Giusti "sdogana" il cinema spionistico italiano... Parla l'autore di "007 all'italiana"
| LO SPECIALE
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Marco Giusti, autore tv (Blob, Stracult), regista e giornalista, ma soprattutto grande esperto di cinema e pubblicità, ha appena pubblicato per Isbn "007 all'italiana. Dizionario del cinema spionistico italiano con tutte le locandine più belle". 
LA COPERTINA
IL LIBRO - Tra tutti i generi del cinema popolare del nostro paese, quello degli «007 all’italiana» è forse il meno analizzato dai cinefili. Centinaia di film ispirati alla nota saga bondiana, che durante gli anni sessanta hanno animato il nostro cinema, svanendo rapidamente sotto il peso dello spaghetti western e del trionfo delle produzioni americane. Dietro la macchina da presa, registi del calibro di Sergio Sollima, Alberto De Martino, Umberto Lenzi, Sergio Greco, Nick Nostro, Gianfranco Parolini hanno dato vita a una sfilza infinita di 077, 008, 009, Z7, e via dicendo: spie per tutti i gusti e tutte le missioni, da New York a Parigi, passando per Istanbul, Beirut, Ibiza e Marbella. Con loro, una serie di ragazze belle, pericolose e poco vestite, da conquistare – se possibile – senza rimetterci la pelle. E ovviamente i nemici da eliminare, con tutto il loro carico di armi nucleari nascoste, laser ultrapotenti, microfilm segreti e scienziati rapiti. Marco Giusti ripercorre – grazie anche a una serie di incredibili immagini e manifesti originali – questo fantastico immaginario pop, fatto di «film costruiti in pochi mesi, scritti in poche settimane», con «costi minimi, troupe ridottissime, affari sicuri». Un pezzo importante della storia del cinema italiano, folle, creativo e ricco di idee originali: da riscoprire e rivalutare.
L'INTERVISTA A MARCO GIUSTI DI AFFARITALIANI.IT
di Antonio Prudenzano
Giusti, dopo la riscoperta del poliziottesco e dello Spaghetti Western, ora il suo libro potrebbe stimolare anche quella del cinema spionistico italiano. Quali sono le differenze principali tra gli "007 italiani" e gli originali? 
"La differenza principale, come per il western e il poliziottesco, era nel budget. I nostri 007 erano estremamente poveri, come cast, scenografie ed effetti speciali. Questo non impediva anche al più piccolo degli 007 di avere esterni che oggi sarebbe costosissimi, in tutto il mondo, Beirut, Istanbul, Hong Kong, Rio. Il genere, proprio per il budget ristretto e per il fiorire nei nostri meravigliosi anni '60, costruì una sua vera e propria estetica, molto lounge, composta da eroi vestiti benissimo dai nostri sarti maggiori, ragazze italiane, americane ed esotiche di gran fascino, musiche paurose di Piero Umiliani, Ennio Morricone, Gianni Ferrio, etc, titoli e manifesti di gran cura. Tutto questo fece nascere un sottogenere 007 che non solo era diverso da quello originale, ma che influenzò in varie maniere perfino lo spionistico americano successivo, come dimostra la serie di Matt Helm con Dean Martin".
Qual è il capolavoro del nostro cinema spionistico?
"Non ci sono dei veri e propri capolavori del genere, ci sono dei buoni 007 girati da Sergio Sollima, Sergio Grieco, Umberto Lenzi e, soprattutto, Alberto De Martino. Ma non ci fu un Sergio Leone nel genere e neanche un Sergio Corbucci. I fan del nostro 007 adorano i film di Sergio Grieco, personalmente mi piace molto Operazione Lady Chaplin di Alberto De Martino e il parodistico 0.K. Connery, dove il vero fratello di Sean Connery, Neil, incontra i protagonisti della vera saga di 007, Daniela Bainchi, Adolfo Celi, Lois Maxwell e Bernard Lee".
Chi è stato l'attore simbolo del cinema spionistico italiano? E l'attrice? 
"Il vero 007 all'italiana è stato l'americano Ken Clark, che fu il primo agente 007. Subito dopo metterei l'italiano Giorgio Ardisson, che fu l'agente 3S3, più bravo nel karaté di Ken Clark. Non erano male neanche Tony Kendall e Brad Harris nella serie dei Jo Walker. Fra le donne le più interessanti furono Margareth Lee, Sylva Kosvcina, Dominique Boschero, Helene Chanel. Non mancavano mai le orientali, Yoko Tani, Seyna Seyn".
All'estero come erano percepiti i film spionistici italiani? In quale Paese sono stati più amati?
"Tutti i nostri 007 andarono all'estero. Essendo un prodotto di imitazione immediato, vennere lanciati in tutto il mondo, soprattutto in Sudamerica e Oriente, subito dopo il vero 007. Essendo girati e doppiati in inglese, il pubblico non faceva neanche troppo diffferenza fra il vero Bond e i suoi imitatori. Ma anche in Italia, il primo anno, e lo dimostrano gli incassi strepitosi del genere, il nostro pubblico non faceva troppo differenza".
Per caso Quentin Tarantino è anche un appassionato degli 007 all'italiana?
"Ovvio. I suoi titoli preferiti sono Se tutte le donne del mondo di Henry Levin con Raf Vallone e l'unico spionistico di Sergio Corbucci, Bersaglio mobile".
A questo punto resta qualche altro sottogenere da "sdoganare"?
"Credo che andrebbe fatta una rilettura attenta del nostro cinema fantastico e del mitologico".



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