I fratelli De Serio portano a Locarno l'Italia con Sette opere di misericordia
di Antonello Catacchio
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Locarno. C'è molta Italia disseminata tra le varie sezioni del festival, ma un solo film tricolore nel concorso internazionale: Sette opere di misericordia dei fratelli De Serio che si erano già messi in evidenza con documentari e cortometraggi, che così esordiscono nel lungo di fiction. La storia racconta di Luminita, ragazza moldava, che a Torino vive di espedienti: si aggira per l'ospedale, ruba dalle borse incustodite e cerca di ottenere un passaporto grazie all'addetto all'obitorio. L'altro protagonista è Antonio, un uomo anziano, anche lui vive malamente, ha traffici poco chiari, è tracheotomizzato e si fa ricoverare in ospedale. La ragazza intravede nella debolezza dell'uomo un'opportunità. Così lo segue e lo sequestra. Inizio di uno strano sodalizio che rischia di diventare umano.
All'origine del film le sette opere di misericordia corporale del vangelo di Matteo, ma soprattutto il quadro di Caravaggio che racchiude i compiti del buon cristiano. Il film è infatti scandito dalle scritte che illustrano quello che, in maniera stravolta, sta per accadere. Quindi: dar da mangiare agli affamati, vestire gli ignudi, seppellire i morti, visitare gli infermi etc. diventano stazioni di una via crucis dell'umanità. Torino diventa città invisibile. L'ospedale potrebbe essere ovunque, la ragazza paga qualche soldo per dormire su un furgone di connazionali, quindi baraccopoli di periferia, l'uomo ha i suoi affari in una specie di deposito all'aperto a ridosso dell'autostrada e il suo appartamento è perso nel nulla. Il degrado la fa da padrone in questo racconto a tratti straziante che lascia intravvedere spiragli di luce che, peraltro, non è detto che arrivino veramente a illuminare e scaldare vite smarrite. Tutto suona disagevole nella sua autenticità. Non c'è concessione all'intrattenimento, solo alla rappresentazione di una storia che diventa specchio delle contraddizioni di una società che ha vissuto il suo momento di opulenza e splendore e ora quel riflesso vive solo come fantasia di chi arriva con un bagaglio carico di aspettative, destinate a rimanere deluse. Luminita ha i tratti della giovanissima attrice rumena Olimpia Melinte, che giustifica così anche il fatto che si tratti di una coproduzione italo-rumena (girata però completamente in Italia, mentre l'attuale tendenza è quella di realizzare coproduzioni che poi vengono realizzate in Romania per abbattere i costi). L'antagonista è invece interpretato da Roberto Herlitzka, attore di solida esperienza teatrale, occasionalmente riscoperto dal grande schermo dove il suo volto ingigantito scavato dalle rughe acquista un'intensità prepotente. Il film uscirà in sala verso fine novembre distribuito da Cinecittà Luce che ha come compito isituzionale quello di scoprire nuovi talentie non di puntare su nomi consolidati. In questo caso si tratta di talento gemellare, quello di Massimiliano e Gianluca De Serio, già accostati ai fratelli Dardenne, non solo per il lavoro di coppia, ma per il rigore e le tematiche affrontate. 



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