Abolito l'aumento di un euro al cinema
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ROMA - "Abbiamo abolito l'aumento di un euro sui biglietti e finanziato stabilmente la tax credit, con risorse che derivano dalle accise sulla benzina: un piccolo sacrificio di uno o due centesimi, che tutti gli italiani saranno lieti di poter fare" ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, confermando il reintegro del Fondo unico per lo spettacolo (Fus) e tax credit "stabile e permanente". "Nel Milleproroghe - ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio - il meccanismo era finanziato con l'aumento di un euro del biglietto del cinema, cosa che aveva giustamente preoccupato gli esercenti, in un momento in cui soprattutto i giovani sembrano tornare nelle sale, anche per i successi di alcuni film italiani che hanno contrassegnato la stagione passata. Un aumento così forte - ha osservato - faceva giustamente nascere il timore che interrompesse il flusso di crescita, o rappresentare un messaggio negativo". Letta dunque ha spiegato che "con il decreto di oggi abbiamo abolito quell'euro di aumento, finanziando stabilmente il tax credit. Le risorse per questo intervento, come per altri, vengono da un modestissimo aumento delle accise sulla benzina, che non riguardano solo lo spettacolo, poiché già nel Milleproroghe c'era una serie di interventi finanziati con questo aumento. Una parte di questo aumento, peraltro modestissimo, visto che si parla di pochi centesimi, uno o due, è dirottato sul mondo della cultura e credo che tutti gli italiani saranno lieti di fare questo minimo sacrificio, che non incide sul portafoglio di nessuno in maniera significativa", vista l'importanza della sua destinazione.
Letta ha riferito che "il Consiglio dei ministri ha reintegrato i fondi per l'anno in corso e si è data stabilità negli anni al Fus". Entrando nel dettaglio ha spiegato che il Fus "ritorna ai livello dell'anno scorso con 438 milioni, anzi qualcosa di più". Vengono stanziati "149 milioni di reintegro per lo spettacolo, 80 milioni per la conservazione dei beni culturali, 7 milioni per gli istituti culturali". Il Fus torna così alla cifra complessiva di 428 milioni. Il governo "ha rispettato gli impegni", ha ripristinato i fondi per il Fus e ha reso strutturale il tax credit, ha detto Letta, commentando: "Non ho mai avuto dubbi che quell'impegno sarebbe stato rispettato". "Il ministro Bondi e io abbiamo rispettato l'impegno" ha aggiunto, confermando le dimissioni del ministro: "Con Bondi ho lavorato fino a stanotte per la questione dei fondi Fus, mi dispiace che sia il suo ultimo atto da ministro dei Beni culturali. Bondi, infatti, ha confermato le sue dimissioni con una lettera nobilissima che ho letto al Cdm di stamane". "Il ministro Bondi lascia nella maniera più nobile e costruttiva - ha proseguito -mi dispiace, ma ricordo che il suo lascito morale è la soluzione a un problema che aveva fatto indignare tanta parte della cultura italiana. E lo ringrazio a nome di tutto il governo". Al suo posto Giancarlo Galan, che ha lasciato il ministero dell'Agricoltura passato a Saverio Romano.
Il reintegro del Fus e le novità decise dal Consiglio dei ministri arrivano alla vigilia di una mobilitazione nazionale del 26, 27 e 28 marzo . "In attesa di conferme" i sindacati confermano lo sciopero generale dello spettacolo indetto per venerdì dai sindacati. "Pare che la decisione sia stata presa al ministero dell'Economia questa notte all'una e trenta - spiega Maurizio Giustini (Uil) - a noi sono arrivate solo voci. Finché però non lo vediamo nero su bianco e lo valutiamo, non possiamo prendere decisioni sulla revoca dello sciopero". "All'esame sono tre punti fondamentali: reintegro del Fus, cancellazione dell'aumento di un euro del biglietto del cinema e nomina del nuovo ministro. Se questi punti verranno confermati - spiega Silvano Conti (Slc-Cgil) - lo sciopero sarà revocato, ma manterremo le iniziative locali di sensibilizzazione al pubblico, in programma da Bolzano a Cinecittà, perché dobbiamo ragionare non solo sull'immediato ma per il futuro". Sempre più urgente, conclude Giuseppe Fabio Gozzo (Fistel-Cisl) "un piano Marshall, con strategie e obiettivi a medio periodo" con una legge di sistema e ammortizzatori sociali.



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