A chi finiscono i soldi dei contribuenti? Il libro-inchiesta

IL LIBRO-INCHIESTA/ Esce per Chiarelettere "Mani bucate - A chi finiscono i soldi dei contribuenti. L'orgia degli aiuti pubblici alle imprese private". Il giornalista Marco Cobianchi ha letto decine di migliaia di documenti ufficiali alla ricerca delle aziende private che hanno ottenuto soldi pubblici. E, per la prima volta, dice quanti soldi ha preso la Fiat, la Saras, la Marcegaglia, insomma, tutte le grandi imprese italiane... I PARTICOLARI

Giovedì, 29 settembre 2011 - 07:42:58
Mani bucate
C’è una storia tutta da raccontare dietro l’avviso di garanzia inviato a Vittorio Maria De Stasio, l’ex amministratore della Barclays Bank Italia. Una storia che parte dall’erogazione da parte dello Stato di colossali aiuti di Stato concessi tra il 2003 e il 2008 ad Aldo Bonaldi, discusso e discutibile imprenditore con residenza nel Principato di Monaco, arrestato in Ucraina alcuni mesi fa e poi rilasciato per un difetto di notifica e ora latitante. Di Bonaldi, e di altre decine di storie come la sua, si occupa un libro che è destinato a fare scalpore, perché è il primo che parla di un aspetto dell’imprenditoria italiana che non è mai stato indagato fino in fondo, quello dei sussidi pubblici alle imprese private. Si intitola “Mani bucate” (Chiarelettere), Lo ha scritto Marco Cobianchi, giornalista economico di Panorama, che in due anni di lavoro ha letto decine di migliaia di documenti ufficiali alla ricerca delle aziende private che hanno ottenuto soldi pubblici. Cobianchi, per la prima volta, dice quanti soldi ha preso la Fiat, la Saras, la Marcegaglia, insomma, tutte le grandi imprese italiane. Ma ricostruisce anche la spesa pubblica a favore delle medie e piccole imprese, che incassano milioni di euro per produrre vino, costruire skilift, realizzare campi da golf, ristrutturare (magari con una sauna o una Jacuzzi) gli alberghi di lusso di Capri. Un’inchiesta sconvolgente soprattutto quando si scopre che le decine di miliardi che le imprese private incassano ogni anno producono risultati che la Banca d’Italia ha definito “nulli”. E che i soldi dello Stato finiscono addirittura a finanziare la mafia nella sua scalata alle imprese del nord.

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Quello di Vittorio Maria De Stasio è uno dei tanti casi nei quali i sussidi statali erogati per finanziare un progetto per una centrale elettrica “ecologica” a Scandale, in Calabria, nell’ambito del contratto di programma di Crotone dei quali si sono letteralmente perse le tracce. L’inchiesta avviata dai pm Pierpaolo Bruni e Luisiana di Vittorio ha portato all’arresto, il 4 marzo 2011, di sei persone, tra le quali Roberto Mercuri, assistente di Fabrizio Palenzona, vicepresidente dell’Unicredit, la più grande banca italiana. “Secondo i magistrati”, scrive Cobianchi in “Mani bucate”, “la truffa era stata congegnata in questo modo: l’imprenditore Aldo Bonaldi avrebbe prima creato la società Eurosviluppo Industriale, poi l’avrebbe fatta accreditare presso il ministero delle Attività produttive dall’allora sottosegretario all’Industria Giuseppe Galati per realizzare, tra l’altro, una centrale a turbogas nel comune di Scandale che avrebbe dovuto fornire elettricità ecologica e a basso costo ad alcune aziende dell’area, poi scomparse. In seguito, tra il 2002 e il 2006, avrebbe trasferito una parte di queste risorse, cinque milioni e 142.000 euro, su conti correnti esteri”.

L’inchiesta ha poi scoperto che, oltre che dallo Stato, Bonaldi ha ricevuto finanziamenti dallo stesso De Stasio in almeno altre due occasioni: 20 milioni nel 2005-2006 (quando il manager era alla tristemente nota Bipop Carire) e altri 12 in anni più recenti dalla Barclays in modo irregolare. Ma quella di De Stasio è solo una delle inchieste che, nell’Italia delle imprese sussidiate, hanno preso il via da erogazioni di soldi pubblici ai privati. “Mani bucate”, in questo senso, è una galleria impressionante.

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E PER PANSA TORNEREMO POVERI...

Esce per Rizzoli "Poco o niente - Eravamo poveri. Torneremo poveri". E racconta l’Italia e una paura che credevamo dimenticata: la povertà. Storie di quello che siamo stati, e di ciò che saremo.

Provincia di Vercelli, fine Ottocento. Caterina Angela Zaffiro, di famiglia contadina, perde il marito Giovanni quando ha soltanto trentatré anni e sei bocche da sfamare, una delle quali è del padre dell’autore. La sua è la vicenda di una donna come tante, nell’Italia di quel tempo: le donne che partorivano un figlio dopo l’altro e dovevano fare i conti con la miseria delle campagne o l’inferno della città, sopportando le prepotenze dei ricchi e il dramma della Prima guerra mondiale, fino all’avvento del regime di Mussolini. Storie di una società che non c’è più, fatta di persone umili, analfabete, senza terra, denutrite e spesso destinate a morire giovani; storie, tuttavia, di un’Italia tenace, vitale, orgogliosa, di gente che nelle avversità sapeva trovare il sorriso e la forza di reagire. Un monito per i nostri tempi e una riflessione sulla nuova povertà economica e di valori: “Veniamo quasi tutti da famiglie umili. I nonni, i padri e le madri hanno fatto vite orribili, iniziando a faticare da bambini. Erano coraggiosi e sono stati capaci di combattere con dignità per non morire di fame e costruire un avvenire migliore per i figli.” C’è stata un’Italia diversa prima della Seconda guerra mondiale e della “ricchezza infelice” di questi anni. E, in Poco o niente, Pansa la racconta con la voce dei protagonisti.

 


 

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