Pizzicata. Il meccanismo di queste feste è semplice: appena c’è un giorno di pausa nei tour estivi del gruppo, Giorgio attiva un gruppo di amici, parte l’invito, si sceglie il luogo, sempre in campagna, sempre lontano dalle rotte della consuetudine e si attende la notte. “Non ho mai pensato a un circuito di pizzica alternativo
a quello ufficiale e turistico” spiega. “Le nostre feste non hanno una reale connotazione, non vogliamo entrare nelle discussioni sulla commercializzazione della pizzica. Io ho appreso da Officina Zoè il vero spirito di questa terra, di questo mare. Nelle notti in cui suoniamo tutto è spontaneo, c’è solo la voglia di divertirsi con le friselle, il vino, gli amici, la campagna. Nessuno viene per ‘mostrarsi’ o per dimostrare qualcosa. Non ci sono inviti formali, noi spargiamo la voce nell’ambiente dei musicisti e accogliamo chiunque desideri improvvisare con noi.” Il successo è immediato. Queste feste diventano un piccolo caso nel Salento. Un “inarrivabile” (perché ben celato) oggetto del desiderio per chi cerca i colori (e i calori) originali della pizzica. La magia si crea da sé... Non c’è bisogno che qualcuno dica “iniziamo a suonare”. Succede semplicemente, dopo aver mangiato e bevuto, quando l’energia raggiunge il livello necessario, senza che venga evocata. Si battono i primi tamburelli, le voci li accompagnano, si uniscono i violini e iniziano interminabili jam session aperte a tutti, dove ognuno coltiva il rispetto dell’altro. Niente presenze ingombranti, il piacere del suono dispiega qui tutto il suo potere edonistico e terapeutico. La pizzica appare per quello che è, un mare immenso che racchiude tanti modi di viverla e interpretarla. Non conta la tecnica ma la convinzione di fare una musica che non viene dalla testa, ma dalla pancia e dev’essere in grado di donare a se stessi e a chi la balla una “arcaica” emotività. Queste feste segnano una ennesima rinascita della pizzica, perché fanno rivivere la sua dimensione ideale, oggi ricordata solo dagli anziani, della gioia di suonare in campagna per gli amici dopo una giornata di lavoro. Si suona fuori dalle rivendicazioni di originalità, dalle normali competizioni per primeggiare, per salire sui palchi che contano, come il più ambito della Notte della Taranta. Qui può succedere
che la serata si svolga secondo i canoni di una bella cena all’aria aperta, poi, rimasti in pochi, i cinque musicisti presenti alle tre prendano gli strumenti e suonino fino all’alba raggiunti nel cuore della notte da sporadici visitatori per un duetto, una cantata. Il tempo qui cambia dimensione e, come dice Doveri: “La gente se ne va felice e alimenta per mesi la leggenda delle feste ‘segrete’ eccitantissime, aspettando che arrivi di lì a poco, un nuovo invito. “Perché sono loro stessi a fare ‘la festa’. Io che le ho organizzate sono solo un fortunato spettatore”. Musicisti di ogni età, molti giovani, qualche anziano che spesso scalpita perché non riesce ad aspettare fino a notte fonda, quando la musica inizia. Gente che arriva, canta, si diverte e se ne va. A volte senza nemmeno conoscere i nomi di chi ha diviso l’aia e la musica con lui. Tamburellisti che ringraziano gli altri per la felicità donata e ricevuta e si danno appuntamento al prossimo incontro. Un viaggio verso le origini, quindi? “No, per fortuna questa maniera di fruire la pizzica nel Salento non è mai morta,” spiega il toscanosalentino “è stata piuttosto nascosta dalla frenesia patinata di inseguire il turismo, dall’ansia del palco, del successo a tutti i costi. Nel Salento adesso c’è l’idea che non appena tre persone che fanno musica s’incontrano, devono subito formare un gruppo per sfruttare le opportunità estive delle sagre e dei villaggi turistici. Noi invece andiamo in un’altra direzione. “Sono davvero poche le formazioni che hanno mantenuto lo sguardo sulla tradizione, evolvendola naturalmente, ma senza piegarsi a quello che chiede il florido mercato della pizzica. E così per molti artisti queste nostre feste spontanee sono diventate un’esigenza.
Perché qui ritrovano il senso, la passione per il loro lavoro. C’è sempre molta attesa. E bastano quattro inviti per far arrivare musicisti davvero fuori dalla norma.” Ma non ci sono un circuito né un programma, né un festival itinerante. Ci si ritrova in una casa nella campagna di Cutrofiano, in una masseria perduta tra gli arbusti sulla strada che da Lecce porta a San Cataldo, su un terreno nel cuore della Grecìa Salentina che si trova solo se si conosce davvero ben la zona. “C’è un gruppo di suonatori” “che non manca mai, che sembra davvero avere bisogno di questi eventi e che, quando arriva il momento, prende gli strumenti e suona per ore. Vecchi cantori che hanno dimostrato una straordinaria resistenza fisica, improvvisando i loro stornelli fino alle cinque della mattina. E sarebbero andati ancora avanti! In un’atmosfera senza tempo e senza luoghi.” E quei momenti, fatti di pure sensazioni, sono impossibili da descrivere. Solo chi li ha vissuti può rievocarli. Si tratta di attimi a lungo attesi, desiderati,mai scontati, che diventano un piccolo patrimonio che ognuno tiene con sé per tutto l’anno. “Che è poi quello” “che è successo a me quando sono ‘emigrato’ nel Salento. Avevo un’idea standardizzata della tarantella salentina, ho scoperto un altro Salento, e adesso mi piace condividerlo. È la consapevolezza della terra.” Giorgio Doveri condivide con Officina Zoè la passione per questo mondo e grazie a loro adesso si sente salentino a tutti gli effetti. La terra ricambia, come dimostra il culto che si è creato intorno alla sua pizzica sotterranea. (continua in libreria)

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